VOCE
l’intervista
22.06.2025 - 09:26
L’imprenditore rodigino Massimiliano Onofri ha voluto rispondere alle accuse di Scantamburlo
“Adesso parlo io”. Deve averla pensata così Massimiliano Onofri, 57enne imprenditore di Villadose, da settimane accostato all’Adriese. Un accostamento che, in realtà, sulla base di un documento privato firmato assieme a Luciano Scantamburlo lo scorso 9 giugno, equivarrebbe al possesso del club.
Così, in risposta alle dure parole del presidente delle Cartiere del Polesine, che l’aveva accusato di non aver adempiuto all’obbligo di versargli i 35mila euro indicati nel documento, Onofri si è recato nella sede del nostro giornale per replicare altrettanto duramente, raccontando la sua verità. Secondo cui lui stesso è il nuovo numero uno di un’Adriese che punta a disputare un campionato ambizioso di Serie D.
Onofri, quindi si ritiene lei il presidente dell’Adriese?
“Sì lo sono, com’è scritto nel documento ufficiale firmato con Scantamburlo. Che non prevede affatto una buonuscita di 35mila euro a suo favore: anzi, lui la sta pretendendo perché sosteneva di aver pagato l’affitto del ‘Bettinazzi’ al Comune (25 mila euro ndr), cosa che in realtà non ha fatto, come ho potuto verificare presso la segreteria del club e col sindaco di Adria Massimo Barbujani; senza dimenticare che gli altri 10mila euro riguarderebbero il costo del pullman della squadra, non di sua proprietà ma della società. Martedì scorso mi ha convocato in Cartiera assieme a suo nipote Roberto, che peraltro mi risultava essersi dimesso a febbraio dalla carica di vicepresidente del club. Quindi, con un ricatto, mi hanno chiesto di depositare quella cifra entro il giorno successivo dal notaio, di cui peraltro non c’era bisogno visto che non era in atto la costituzione di un’azienda. Così me ne sono subito andato. Non prima, però, di aver ricordato a Scantamburlo della sua promessa verbale fatta a maggio di una sponsorizzazione di 400mila euro: alla quale martedì mi è stato detto di no”.
La versione di Scantamburlo, fondatore di un impero aziendale e patron granata per 14 anni, però è ben diversa.
“Ma a che titolo mi chiede questi 35mila euro, visto che mi aveva detto erroneamente di averli già versati? E a che titolo mi ha fatto quell’ultimatum, visto che dal 9 giugno il presidente sono io e la società non è più sua? Non a caso, intelligentemente, il presidente del Bocar Juniors Tito Livio Franzolin si è riservato qualche giorno per riflettere, visto lo stato dell’arte. Ho dato mandato al mio avvocato di tutelare la mia immagine lavorativa e sociale: sta analizzando come procedere penalmente, perché da oltre 10 giorni Scantamburlo parla di una società non più sua, tentando di mettermi in cattiva luce. Se ne assumerà le responsabilità. Io sono sereno, perché parlo con le carte alla mano. I 35mila euro li depositerò dal mio conto a quello dell’Adriese per poi pagare la quota al Comune, ma non li devo dare a Scantamburlo. Ha dichiarato che allo stato attuale non iscriverà la squadra? Questo è vero, non ne ha titolo”.
A fronte di questa situazione particolare, il tempo dal punto sportivo stringe: le iscrizioni alla D chiudono il 12 luglio.
“Parallelamente all’ambito giuridico, stiamo procedendo sul fronte calcistico. Sono in contatto quotidiano col direttore sportivo Massimiliano Neri, che sta lavorando alacremente e al quale ho dato mandato di chiudere i contratti. Infatti ho confermato ufficialmente tutta la rosa, compreso mister Roberto Vecchiato e tutto lo staff. Il responsabile del settore giovanile non sarà come avevo previsto Renzo Spada ma resterà Nico Moretti, che avevo portato in prima squadra. E martedì scorso ho incontrato i tifosi granata”.
La mancata sponsorizzazione di Scantamburlo inciderà?
“No. Abbiamo già coinvolto altri sponsor: tra cui Cema Next, una grossa società di comunicazione di Ferrara con cui collaboro da anni e che ha lavorato a lungo con la Spal, già operativa per l’Adriese nelle attività di comunicazione. Sarà fatta una presentazione ufficiale. Confermo che l’Adriese resterà in D, senza alcuna fumosità”.
Come è iniziato il suo interesse per l’Adriese?
“Il primo contatto con Scantamburlo risale a fine aprile. C’erano tante voci, con cordate interessate a rilevare il club da Imola e Pordenone. Oltre allo stesso Franzolin, di cui conosco l’importante realtà giovanile che ha creato con il Bocar. Poi la trattativa è virata verso di me, perché sono stato il primo a presentare un progetto, dando le garanzie di continuità sportiva. Sarebbe stato un peccato il contrario, visto il lavoro fatto negli anni da Scantamburlo, di cui gli rendo merito. Lo stimo, anche se ha fatto uscite che non potevo più accettare”.
Un rodigino quindi salverà l’Adriese?
“La definizione sportivamente ci sta, anche se in realtà sono nato a Villadose. Ci siamo trasferiti a Rovigo quando ero bambino, per poi spostarci. Ho preso presto in mano l’azienda di famiglia: impiantistica elettrica nel settore immobiliare, in particolare medi-grossi impianti fotovoltaici, oltre ad una società di organizzazione di eventi”.
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