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LA STORIA

Trovata la tomba dell’ex internato

Da questo percorso è nata la sezione Anei rodigina: a settembre messa e scopertura di una lapide

Trovata la tomba dell’ex internato

Il dramma che si consuma nelle guerre è enorme. A dirlo è la storia di Matteo e Severina, prima amati sposi, poi purtroppo per sempre separati dai disastri della guerra. Nonna Severina aveva 26 anni quando le dissero che il suo Matteo non l’avrebbe più riabbracciata. Il giovane, infatti, era partito come soldato al fronte, prima per la guerra in Albania, poi internato in Germania. Settantaduesimo reggimento fanteria, terzo corpo, primo battaglione divisione Puglie: questo il ruolo di Matteo che si ritrovò di colpo in una situazione drammatica.

Col tempo, di Matteo si persero le tracce. Giunse soltanto una lettera dalla Pontificia commissione assistenza, sezione della diocesi di Rovigo, che riportava una testimonianza di un compagno di cella: il ragazzo era deceduto il 4 dicembre 1944 a seguito del cedimento di un muro di un palazzo bombardato. Così, Severina si ritrovò a dover accudire e a crescere da sola una bambina. Una vita dura anche dopo la fine della guerra.

Matteo era come scomparso, la sua tomba sconosciuta e lontana la rendeva ancora più triste e con quell’immenso dolore si è spenta. Per questo motivo, la nipote Federica, mentre ammirava il nonno con la divisa da soldato, iniziò a cercare con determinazione per ritrovare quella tomba. Tuttavia, ad ogni richiesta in Germania e in Italia tutto si confondeva sempre di più.

Da quel momento si unirono anche altri familiari di Imi polesani per creare un progetto. Così, la promessa: avrebbe portato un fiore al nonno, ovunque egli fosse. A tre anni da quel primo incontro, Federica purtroppo ha raggiunto nonno Matteo, ma prima dell’ultimo saluto ha chiesto e avuto la certezza che altri avrebbero raccolto il suo impegno. A continuare questo percorso è stato il marito Guido insieme alle sorelle.

Quel gruppo di familiari di ex Imi polesani ora è stato riconosciuto come sezione provinciale dell’Associazione nazionale ex internati; mai è stato dimenticato da nessuno il sorriso di Federica. Grazie a Silvia Pascale e Orlando Materassi, ricercatori e storici, è arrivata la svolta.

Così scrivono: “Dai documenti ritrovati risulta che Matteo era un Imi deportato a Kiel, una città della Germania nel Land dello Schleswig-Holstein nel distretto dello Stalag X A. Risulta morto per cause sconosciute il 4 dicembre 1944 e sepolto al cimitero di Kiel Eichof, 60/470”. Il ritrovamento è avvenuto grazie a un’intuizione poiché, per una storpiatura del cognome, era stato registrato di nazionalità francese.

Sono state richieste informazioni a Johannes Rosenplänter, direttore dello Stadtarchiv, Stadt-und Schifffahrtsmuseum, Zentrum zur Geschichte Kiels im 20 Jahrhundert per avere conferma che la localizzazione nel settore francese del cimitero sia la medesima della sepoltura. L’archivio è in fase di trasloco, la risposta seguirà.

Un collega ricercatore in Germania ha potuto confermare le ipotesi: Matteo dovrebbe essere sepolto ancora a Kiel, nel cimitero di Eichof: la maggior parte delle vittime del nazionalsocialismo è ora sepolta nei campi 59, 60, 61. Matteo era stato situato nel settore 60, subito dopo la morte. Si attende la conferma ufficiale, ma è praticamente certa la sepoltura.

Ora la sezione provinciale Anei si appresta a onorare i ragazzi del ’43 il prossimo 19 settembre con una liturgia in Duomo a Rovigo e con lo svelamento di una lapide. A seguire, il viaggio della memoria. Oggi, per la festa della Repubblica, saranno ricordati anche questi giovani, a testimonianza del loro valore e del loro onore speso per la Patria.

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