VOCE
Adria
08.07.2025 - 21:30
Chiusa la vicenda Ponte Montefalche. Con la sentenza numero 930/2025, emessa il 4 luglio scorso, il Tar del Veneto ha posto un punto fermo sulla lunga vicenda del cosiddetto “Ponte Montefalche”, riconoscendo la correttezza della posizione sostenuta fin dall’inizio dal Comune di Adria. I giudici amministrativi hanno dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, stabilendo che la materia deve essere affrontata in sede civile e non davanti al tribunale amministrativo.
Il ricorso era stato presentato da tre residenti della zona, che contestavano l’inerzia dell’amministrazione comunale nel sistemare il ponte. Il Comune ha sempre sostenuto che l’opera fosse privata e priva di pubblica utilità, e che quindi non vi fosse alcun titolo per impiegare denaro pubblico nella sua manutenzione.
Una tesi ribadita con decisione dall’assessore Giorgio Crepaldi e dal vicesindaco Federico Simoni. Quest’ultimo aveva paragonato la situazione a chi pretende che il Comune sistemi un giardino privato solo perché le buche impediscono al proprietario di uscire dal cancello. L’assessore Crepaldi, con tono ironico, ha aggiunto: “Se potessimo, risolveremmo anche i problemi tra vicini per il confine di siepe. Ma non è questo il ruolo di un Comune”.
Secondo i giudici del Tar, la questione riguarda l’accertamento della proprietà e l’attribuzione degli obblighi manutentivi: aspetti che competono al giudice civile. Il ricorso è stato dunque respinto, confermando la linea adottata da palazzo Tassoni.
Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco Massimo Barbujani: “La questione Montefalche è stata gestita con scrupolo e attenzione fin dal primo giorno. Abbiamo lavorato in modo coordinato con i dirigenti e con il nostro legale, evitando strumentalizzazioni. Non abbiamo mai inteso usare le aule di giustizia per fini politici o propagandistici”.
Il primo cittadino ha poi rivolto un messaggio alla minoranza, che nel tempo aveva sollevato dure critiche pubbliche: “La sentenza dimostra che l’approccio della nostra amministrazione è stato corretto. Mi auguro che serva da monito a chi ricopre ruoli istituzionali: quando si affrontano questioni tecniche complesse, servono rigore, rispetto per gli uffici e cautela nelle dichiarazioni. Le chiacchiere da bar possono portare consenso immediato, ma non risolvono nulla”.
Per l’amministrazione Barbujani, dunque, la vicenda può considerarsi chiusa sul piano amministrativo. Resta da capire se i privati coinvolti porteranno la questione in sede civile, unica sede, secondo il Tar, legittimata a esprimersi sulla proprietà del ponte e i relativi obblighi di manutenzione.
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