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IMMIGRAZIONE

La cittadinanza italiana per 781

Ottenuta dal 3,7% degli stranieri residenti in Polesine nel 2023, la quota più bassa del Veneto

La cittadinanza italiana per 781

Sono stati 781 i nuovi italiani che hanno acquisito la cittadinanza in provincia di Rovigo nel corso del 2023, l’ultimo anno disponibile nei dati dell’Istat ed analizzato nel recente rapporto “Immigrazione straniera in Veneto” realizzato dall’Osservatorio regionale immigrazione. In tutto il Veneto, sempre nel corso del 2023, sono stati 25.921 gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana.

La quota di Rovigo, dunque, è pari ad appena il 3,5% del totale regionale. Solo Belluno contribuisce per una percentuale inferiore, il 2,2%, con 559 nuovi italiani, mentre la quota maggiore è quella di Treviso, che con 5.351 cittadinanze ha assorbito oltre un quinto del totale del Veneto, il 20,6%.

Considerando le acquisizioni di cittadinanza a partire dal 2012, nota l’Osservatorio regionale, sono oltre 231mila le persone che, in Veneto, sono “uscite” dalla statistica dei residenti stranieri ed “entrate” in quella degli italiani. Ipotizzando che tutti i naturalizzati siano rimasti sul territorio, i residenti immigrati “di origine straniera” arriverebbero a quasi 733mila, rappresentando il 15,1% dell’attuale popolazione residente in Veneto.

Guardando ai Paesi di origine dei “nuovi italiani” negli ultimi 10 anni, ci sono differenze tra il Veneto e l’Italia. A livello nazionale al primo posto per nazionalità di origine troviamo l’Albania, mentre per il Veneto il Marocco. Tra i primi dieci paesi di origini in Veneto si registrano anche la Macedonia, il Senegal ed il Ghana che non rientrano nella classifica nazionale. Viceversa per l’Italia rientrano il Pakistan, l’Argentina e l’Egitto.

Guardando al totale degli stranieri residenti, che a gennaio 2024 in provincia di Rovigo a assommavano 20.831, il 4,2% dei 501.161 residenti in tutto il Veneto, la quota di quanti hanno ottenuto la cittadinanza italiana nel corso del 2023 è stata pari al 3,7%. Si tratta della percentuale più bassa di tutto il Veneto, con Belluno che in questo caso è davanti con il 4,4%, mentre la media regionale è del 5,2%.

Se una quota del 3,7% degli stranieri residenti ha ottenuto la cittadinanza italiana, uscendo quindi dal numero degli stranieri, al primo gennaio 2024 risultavano invece 13.499 gli stranieri con permesso di soggiorno, il 64,8% del totale degli “stranieri polesani”, anche in questo caso meno della media regionale, al 67%, con Belluno che è leader assoluto con ben l’89,1% di stranieri con permesso di soggiorno sul totale degli stranieri residenti, 11.353 su 12.743. Sulla percentuale di permessi di soggiorno influisce anche la presenza di cittadini stranieri provenienti da Paesi dell’Unione europea, che non hanno bisogno del permesso di soggiorno.

Anche per quanto riguarda i matrimoni che vedano almeno uno dei due coniugi straniero, Rovigo ha numeri inferiori al resto del Veneto: del totale delle 653 nozze celebrate nel 2023, solo 93 vedevano almeno uno straniero, il 14,2%. La media regionale è del 19,8%, con il picco massimo a Venezia con ben il 25,2%, ovvero oltre un matrimonio su quattro. Tuttavia, se si va a guardare l’incidenza dei matrimoni misti, ovvero con un coniuge italiano e uno straniero, le differenze si assottigliano: sono stati il 12,1% a Rovigo, 79 su 653, mentre in Veneto il 12,9%, 1.858 su 14.368. E, in questo caso, l’incidenza maggiore non è più di Venezia ma di Treviso, con il 14,5%.

Il principale metodo di acquisizione dal 2012 al 2023, si legge nel report, è la residenza, seguito dalla modalità “altro” ovvero l’acquisizione di cittadinanza per trasmissione da genitori e per elezione, ovvero i nati in Italia, mentre risulta minoritaria, invece, l’acquisizione di cittadinanza per matrimonio. “La principale modalità per poter richiedere la cittadinanza italiana - si spiega nel rapporto - richiede un periodo di residenza in Italia di almeno dieci anni: è evidente come l’andamento delle acquisizioni di cittadinanza sia influenzato dalle dinamiche migratorie. Inoltre, va tenuto conto che, dal momento della richiesta di acquisizione della cittadinanza, i tempi per la lavorazione della pratica possono raggiungere i tre anni. In Veneto, ad esempio, la popolazione straniera è aumentata fortemente fino al 2010, prevalentemente grazie a nuovi ingressi per lavoro, per cui è prevedibile che si registrino aumenti di naturalizzazioni circa 13-15 anni dopo”.

Proprio questo è al centro di uno dei cinque quesiti del referendum che propone la modifica dell’articolo 9 della legge 91 del 1992, riducendo da 10 a 5 anni il requisito di residenza legale e ininterrotta in Italia per poter presentare domanda di cittadinanza per naturalizzazione.

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