VOCE
rovigo
10.07.2025 - 22:00
Si è tenuta oggi, giovedì 10 luglio, a Palazzo Camerlenghi, davanti alla Corte dei Conti, l’udienza scaturita dall’indagine contabile che si è riaperta dopo la segnalazione partita dal Comune di Rovigo fra ottobre e novembre 2023 e relativa all’annosa vicenda del project financing per la costruzione del nuovo polo natatorio di viale Porta Po. La viceprocuratrice generale Francesca Dimita ha chiamato 20 persone, fra dirigenti e amministratori di palazzo Nodari, a rispondere di un presunto danno stimato in 4.575.203 euro che sarebbe stato arrecato alle casse municipali.
La stessa viceprocuratrice, in apertura di seduta, ha chiesto un rinvio dell’udienza. Le difese, affidate agli avvocati Andrea Maltoni di Bologna, Maurizio Zoppolato di Milano, Alfredo Biagini di Roma, Silvano Ciscato di Vicenza, Enrico Cappato e Federica Doni di Rovigo, si sono fermamente opposte e la Corte ha quindi respinto la richiesta. Chiamati rispondere del presunto danno contabile sono i 12 consiglieri comunali che nella seduta del 28 febbraio 2005 hanno approvato la proposta del project, ovvero l’ex sindaco ed attuale consigliere di Forza Italia Paolo Avezzù, l’attuale vicesindaco Andrea Bimbatti, l’attuale consigliere di Fdi Marco Venuto, Beatrice Di Meo, Nicola Settini, Mirko Gennari, Mauro Visentin, Stefano Bellinazzi, Lucio Giomo, Renzo Bellinello, Rinaldo Salvan e Renato Borgato, la dirigente ancora a capo della ragioneria Nicoletta Cittadin e l’ex dirigente Alberto Moscardi, nonché l’ex sindaco Fausto Merchiori, il già vicesindaco Graziano Azzalin e agli ex assessori Raffaela Salmaso, Giovanna Pineda e Giancarlo Moschin e l’attuale parlamentare Nadia Romeo, che hanno votato la delibera 75 del 2007 di integrazione della clausola che era stata inserita nel project siglato il 9 giugno 2006, tra il primo turno e il ballottaggio delle elezioni poi vinte da Merchiori su Avezzù, e che prevedeva la tristemente nota “surroga” del Comune nei debiti dei costruttori in caso di insolvenza.
La vicenda è stata analizzata anche in una commissione consiliare d’inchiesta istituita nel settembre 2013 su richiesta di Silvia Menon, incentrata prevalentemente sull’aspetto del cosiddetto “lodo Baldetti”, ovvero il contenzioso sul ritardo nella consegna del terreno dell’ex Baldetti a Veneto Nuoto. Tuttavia, proprio lo scorso 15 aprile è stata approvata l’apertura di una nuova commissione d’inchiesta, su proposta del consigliere Federico Frigato, che inizierà i lavori a novembre e che scandaglierà quanto accaduto dal 2014 fino ad oggi.
Tornando all’udienza, dopo la requisitoria della procuratrice, sono state le stesse difese a prendere la parola con arringhe ben più arrembanti. Con un punto ricorrente e decisamente dirimente: non ci sarebbe stato alcun danno per le casse del Comune. Perché l’accusa contesta quanto è stato speso, proprio la “surroga” prevista dal project, in base alla quale il Comune si è accollato i mutui con le banche dopo il fallimento di Veneto Nuoto, nell’ottobre 2018, un debito di 6,3 milioni con Unipol, estinto con una proposta transattiva di saldo stralcio in seno al concordato fallimentare da 4,5 milioni, ma non le voci in entrata che, secondo le arringhe, sostenute da robuste perizie, si sarebbero dovute conteggiare, come i guadagni che il Comune avrebbe potuto avere dalle gestione della piscina e che, si è scoperto poi, non ha mai avuto perché i canoni non sono stati mai versati da Rhodigium Nuoto, e come la mancata spesa, perché essendo entrato nella piena proprietà dell’impianto non ha più dovuto pagare il canone da 245mila euro l’anno per le 6mila ore di corsia riservata, cosa che avrebbe dovuto fare fino al 2032. Insomma, “le poste attive”, i benefici derivanti dal fatto che il Comune è tornato in pieno possesso del polo natatorio con 12 anni di anticipo rispetto al contratto iniziale. La sentenza è prevista fra almeno tre o quattro mesi.
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