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confartigianato
29.06.2025 - 06:00
Bollette da incubo per le imprese.
“Il vero collo di bottiglia al momento per la competitività delle micro e piccole imprese italiane non è la produzione, ma la bolletta elettrica”. A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Veneto, commentando i dati emersi dal Rapporto 2025 di Banca d’Italia e da un’analisi comparativa condotta su fonti Eurostat e Arera.
Secondo le ultime rilevazioni, l’Italia si conferma tra i Paesi Ue con il più alto livello di tassazione sull’energia elettrica: il prezzo pagato dalle imprese è del 28,1% superiore alla media europea (dato comprensivo di accise e oneri, al netto dell’Iva). Ancora più preoccupante è lo spread fiscale e parafiscale, che raggiunge un +122,3% rispetto alla media Ue a 27. E il divario si allarga proprio per le imprese di dimensioni più contenute.
Il paradosso? Una piccola impresa italiana che consuma meno di 20 Mwh l’anno si trova a pagare un carico fiscale 8,4 volte superiore rispetto a una grande azienda che consuma oltre 150.000 Mwh. Questo squilibrio pesa in modo sproporzionato sulle 6,8 milioni di utenze non energivore, che pagano oltre 8,9 miliardi di euro di oneri all’anno.
Il sistema, inoltre, presenta una distorsione redistributiva inaccettabile: le imprese che non beneficiano delle agevolazioni per energivori, finanziano in larga parte proprio quelle agevolazioni.
“Parliamo di un’ingiustizia fiscale sistemica che penalizza proprio quel tessuto produttivo che dà lavoro a quasi metà degli occupati manifatturieri italiani - sottolinea Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto - In Italia le imprese fino a 50 addetti rappresentano il 47,3% degli occupati del settore, contro una media Ue del 29,9%. Con 1 milione e 851mila addetti, il nostro Paese è al primo posto in Europa per occupazione manifatturiera nelle micro e piccole imprese, davanti a Germania, Polonia, Spagna e Francia.”
Confartigianato Imprese Veneto lancia un appello chiaro: serve una svolta, e la parola d’ordine è ricerca e innovazione. “Non basta più affidarci soltanto al vantaggio competitivo del settore della produzione, anche alla luce del dato relativo alla domanda interna condizionata da inflazione e incertezza - chiosa Boschetto - il modello produttivo tradizionale mostra crepe sempre più evidenti, serve ripensare al sistema nel suo complesso tenendo presente il ruolo del Veneto nel contesto globale sempre più imprevedibile”.
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