Cerca

l’analisi

Si lavora di più ma si guadagna meno

I polesani lavorano più della media nazionale, ma hanno stipendi più bassi: 21.234 euro lordi annui

Si lavora di più ma si guadagna meno

I polesani lavorano più della media nazionale, ma hanno stipendi più bassi: 21.234 euro lordi annui

In Polesine si lavora di più, ma si guadagna di meno. È la condizione di molti lavoratori polesani, come emerge dall’analisi della Cgia di Mestre, dove emerge che i lavoratori polesani lavorano più giornate, all’anno, della media nazionale, ma hanno una retribuzione media inferiore a quella di molte città del Veneto e del Nord Italia. Infatti la retribuzione media lorda dei polesani è al 50esimo posto della graduatoria nazionale (e all’ultimo posto in Veneto) con 21.234 euro annui. Mentre nella classifica nazionale del numero medio di giornate lavorate, e retribuite, il Polesine è al 38esimo posto con 250,1 giornate (penultimo posto del Veneto, in Italia 246,1). La retribuzione media giornaliera lorda per i polesani è di 84,91 euro, la più bassa del Veneto, dove la media è di 95,62 euro (settima in Italia), mentre quella nazionale è di 96,14 euro.

Veneto: In Veneto si lavora in media 256 giorni all’anno, al Sud appena 228. In altre parole, gli occupati della nostra regione ogni 12 mesi timbrano il cartellino 28 giorni in più rispetto ai colleghi del Sud. E come si spiega questa differenza? Non certo perché da noi impiegati e operai siano degli instancabili eroi che pensano solo ai schei, mentre al Sud ci sia una diffusa presenza di “scansafatiche” che evitano uffici e fabbriche. La chiave di lettura non può essere fondata su questi luoghi comuni. Secondo l’analisi condotta dall’Ufficio studi della Cgia, invece, al Sud si lavora meno per almeno due ragioni strettamente correlate. La prima: è dovuta a un’economia sommersa molto diffusa che nelle regioni meridionali ha una dimensione non riscontrabile nel resto del Paese che, statisticamente, non consente di conteggiare le ore lavorate irregolarmente. La seconda è imputabile a un mercato del lavoro che nel Mezzogiorno è caratterizzato da tanta precarietà, da una diffusa presenza di part-time involontario, soprattutto nei servizi, da tantissimi stagionali occupati nel settore ricettivo e dell’agricoltura che abbassano enormemente la media delle ore lavorate.

In Italia: Gli operai e gli impiegati con il maggior numero medio di giornate lavorate durante il 2023 sono stati quelli occupati nella provincia di Lecco (264,9 giorni). Seguono i dipendenti privati di Biella (264,3), Vicenza (263,5), Lodi (263,3), Padova (263,1), Monza-Brianza (263), Treviso (262,7) e Bergamo (262,6). Le province, infine, dove i lavoratori sono stati “meno” in ufficio o in fabbrica durante il 2023 sono quelli di Foggia (213,5 giorni), Trapani (213,3), Rimini (212,5), Nuoro (205,2) e Vibo Valentia (193,3). La media italiana è stata pari a 246,1 giorni.

Ovviamente, nelle aree geografiche del paese dove le ore lavorate sono più elevate, anche la produttività è maggiore e conseguentemente gli stipendi e i salari sono più pesanti. Se, come riporta la Cgia, in Veneto la retribuzione media giornaliera nel 2023 era di 95,6 euro lordi, al Sud si è fermata a 77 euro (pari a un differenziale del 24 per cento). Rispetto a tutte le altre regioni del Nord, il Veneto si posiziona tra gli ultimi. Un risultato ascrivibile al fatto che da noi, rispetto alle altre regioni settentrionali, la presenza di big tech, grandi imprese, grandi istituti di credito e finanziari - che per contratto erogano stipendi molto elevati - è ridotta ai minimi termini. Per quanto concerne la produttività, invece, in Veneto era superiore del 23,3 per cento rispetto a quella presente nel Sud. Va evidenziato che queste realtà dispongono di una quota di personale con qualifiche apicali sul totale occupati molto alta, addetti che per contratto vanno corrisposti stipendi importanti.

Gli stipendi: Dall’analisi provinciale delle retribuzioni medie lorde pagate ai lavoratori dipendenti del settore privato emerge che, nel 2023, Milano è stata la realtà dove gli imprenditori hanno ricevuto gli stipendi medi più elevati: 34.343 euro. Seguono Monza-Brianza con 28.833 euro, Parma con 27.869 euro, Modena con 27.671 euro, Bologna con 27.603 euro e Reggio Emilia con 26.937 euro. La prima provincia del Veneto si colloca al 13esimo posto a livello nazionale; è Vicenza con 25.652 euro. Seguono Padova con 25.486 euro al 15esimo posto e Treviso con 25.358 euro al 17esimo posto. Rovigo all’ultimo posto del Veneto, mentre Venezia, al 39esimo posto, è penultima in Veneto con 22.466 euro di media.

I lavoratori dipendenti più “poveri”, invece, si trovano a Trapani dove percepiscono una retribuzione media lorda annua pari a 14.854 euro, a Cosenza con 14.817 euro, a Nuoro con 14.676 euro. I più “sfortunati”, infine, lavorano a Vibo Valentia dove in un anno di lavoro hanno portato a casa solo 13.388 euro. La media italiana, infine, ammontava a 23.662 euro.

Come ha avuto modo di segnalare anche il Cnel, il problema dei lavoratori poveri non parrebbe riconducibile ai minimi tabellari troppo bassi, ma al fatto che durante l’anno queste persone lavorano “poco”. Pertanto, più che a istituire un minimo salariale per legge, andrebbe contrastato l’abuso di alcuni contratti a tempo ridotto. Dalla Cgia fanno sapere che per innalzare gli stipendi dei lavoratori dipendenti, in particolar modo di quelli con qualifiche professionali minori, bisognerebbe continuare nel taglio dell’Irpef e diffondere maggiormente la contrattazione decentrata.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • frank1

    11 Maggio 2025 - 09:45

    è proprio l'ìesatto ontrario di quel che affermava tale prodi con l'avvento dell'euro...

    Report

    Rispondi