VOCE
Venti di guerra
26.06.2025 - 05:00
Escalation? Conseguenze? Guerra-lampo? Non è la letteratura pre seconda guerra mondiale ma lo scenario delle ultime ore. La chiamano già “La guerra dei dodici giorni” quella che, dal 13 giugno sino al 24, ha infiammato i cieli e sparso altra devastazione in Medioriente. “Preoccupa che è venuta meno qualsiasi attenzione e rispetto del diritto internazionale” commenta Pierantonio Pavanello, vescovo di Adria-Rovigo.
Mentre le notizie della difficile trattativa del vertice Nato a L'Aja si susseguono, il fumo scatenato dai raid rischia di coprire un problema più grande. “Stiamo assistendo alla sopraffazione della forza, questo è l’aspetto più tragico del momento attuale. La guerra è una spirale che tormenta e non fa uscire, urge ritrovare il dialogo e il confronto con l’altro” continua Pavanello.
“Il diritto internazionale è stato la ricerca, da parte degli Stati, di trovare un rapporto pacifico duraturo. Ora non c’è più nessuna regola che dia forma a questi rapporti per garantire il rispetto e il dialogo tra le nazioni. Sta passando l’idea di una guerra come unica soluzione”. Ricorda, poi, le parole di Leone XIV quando ha esortato la diplomazia a far “tacere le armi!”.
Nuovo monito anche ieri mattina, all’udienza con i seminaristi in Vaticano: “Si curino le lacerazioni provocate dalle sanguinose azioni degli ultimi giorni”. Secondo il vescovo “è importante che ci sia qualcuno che, al di là dell’efficacia immediata, tenga viva la coscienza e la necessità di trovare vie pacifiche”. Iran, Gaza, Israele, e ancora Ucraina e Russia: per papa Prevost non esistono conflitti “lontani” quando si parla di dignità calpestata e per Pavanello: “Anche per il nostro territorio polesano bisogna continuamente ribadirlo, tenendo viva la coscienza delle persone, sono conflitti sulla porta di casa che bussano alla nostra coscienza, a quella dell’umanità”.
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