VOCE
viaggio nei paesi
22.04.2025 - 11:31
Il cuore nel Polesine, ma lo sguardo rivolto a Ferrara, Occhiobello ha una natura di confine, una doppia anima: quella profondamente veneta e quella inevitabilmente influenzata dalla vicinanza con l’Emilia Romagna.
Dal 2024 alla guida della città c’è il sindaco Irene Bononi, alla sua prima legislatura, nata a Ferrara ma residente da sempre a Occhiobello spera tra 10 anni, di rivedere un paese che fa la differenza e innovativo per l’intero panorama polesano e, perché no, ferrarese.
Sindaco, com’è il rapporto tra Occhiobello e Ferrara?
“Ferrara per noi è un punto di riferimento. Siamo un comune di confine e la viviamo molto: ci sentiamo in parte ferraresi, pur rimanendo fieramente rodigini. I servizi sono spesso condivisi: pensiamo ai trasporti scolastici o alle scuole superiori e università che molti ragazzi frequentano proprio a Ferrara. Anche a livello lavorativo, tantissimi residenti – soprattutto della frazione di Santa Maria Maddalena – attraversano ogni giorno il Po per lavorare nel ferrarese”.
E il fiume Po? Che ruolo gioca nella vita degli abitanti di Occhiobello?
“Il Po è il nostro grande asse di collegamento. E’ un elemento che unisce tutti i comuni della provincia, anche se distanti geograficamente. Oltre ad avere un valore ambientale e identitario, oggi diventa sempre più anche un volano turistico, specialmente per il turismo fluviale e lento. Noi stiamo investendo sulle golene, creando parchi e aree verdi che valorizzano l’ambiente e offrono momenti di svago ai residenti”.
Occhiobello, a differenza di molti comuni del Polesine, sembra attrarre i giovani. Qual è il segreto?
“Abbiamo una realtà particolare: Occhiobello è divisa in due poli abitativi. Il capoluogo ha un’età media più alta, mentre Santa Maria Maddalena è più giovane, dinamica e in crescita. La qualità della vita, la vicinanza con Ferrara, i servizi e la dimensione quasi rurale ma accessibile fanno la differenza. Puntiamo molto su scuole, sport, associazioni ed eventi per creare attrazione e trattenere i nostri giovani”.
Come riuscite a gestire esigenze così diverse tra frazioni così distinte, anche in termini demografici?
“Il segreto è ascoltare. Occhiobello capoluogo ha bisogni sociosanitari legati a una popolazione più anziana, come la richiesta di una casa di riposo o di un bancomat. Santa Maria Maddalena invece ci chiede più aree verdi, servizi per famiglie e giovani. Cerchiamo di dare risposte diverse a seconda delle esigenze, mantenendo però una visione complessiva di comunità”.
Lungo la Strada Regionale 6, tra Ferrara e Occhiobello, si sviluppa una delle aree commerciali più particolari del Polesine. Funziona ancora come un tempo?
“E’ un’area nata spontaneamente nei tempi d’oro del commercio. Oggi sente la crisi, come tutto il commercio italiano. Noi vogliamo intervenire insieme ai commercianti per renderla più attrattiva, anche dal punto di vista estetico. Un’altra sfida è il traffico pesante legato al casello autostradale: per questo pensiamo a parcheggi regolamentati per i camion”.
E l’area dell’ex outlet, cosa diventerà?
“È stata acquisita da una grande azienda che realizzerà un polo logistico. Non sarà più un centro commerciale, ma diventerà un hub strategico per la logistica e il trasporto merci”.
Tra dieci anni, come vorrebbe che fosse Occhiobello?
“Vorrei che tornasse ad essere quella ‘perla del Polesine’ che è sempre stata: un luogo dove si vive bene, con servizi adeguati e spazi per crescere. Stiamo lavorando a diversi cantieri, come un bacino di laminazione contro gli allagamenti che viene finanziato con un intervento ministeriale per più di 2 milioni di euro e un e una nuova piazza/parco con giochi accessibili nella frazione di Santa Maria . Dobbiamo cogliere le opportunità offerte dai finanziamenti pubblici per migliorare estetica, qualità della vita e sostenibilità del nostro territorio”.
Un comune di confine, dunque, che sa valorizzare la propria appartenenza alla provincia di Rovigo, ma che non rinuncia a contaminarsi con Ferrara, da cui trae stimoli, energie e possibilità. Occhiobello è oggi un laboratorio di identità e sviluppo, dove il Po non divide, ma unisce.
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