VOCE
LA GIORNATA MONDIALE
28.04.2025 - 08:30
Un’occasione, anche, per fare il punto sull’ampiezza del problema. In Veneto, lo scorso anno, ci sono stati 79 morti sul lavoro: di questi, 54 durante il lavoro e 25 in itinere. Un quarto del totale è costituito da stranieri; otto, invece, le donne. A livello di province, è Verona, con 22 decessi, a mettere la maglia nera. Ben 16 i morti sia in provincia di Padova che in quella di Venezia, 14 a Treviso, 6 a Vicenza, quattro a Belluno. Soltanto un decesso in Polesine. Ma attenzione: quest’anno sono già tre i lutti che hanno interessato la nostra provincia, anche se soltanto uno risulterà contabilizzato nelle statistiche. Il 25 febbraio, a Villa Barotolomea, provincia di Verona, ha perso la vita l’autotrasportatore 35enne Thomas Gobbi, residente a Merlara, in provincia di Padova, ma originario di Badia Polesine. Il 17 marzo, sulla A13, tra Villamarzana e Rovigo, un furgone ha travolto e ucciso un operaio straniero, residente in provincia di Mantova, che stava lavorando a un cantiere stradale. Pochi giorni dopo, il 21, a Codigoro, in provincia di Ferrara, Marius Bochis, 41 anni, padre di famiglia, residente a Ceregnano, è caduto da un silos durante un intervento ed è morto.
Innumerevoli, invece, gli infortuni con esito non mortale. Sono stati 2.192, appunto, lo scorso anno. Il valore più basso del Veneto: 2.965 gli infortuni a Belluno, 12.011 a Venezia, 12.923 a Treviso, 13.090 a Vicenza, 13.204 a Padova e ben 13.801 a Verona, anche in questo caso maglia nera.
A livello di comparti, oltre 18mila gli infortuni, in Veneto, nell’industria; quasi 14mila quelli nel terziario, poco meno di 6mila quelli nel comparto artigiano. E proprio Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto, commenta: “Il trend per il nostro settore si conferma positivo, siamo a -8,1% di infortuni rispetto al 2024, intanto guardiamo con interesse all’accordo Stato-Regioni siglato lo scorso 17 aprile, atteso da anni, che, purtroppo, continua a puntare sulla quantità e non sulla qualità degli interventi”.
“Una peculiarità dell’impresa artigiana - conclude - è proprio la centralità della persona: spesso si tratta di realtà dove il titolare lavora fianco a fianco con i dipendenti, con cui condivide non solo lo spazio, ma anche responsabilità, competenze e passione. Le nostre sono botteghe-famiglia, dove il datore di lavoro è l’ultimo a lasciare il cantiere o l’officina. In questo contesto, la sicurezza non è un obbligo formale, ma un impegno autentico verso chi ogni giorno costruisce valore con le proprie mani”.
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