VOCE
Economia
15.05.2025 - 13:00
Calano ancora le rimesse degli stranieri che vivono in Polesine. E questa volta il dato è in controtendenza rispetto al dato nazionale, perché se nel 2023, per la prima volta dal 2016, si era verificata una diminuzione del -0,4%, da 8,21 a 8,17 miliardi di euro, mentre in Polesine era stato il -0,08%, quest’anno il valore complessivo dei flussi di denaro inviati all’estero dall’Italia è risalito a 8,25 miliardi, quindi con un +1,4%, mentre per quanto riguarda la provincia di Rovigo c’è stato un ulteriore arretramento, con il totale calato di quasi un milione di euro, da 21,714 milioni a 20,735 milioni.
Si tratta di un balzo indietro di ben il -5,3% in un anno, ma anche guardando al 2014 il dato è inferiore del -4,9%. Vero è che anche il Veneto, dal quale parte l’8,4% del totale nazionale, ha visto le rimesse calare dello 0,4% da 697 a 694 milioni.
Sul perché le rimesse in Polesine abbiano subito questa nuova contrazione, particolarmente sensibile, sembrano poter entrare in gioco una varietà di fattori, così da rendere una risposta univoca abbastanza complessa. C’entrano le condizioni economiche e lavorative in Polesine, ma anche le condizioni nei Paesi di origine, oltre a eventuali nuovi vettori. Le rimesse, infatti, sono sostanzialmente i soldi che i lavoratori stranieri residenti all’estero inviano nel proprio Paese di provenienza. Ma, come spiega la Banca d’Italia che trimestralmente aggiorna il dato, si considerano solo i trasferimenti regolati tramite istituti di pagamento o altri intermediari autorizzati.
Per intendersi, le rimesse del Polesine verso la Cina nel 2024 assommavano solo a 12mila euro. Visto che i cinesi rappresentano il 13,6% dei 20.831 stranieri regolarmente residenti in provincia e che hanno un’enorme propensione all’imprenditorialità, appare evidente che non vengono conteggiati i flussi che seguono altri vettori. “Utilizzando il modello della Banca d’Italia per la misurazione delle rimesse informali, si può stimare un flusso ‘invisibile’ compreso tra 1,2 e 3,7 miliardi di euro, che porterebbe il volume complessivo tra 9,5 e 12,0 miliardi”, nota la Fondazione Leone Moressa.
Guardando alla geografia delle rimesse polesane, la parte del leone la fa il Marocco, con ben 6,332 milioni, in aumento rispetto ai 5,012 del 2023. In calo, invece, le rimesse verso gli altri quattro Paesi che seguono nella classifica provinciale: la Nigeria scende da 2,245 a 1,978 milioni, la Romania da 1,727 a 1,395 milioni, il Pakistan da 1,718 a 1,258 milioni. Crescono, seppur leggermente i soldi inviati in Moldavia, da 1,182 a 1,190 milioni, Ucraina, da 1,100 a 1,124 e Bangladesh, da 819mila euro a 1,027 milioni.
Leggermente in calo, poi, i Paesi che seguono: Repubblica Dominicana da 998mila a 981mila, India da 650mila a 630mila euro, Albania da 531mila a 509mila euro, Tunisia da 341mila a 327mila, Senegal da 342mila a 297mila, Gambia da 334mila a 283mila, ed Ecuador da 225mila a 222mila euro.
A livello nazionale, come spiega Bankitalia, “gli incrementi nei flussi verso i paesi dell’Asia (+3,8%) e del Nord Africa e Vicino Oriente (+7,6%) hanno più che compensato il calo delle rimesse inviate verso l’Africa sub-sahariana (-7,6%) e i Paesi dell’Unione europea (-7,0%). Nel 2024 i primi tre paesi beneficiari delle rimesse dall’Italia sono stati Bangladesh, che ha accresciuto la sua quota sul flusso totale al 16,9%, Pakistan, 7,2%, e Marocco, che ha confermato la sua quota al 6,9%, superando marginalmente le Filippine”.
Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, “l’invio di denaro verso i Paesi d’origine è uno degli strumenti attraverso cui i migranti sostengono i mezzi di sussistenza, rafforzano le economie e contribuiscono direttamente al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. I dati evidenziano una forte diversità tra i diversi Paesi di destinazione, con una vitalità maggiore tra le comunità asiatiche. Rilevante il peso dei flussi ‘invisibili’, favoriti dai viaggi verso i Paesi vicini e dai nuovi strumenti digitali”.
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