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L’aula approva l’accordo, Iras salvo

Cittadin: “Diamo 1,8 milioni e nulla più può essere chiesto”. Dalla Regione 1,9 milioni alla casa di riposo

L’aula approva l’accordo, Iras salvo

Tra Comune e Iras la pace è fatta. Con i voti della maggioranza più i consiglieri Ezio Conchi e Antonio Rossini, 19 in totale, mentre il resto dell’opposizione è uscita dall’aula scegliendo di non partecipare al voto, la proposta di accordo per una soluzione stragiudiziale del contenzioso in Consiglio di Stato è stata approvata. L’ok alla delibera è arrivato dopo oltre tre ore di discussione che, oltre ad approfondire i termini dell’accordo anche grazie alla presenza in aula dei revisori dei conti di palazzo Nodari Luigina Medea e Giampiero Perusi e di Iras Gianfilippo Grosselle, ha posto diversi punti di domanda sul futuro in particolare di Casa Serena.

“Oggi ‘celebriamo’ una delibera di cui il segretario generale Michela Targa è indiscusso protagonista” ha esordito il sindaco Valeria Cittadin alla presentazione del provvedimento. E dopo aver ricapitolato l’annosa vicenda dalla convenzione del 2004, ha proseguito: “Quando ci siamo insediati abbiamo trovato una situazione di belligeranza. A ottobre 2024 abbiamo fatto una delibera, chiamando a raccolta tutta la struttura dirigenziale, per avviare quella che volevamo fosse una conciliazione/transazione. Abbiamo lavorato nel silenzio per la necessità di tenere sempre il livello basso e poter raggiungere il migliore degli accordi possibili. E ritengo che questo sia il migliore degli accordi possibili. Con il presidente Zaia, l’assessore Lanzarin e il commissario Stella che ringrazio, siamo riusciti ad arrivare ad una transazione che ha tutti i pareri favorevoli”.

Nel merito, la proposta approvata stabilisce “lo scioglimento della concessione contratto tra Comune e Iras - ha evidenziato Cittadin - e prevede il versamento da parte del Comune di 1,8 milioni, la presa in consegna di Casa Serena da parte del Comune nello stato in cui si trova. Questo è un accordo tombale: diamo 1,8 milioni e nulla più può essere chiesto. Quanto da noi risparmiato, lo mette la Regione”. Da qui si è aperto il dibattuto che ha toccato numerosi aspetti che vanno dal futuro di Casa Serena, come sottolineato dal capogruppo di Cambia Rovigo Conchi: “Il Comune riceve a scatola chiusa l’immobile Casa Serena e non può sollevare alcuna contestazione. Visto che ci prendiamo un immobile di dimensioni mastodontiche, è stato effettuato almeno un sopralluogo sommario dello stato dei luoghi?”, al regime fiscale da applicare all’operazione di transazione affrontato da più di un consigliere, a cominciare dalla capogruppo di Civica per Rovigo Elena Biasin: “Il quadro rispetto al 2023 è cambiato: allora non c’era un contenzioso – ha commentato - La resistenza della precedente amministrazione ad una transazione, la famosa proposta Chendi Aretusini, trova ragione nel fatto che adesso il Comune risparmia transando”.

Il riferimento è ai 3,2 milioni di euro che il Comune ha accantonato da tempo per gli ammortamenti degli investimenti effettuati da Iras sull’immobile di via Bramante. Mentre, sul regime Iva applicabile ha rimarcato: “Perché non è stato fatto un interpello ad un fiscalista in grado di determinarlo?”. Dubbi espressi anche dal capogruppo di Rovigo si ama Federico Frigato: “Rilevo la mancata consultazione dell’Agenzia delle entrate per gli aspetti fiscali. Si poteva chiedere ulteriori pareri a maggior tutela dei consiglieri?” ha chiesto prima di sollevare l’altro grosso problema su Casa Serena: “Il vincolo di destinazione d’uso”. Più caustico il consigliere Roberto Tovo di Civica per Rovigo: “Il Comune non può andare oltre certi limiti. Abbiamo cercato di dirlo per anni per questo la transazione di 3,2 milioni, seppure accantonati in principio di cautela, non era un approccio sostenibile. Credo che la mozione Aretusini Chendi fosse del tutto priva di fondamento: è agli atti”. Dubbi sull’accordo sono stati espressi anche dal consigliere Palmiro Franco Tosini e dal consigliere del Forum Dina Merlo. Rilanciata anche la proposta già lanciata nel 2023 da Rossini di una commissione d’inchiesta per fare luce sulla gestione di Iras nel corso degli anni. Alla fine, il nodo dell’Iva è stato chiarito da Medea: “1,8 milioni servono per gli ammortamenti residui per opere di manutenzione. Iras opera in esenzione di Iva” supportata da Perusi: “Qualsiasi fatturazione fatta successivamente sarebbe stata una duplicazione di imposta”.

Più in generale, il piano di risanamento complessivo prevede l’esborso da parte della Regione di 1,9 milioni a fondo perduto, come confermato da Grosselle, revisore dei conti di Iras: “E il debito di Iras con le banche pari a 5.573.000 euro viene ridotto a 1.128.000”.

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