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La protesta

In Comune, settore servizi sociali verso lo sciopero

I dipendenti sono in agitazione: “A rischio le risposte ai cittadini”.

In Comune, settore servizi sociali verso lo sciopero

I lavoratori dei Servizi sociali del Comune di Rovigo pronti allo sciopero

Uno stato di agitazione del lavoratori sei Servizi sociali del Comune di Rovigo che non si ferma nemmeno dopo l’incontro in prefettura per il tentativo di conciliazione. Conciliazione fallita con mantenimento, quindi, dello stato di agitazione con tanto di ipotesi di arrivare anche allo sciopero.

Perché la protesta? Come si specifica un una nota congiunta sottoscritta da Riccardo Mantovan, Francesco Malin e Cristiano Pavarin, segretari di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, c’è un “rischio elevato di riduzione dei servizi essenziali”. Preoccupazione dovuta anche a quella che viene indicata come mancata programmazione sul tema degli Ambiti territoriali sociali, gli Ats, per i quali mancherebbe ancora uno studio di fattibilità. Secondo la legge regionale 9 del 4 aprile 2024 gli Ats “promuovono il sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, con il concorso delle istituzioni pubbliche, delle formazioni sociali, dei singoli cittadini, delle famiglie e degli enti del terzo settore”. In tutto il Veneto sono 24. Quelli polesani sono due, il 18 “di Lendinara” e il 19 di Adria. Questi Ats, sono dotati di personalità giuridica e autonomia e rappresentano un modello di governo locale del welfare.

“In occasione della conciliazione in sede prefettizia - scrivono i sindacalisti - attraverso il confronto con la parte politica ed i vari ruoli dirigenziali rappresentanti del Comune, abbiamo ribadito le preoccupazioni che in maniera sempre più crescente si configurano come un rischio reale ed elevato di riduzione di un servizio fondamentale diretto a quelle persone dal tessuto più fragile e bisognoso presenti nel nostro territorio. Diversi i temi affrontati: carenze di organico, di sicurezza operativa, di pianificazione e di programmazione oltre all’argomento di grande rilievo che tratta la materia degli Ats che, contrariamente a quanto sta succedendo in tutti gli altri territori del Veneto, meramente per questioni politiche, non vedrà come capofila nella gestione tecnica e pratica il comune capoluogo. Cioè il comune di Rovigo. Nonostante la grande disponibilità e competenza messa in campo dal rappresentante del Governo e l’impegno tecnico e di responsabilità dell’assessore, purtroppo, non abbiamo riscontrato lo stesso interesse e grado di partecipazione da parte dei dirigenti presenti. Pertanto, in assenza di elementi sostanziali a sostegno di una reale presa in carico dei seri problemi presenti, concordemente con i lavoratori presenti abbiamo deciso di non sospendere lo stato di agitazione del personale dei Servizi sociali. Decisione assunta con difficoltà ma con grande senso di responsabilità considerando la delicatezza del tema”.

I sindacati spiegano che “le azioni che nei prossimi giorni andremo a mettere in campo con i lavoratori, in alcune occasioni, potranno portare disagi ed una ulteriore riduzione dei servizi verso i cittadini di questo territorio a quali chiediamo la massima attenzione e partecipazione a sostegno e a tutela dei servizi sociali che devono rimanere pubblici ed essere reali e fruibili concretamente”.

I Livelli essenziali delle prestazioni sociali, si rimarca, “sono diritti fondamentali dei quali ogni cittadino deve poter beneficiare in caso di bisogno. Importante che i cittadini sappiano che questi operatori hanno condiviso il percorso dello scontro con enorme difficoltà proprio per il grande senso di responsabilità che li ha messi nelle condizioni di non poter accettare professionalmente ed umanamente di non poter essere messi nelle condizioni di poter rispondere alle numerose richieste di aiuto che arrivano nei loro uffici tutti giorni. Rimanendo inermi e con un peso di coscienza difficile da sostenere oltre al rischio concreto di poter pagare personalmente l’assenza di risposte con aggressioni fisiche e verbali. La grave situazione non può più essere questione solo del comune ma deve essere affrontata da tutti i soggetti istituzionali perché è a rischio la stessa capacità di garantire un servizio di primaria importanza per il nostro territorio. Alla politica e ai dirigenti chiediamo un piano straordinario di assunzioni, investimenti adeguati, un piano strategico di mantenimento della natura pubblica degli Ats”.

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