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Gli artigiani stanno sparendo

Gli under 34 passati da 1.156 a 498 in dieci anni. Campion: “Manca il ricambio generazionale”

Gli artigiani stanno sparendo

Calano i residenti, calano i giovani e calano gli imprenditori giovani. L’inverno demografico inizia a farsi sentire anche nell’artigianato. E, come nota Confartigianato Polesine, nel 2023 la provincia di Rovigo contava 6.590 artigiani iscritti alla gestione Inps. Una cifra in calo del -5,7% rispetto all’anno precedente e di ben il -25% nell’ultimo decennio. Ovvero un quarto in meno.

“A preoccupare, più che la quantità, è la struttura anagrafica del comparto: solo il 7,6% degli artigiani ha meno di 34 anni (498 giovani imprenditori contro i 1.156 di dieci anni fa), mentre quasi il 59% ha più di 50 anni (3.193 fino ai 64 anni e 679 over 65)”.

Negli ultimi dieci anni si è sostanzialmente dimezzata la fascia d’età tra i 35 e i 49 anni, passata da 4.017 nel 2014 a 2.220 (-44,7%).

In aumento, invece, gli artigiani over 65, che fanno registrare un +22,6% in dieci anni, segno che molti “capitani d’impresa” continuano a lavorare nella propria azienda per mancanza di ricambio generazionale e per non disperdere un patrimonio di competenze e dedizione.

Il dato, spiega ancora Confartigianato Polesine, riflette una tendenza strutturale che coinvolge l’intero Veneto, dove gli under 34 sono passati da 22.920 nel 2014 a soli 12.209 nel 2023 (-46,7%), mentre gli over 65 sono aumentati del +35,2%.

Rovigo, tuttavia, ha delle caratteristiche peculiari che vanno considerate: è una provincia rurale, poco urbanizzata, con un basso numero di abitanti e un tessuto produttivo storicamente legato all’agricoltura e alla manifattura tradizionale.

“Le nuove generazioni cercano lavori che offrano flessibilità, creatività, sostenibilità e un equilibrio tra vita privata e professionale - sottolinea il presidente di Confartigianato Polesine Marco Campion - Esiste un luogo comune da sfatare che interpreta l'artigianato come un settore statico, poco innovativo e faticoso. In realtà può offrire proprio ciò che i giovani cercano: la possibilità di esprimere la propria creatività, di lavorare in autonomia, di realizzare prodotti unici e di contribuire a un'economia più sostenibile".

"La chiave è comunicare queste opportunità in modo efficace e moderno. La transizione ecologica e l’adozione di nuove tecnologie stanno generando una forte richiesta di figure professionali specializzate. Sono tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni, esperti in cybersecurity e data analyst, sviluppatori di applicazioni per realtà virtuale e aumentata, esperti in bioedilizia, riparazione e rigenerazione, artigiani del benessere. E’ su queste competenze che dobbiamo investire”.

In Polesine, negli ultimi anni, i giovani hanno mostrato interesse per il settore agroalimentare. Sono nate nuove imprese che valorizzano i prodotti locali con tecnologie avanzate, ci sono esperienze nel turismo esperienziale e nella moda sostenibile.

Manca, semmai, un ecosistema capace di intercettare queste energie e di accompagnarle in percorsi strutturati.

“Il problema non è la mancanza di passione e interesse per il mondo artigiano da parte dei giovani - sottolinea Campion - ma l’assenza di un contesto che li valorizzi, li formi, li affianchi nei primi passi. Le nuove generazioni hanno un immenso potenziale inespresso e una visione moderna di impresa, che non è quella che appartiene agli imprenditori di 50 anni e oltre. Come associazione, sentiamo la responsabilità di creare ponti tra generazioni. Scuola, università, formazione tecnica e impresa hanno l’obbligo morale di interagire e confrontarsi, di trovare nuovi spazi e connessioni per continuare a rappresentare un Made in Italy forte, visionario e innovativo. Solo così l’artigianato potrà tornare a essere attrattivo per chi oggi ha vent’anni. In Polesine, purtroppo, non riusciamo ancora a fare rete”.

Per affrontare il cambiamento, serve una formazione adeguata. Un segnale forte arriva dal mondo accademico: a Padova è stato avviato il percorso per istituire la prima laurea in “Scienze dell’Artigianato” o “intelligenza artigiana”, promossa dal Ministero dell’Università insieme a Confartigianato. L’obiettivo è formare imprenditori artigiani del futuro, con competenze economiche, gestionali e tecnologiche, capaci di unire il sapere delle mani alla cultura del progetto.

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