Cerca

Il caso

Fusioni: pioggia di soldi ma non qui

Altri 558mila euro per i Comuni della regione che si sono uniti: tra 2023 e 2024 in totale quasi 25 milioni

Fusioni: pioggia di soldi ma non qui

Il Polesine continua a spopolarsi e in questo momento inizia a soffrire anche di nanismo amministrativo, con il capoluogo Rovigo sceso sotto i 50mila abitanti, Adria sotto i 20mila e solo Porto Viro, Occhiobello, Lendinara e Badia ancora sopra i 10mila. Sostanzialmente solo nove sono i Comuni sopra i 5mila abitanti dei 50 totali, quindi 41 sono al di sotto di questa soglia, mentre sono saliti a quattro quelli che non raggiungono nemmeno il migliaio di abitanti: Gaiba, Villanova Marchesana, Canda e Calto.

Intanto, il 29 aprile scorso è stata disposta dal Ministero dell’Interno l’erogazione del saldo spettante del contributo, per gli anni 2023/2024, agli enti istituiti a seguito di fusione tra Comuni. Che spettano fino al 15esimo anno della fusione. E, come nota la Fondazione Think Tank Nord Est, “in Veneto arriveranno quindi altri 558mila euro, divisi tra le annualità 2023 e 2024. In totale, i contributi 2023 superano gli 11,2 milioni di euro, mentre per il 2024 si sfiorano i 13,5 milioni: la cifra finora più alta di sempre. Anche a livello nazionale gli stanziamenti sono complessivamente aumentati: nel 2023 si attestano a 84,2 milioni di euro, mentre nel 2024 raggiungono il valore record di 88,5 milioni”.

E il Polesine? Zero euro. Perché se in principio fu Porto Viro, con il matrimonio fra Donada e Contarina celebrato nel 1995 e fresco delle celebrazioni del trentennale, in provincia di Rovigo ogni successivo tentativo di mettere insieme più Comuni è stato un buco nell’acqua. Dal progetto di Civitanova Polesine, pensato nel 2009 e naufragato nel 2014, fra Fratta, Pincara, Costa di Rovigo, Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villamarzana e Arquà Polesine, fino all’ultimo di Polesella e Guarda, affossato dal referendum nel 2023, tutto si è sempre scontrato contro una strenua difesa dei campanili, vedi anche l’ipotesi di unire Ceneselli, Castelmassa e Calto, mentre Castelnovo Bariano si era sfilata, ma anche Occhiobello, Stienta, Gaiba e Canaro, nonché sempre Polesella con Frassinelle.

Così i polesani restano spettatori mentre, per le annualità 2023 e al 2024, i contributi aggiuntivi interessano soprattutto Bellunese e Vicentino. Complessivamente, nel Bellunese, Borgo Valbelluna arriva a un totale nel biennio di 3,9 milioni, Alpago a 2,5, Longarone a 2,4, Setteville a 1 milione, Val di Zoldo a 1,4 milioni e Quero Vas 583mila. Nel Vicentino, 2,1 milioni per Valbrenta, 868mila per Sovizzo, e 1,6 milioni per Colceresa, come per Barbarano Mossano, 1,4 per Lusiana Conco e 930mila euro per Val Liona. In provincia di Treviso a Pieve del Grappa sono destinati 1,8 milioni, mentre nel Padovano a Santa Caterina d’Este vanno 437mila. In tutto, oltre 24 milioni.

Soldi che, in un momento come questo, sono ossigeno puro. “I contributi alle fusioni dei Comuni rappresentano un giusto premio alla scelta di un percorso condiviso - sostiene Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est - perché fare rete tra municipi è oggi fondamentale, considerando le difficoltà nell’erogazione dei servizi e nella gestione dei territori, soprattutto quelli più periferici. Il futuro dei piccoli Comuni si costruisce a partire da progetti di rete tra amministrazioni per gestire con efficienza le risorse a disposizione, con l’obiettivo di favorire la nascita di nuove attività economiche, quale condizione necessaria per attrarre giovani e famiglie”.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400