VOCE
l'appello
27.06.2025 - 07:00
“La provincia di Rovigo ha bisogno di una svolta, Per troppo tempo ci si è rifugiati dietro il campanilismo, mentre la popolazione calava, i servizi si indebolivano e l’efficienza amministrativa si deteriorava: è tempo di affrontare con coraggio il tema della fusione dei comuni”. 7
A lanciare l’appello è Roberto Neodo, referente provinciale di Azione, il partito guidato da Carlo Calenda. Che rimarca: “Oggi amministrare un comune richiede competenze sempre più complesse: dai fondi Pnrr alla transizione digitale, dalle politiche sociali al rapporto con l’Unione europea. Non possiamo pretendere che micro-comuni con pochi dipendenti e bilanci ridotti riescano ad affrontare queste sfide con efficacia”.
Azione propone quindi un “progetto di razionalizzazione del territorio, che preveda l’aggregazione dei comuni minori attorno a nove poli amministrativi strategici per posizione, dimensioni, servizi e capacità organizzativa. I centri di riferimento dovrebbero essere: Castelmassa, Occhiobello, Badia Polesine, Lendinara, Rovigo, Adria, Porto Viro, Rosolina, e Porto Tolle”.
Perché, spiega Neodo, “questi nove comuni hanno le dimensioni, l’esperienza amministrativa e le infrastrutture per diventare veri motori di sviluppo per le rispettive aree. Attorno a loro si potrebbero costruire aggregazioni coerenti, non imposte dall’alto, ma nate dal dialogo e dalla volontà politica”.
Un altro punto critico riguarda la scarsa partecipazione alla vita democratica locale. “In troppi piccoli comuni- aggiunge - le liste elettorali si formano all’ultimo momento, spesso con difficoltà a trovare candidati. La qualità della classe politica ne risente. Chi amministra deve essere formato, motivato, competente. Questo oggi, in molti micro-contesti, non è più garantito: la fusione tra comuni può rappresentare una soluzione anche a questo problema: enti più grandi permetterebbero una selezione più ampia della classe dirigente, una maggiore attrattività per i giovani, una migliore organizzazione interna. E’ una questione di democrazia, prima ancora che di efficienza. Nessuno può ignorare l’attaccamento che i cittadini sentono per la propria storia, il proprio campanile, le proprie tradizioni. Ma proprio perché quelle tradizioni ci stanno a cuore, dobbiamo chiederci: come le preserviamo davvero? Con il simbolo o con i servizi? Con un municipio vuoto o con una comunità viva?”.
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