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Stangata pasquale anche a Rovigo

Aumentano alimentari e bollette. Per l’Unione nazionale consumatori 441 euro in più a famiglia

Stangata pasquale anche a Rovigo

Mentre l’inflazione percepita rasenta le due cifre, il 9,9% come emerso dal recente sondaggio realizzato da Noto Sondaggi per il Sole 24 Ore, quella “ufficiale” certificata dai dati Istat appena aggiornata ad aprile, produrrà rincari che, per la famiglia media polesana, l’Unione nazionale consumatori stima in 441 euro.

La variazione tendenziale dei prezzi a Rovigo, ovvero l’inflazione annua, è infatti salita ad aprile al +1,6% rispetto al +1,5% di marzo, avvicinandosi al dato nazionale che si attesta al +1,9% come già a marzo, con un rincaro medio che sempre secondo l’Unione Consumatori, valuta in una “stangata” da 477 euro a famiglia.

Al di là del dato aggregato, quello che più preoccupa è anche la natura di questi rincari, perché come nota l’Istat, “persistono tensioni sui prezzi degli alimentari: +3,0% da +2,4%)”, e “aumenta il ritmo di crescita dei prezzi del ‘carrello della spesa’: +2,6% da +2,1%”.

Guardando ai singoli prodotti, a Rovigo, in particolare, le carni sono salite del 2,7%, zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi del 2,9%, latte, formaggi e uova sono saliti del 3,1%, i vegetali del 5% con un balzo del 2% rispetto al mese precedente, la frutta del 6,8% con un +1,7% rispetto a marzo, caffè, tè e cacao addirittura del 14,7%, con un aumento mese su mese del 2,4%. Rincari del +1,9% anche per il pesce che, però, rispetto a marzo scende del -1,2%. In calo, invece, vini e alcolici, rispettivamente del -2,9% e -2%, mentre sale del +1,3% la birra. Anche abbigliamento e calzature salgono, dell’1%.

C’è poi tutto il capitolo “casa”, con gli affitti che salgono del 5,2%, i servizi di manutenzione e riparazione del 3,6%, l’acqua del 15,3%, i rifiuti del 3,9%, il gas del 5,5%, l’elettricità del 10,1%. Scende, invece il gasolio per riscaldamento -10%, così come il carburante auto, -8,1%. Rincari “pasquali” anche per i viaggi, +5,4%, trasporto aereo +15,5% e trasporto multimodale 1,2%.

Tirando le somme, queste percentuali pesano per 441 euro. Un po’ meno rispetto alla media del Veneto, con 564 euro derivanti da un'inflazione del 2,1%, terza fra le regioni dopo Trentino con un'inflazione annua del +2,2% e un aggravio medio pari a 680 euro su base annua e dopo la Liguria con il +2,5%, pari a 600 euro. Fra le città, Belluno che, con un'inflazione del 2,7%, registra una stangata pari a 704 euro, è quarta dopo Bolzano, Imperia e Como, mentre Padova è quinta con il +2,5% e 689 euro in più.

“Il fatto che l’inflazione tendenziale sia stabile, uguale a quella di marzo, +1,9%, non deve indurci a ritenere che l’andamento sia positivo – spiega il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona– sia perché l’inflazione prosegue la sua corsa aumentando rispetto al mese precedente, sia perché cambia la composizione di quell’1,9%, con un preoccupante rialzo sia dei prodotti alimentari e le bevande analcoliche, che su base annua passano dal +2,5% di marzo al +3,2% di aprile, che del carrello della spesa, da +2,1% a +2,6%”. Secondo Dona, per una coppia con due figli si traducono in +292 euro per prodotti alimentari e bevande analcoliche e +308 euro per il carrello della spesa Anche per famiglie più piccole l’impatto è notevole: una coppia con un figlio spende +259 euro per il cibo e +276 euro per beni essenziali.

Anche se siamo lontani dai picchi che si sono registrati fra la fine del 2021 e la prima metà del 2023, con vette oltre il 10% anche a Rovigo nell’ultimo trimestre del 2022, i rincari si fanno sempre più sentire. Come rimarcato da Enrico Scarazzati, vicepresidente nazionale della Lega consumatori e presidente provinciale di Rovigo “fare la spesa, negli ultimi cinque anni è aumentata enormemente e tante persone sono in gravissima difficoltà. L’inflazione reale non racconta tutta la verità. E’ quella percepita dai cittadini, quella che svuota i carrelli della spesa e costringe a rinunce quotidiane, a descrivere davvero la fatica delle famiglie italiane. Soprattutto, oltre all’aumento della spesa nei beni di consumo, c’è un impatto devastante nelle bollette”.

Per Federconsumatori si tratta di “rincari proibitivi per molte famiglie, già alle prese da tempo con tagli e rinunce persino in settori vitali come quello dell’alimentazione. Una famiglia media subirà ricadute annue pari a 598 euro, di cui oltre 156 euro solo per il cibo. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori si riduce il consumo di carne e pesce (-16,9%, con uno spostamento anche verso il consumo di tagli e qualità meno costosi e meno pregiati); si tagliano i consumi di frutta e verdura (-2,4%); aumenta la tendenza a ricercare offerte, sconti, acquisti di prodotti prossimi alla scadenza (abitudine adottata dal 51% dei cittadini); aumenta la spesa presso i discount (+12,1%)”.

Come spiega proprio la Banca d’Italia, “l’inflazione elevata riduce il potere segnaletico dei prezzi rendendo più difficili le decisioni di consumo e investimento di famiglie e imprese. Arricchisce e impoverisce le persone a caso, a seconda della condizione in cui si trovano in quel momento. Aumenta i tassi di interesse rendendo più costosi gli investimenti. Nel lungo periodo è associata a una ridotta crescita economica: la torta a disposizione di tutti sarà più piccola Anche i nostri redditi, se non crescono come l'inflazione, avranno un valore reale minore”.

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