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La grande piena

Piena, consorzi sotto pressione

Un momento impegnativo

Golene allagate e controllo continuo

La piena del Po vista dall'alto a Stienta (foto di Lorenzo Punzetti)

Il maltempo che ha colpito il Piemonte tra il 15 e il 17 aprile scorso ha avuto ripercussioni significative anche in Polesine, dove l’onda di piena del Po ha attraversato il territorio tra il 21 e il 25 aprile, mettendo sotto pressione il sistema idraulico del Polesine.

A lanciare un appello è Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto, che sottolinea come i consorzi di bonifica del territorio abbiano dovuto affrontare spese straordinarie e sforzi operativi supplementari per garantire la sicurezza del territorio. “Anche nei giorni successivi al transito dell’onda di piena del Po, i consorzi di bonifica del Polesine hanno svolto un lavoro extra per la manutenzione del territorio e per regolare i livelli più alti dei canali di bonifica dovuti alle infiltrazioni, sostenendo costi maggiori anche del 15% rispetto al periodo. E’ necessario ribadirlo di fronte alle istituzioni perché le risorse attuali rischiano di non essere più sufficienti, visto che con i cambiamenti climatici aumenta la frequenza di eventi estremi con i quali dobbiamo fare i conti anche se accadono, come in questo caso, a 300 chilometri di distanza”.

Il picco di portata del fiume, registrato a Pontelagoscuro, ha toccato i 7mila metri cubi al secondo, contro una media normale di mille. Numeri che raccontano la portata dell’emergenza e le ricadute operative sui consorzi di bonifica Adige Po e Delta del Po, con sede rispettivamente a Rovigo e Taglio di Po. “La pressione sugli argini - spiega Vantini - ha comportato maggiori infiltrazioni nel piano campagna e un aumento dei livelli dei canali di bonifica che costringe gli impianti idrovori a un lavoro extra per respingere l’acqua a mare. Costi maggiori che entrambi i consorzi devono sostenere. Solo il consorzio Delta del Po stima una spesa superiore del 15% rispetto alla media del periodo, sia per la natura del suo territorio che soggiace anche di quattro metri sotto il livello del mare, sia per gli interventi in emergenza di pulizia di tronchi e ramaglie che rischiavano di intasare la barriera antisale sul Po di Donzella”.

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