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Alchemia, “né Pfas né scarichi”

“Controlli sia prima che dopo la lavorazione”. Ma clima di sfiducia nonostante le rassicurazioni

Alchemia, “né Pfas né scarichi”

Un’ottantina di cittadini ha partecipato all’incontro pubblico organizzato dal Comune per fare chiarezza sul progetto Alchemia, promosso da Nitrolchimica di Milano e Chimica Cbr di Verona. Presenti in sala il sindaco Massimo Barbujani, diversi membri del consiglio comunale e, soprattutto, il presidente di Alchemia, Riccardo Bellato, che ha illustrato nel dettaglio il funzionamento del futuro impianto previsto in zona Aia, a Cavanella Po.

Nonostante la precisione e la completezza delle spiegazioni fornite da Bellato, la serata si è svolta in un clima teso, tra diffidenza e preoccupazioni. La comunità, visibilmente scottata da esperienze passate nel settore chimico-industriale, ha espresso forte opposizione al progetto, mostrando una profonda sfiducia non tanto nell’azienda quanto negli enti deputati ai controlli ambientali.

Alchemia sorgerà in un sito industriale dismesso da oltre dieci anni, già destinato alla chimica e attrezzato con macchinari compatibili con la nuova attività. “Abbiamo scelto quell’area perché già predisposta - ha spiegato Bellato - era un’ex azienda chimica, con attrezzature molto simili a quelle che useremo, lontana dai centri abitati”. L’impianto si occuperà del recupero di solventi da scarti industriali, con processi ad alta efficienza e sistemi di sicurezza potenziati: vasche di contenimento, pozzetti ciechi, sensori di rilevamento e un impianto pensato per il miglioramento continuo.

Il presidente ha assicurato che “non ci saranno scarichi industriali” e che i Pfas “non sono compatibili con i nostri processi: sono sostanze idrorepellenti, mentre noi produciamo solventi per l’industria, che non devono avere quelle caratteristiche”. A chi temeva sversamenti, ha spiegato: “Se si rompe una cisternetta, il liquido viene contenuto in bacini e pozzetti ciechi. Se anche questi cedessero, esiste una vasca di emergenza che si chiude automaticamente grazie a un sensore attivato dall’odore”.

Particolare enfasi è stata posta sulla durata dell’iter autorizzativo: “La norma prevede 150 giorni - ha dichiarato - noi ci abbiamo messo quattro anni, perché abbiamo trovato enti molto attenti, che ci hanno chiesto anche più di quanto previsto dalla legge”. Bellato ha ricordato che il progetto è stato sottoposto anche al Parco del Delta del Po, che però non si è espresso in quanto l’impianto si troverà a due chilometri e mezzo dal confine dell’ente.

Sulle 168mila tonnellate di rifiuti che verranno trattate ogni anno, ha aggiunto: “I controlli saranno effettuati sia prima che dopo la lavorazione, e ogni sostanza sarà conforme al regolamento Reach. L’acqua impiegata sarà esclusivamente quella piovana e quella di raffreddamento”.

Anche il sindaco Barbujani ha cercato di rassicurare i presenti: “Quando si tratta di ambiente e salute pubblica, io ci metto sempre la faccia”, ha detto. “Appena c’è stata la disponibilità dell’azienda, ho voluto questo incontro. Non sono uno che si gira dall’altra parte: nel 2009 abbiamo approvato la prima mozione contro le trivelle in Adriatico, nel 2023 ho portato 50 sindaci in piazza contro le trivellazioni. Mi rendo conto che i casi del passato che hanno interessato il Delta hanno compromesso la fiducia dei cittadini”.

Ma le spiegazioni, per quanto tecnicamente dettagliate ed esaustive, non sono bastate a rasserenare gli animi. “Se quarant’anni fa la zona Aia poteva avere senso, oggi il Delta del Po ha bisogno di un altro sviluppo”, ha commentato con amarezza una cittadina. Il sentimento dominante è stato quello della sfiducia: nei confronti dell’azienda, delle istituzioni e dei controlli che nel tempo si sono spesso rivelati inadeguati.

L’incidente alla Coimpo del 2014, in cui morirono quattro operai, è tornato nei ricordi di molti. Così come l’esperienza della centrale Enel di Polesine Camerini. “Non ci fidiamo più”, è stata la frase più ricorrente tra gli interventi del pubblico.

Numerosi cittadini hanno chiesto all’amministrazione comunale di prendere una posizione netta contro l’impianto e sostenere le future azioni di contrasto.

Il confronto ha messo in luce un divario profondo tra le intenzioni del proponente e le aspettative della cittadinanza. Se da un lato Bellato ha fornito risposte tecniche puntuali a ogni domanda, dall’altro la popolazione sembra aver perso, da tempo, la fiducia verso le istituzioni. Ora resta da capire se, e come, sarà possibile ricucire questo strappo.

Dal fronte dell’opposizione il gruppo Ibc critica la gestione del percorso istituzionale: “Mancanza di confronto e trasparenza sull’incontro con Alchemia, nessuna risposta concreta dal sindaco e tanti dubbi ancora aperti sul progetto”.

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