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Rapporto Ecomafie

Reati ambientali: i migliori del Veneto

Denunce più che raddoppiate, da 22 a 46, ma le più basse della regione. E potrebbe non essere un bene

Reati ambientali: i migliori del Veneto

Il Polesine si conferma la terra con meno reati ambientali denunciati in Veneto, anche se rispetto al 2023 nel 2024 c’è stata una vera e propria impennata delle illegalità contro l’ambiente che sono state scovate, oltre il doppio rispetto ai 12 mesi precedenti. I reati, infatti sono passati da 22 a 46 mentre le persone denunciate da 24 a 36. I sequestri, invece, scendono da 16 a 9. Il fatto che il numero delle persone iscritte sul registro degli indagati sia inferiore al numero dei fascicoli aperti, indica purtroppo che molti di queste indagini sono e restano aperte contro ignoti.

Questa la fotografia che emerge dal nuovo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2025. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”, presentato ieri a Roma insieme ad un pacchetto di “12 proposte per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli”, a partire dal recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, dal potenziamento dei controlli ambientali e la definizione di un Piano nazionale contro l’abusivismo.

Nonostante la crescita del numero delle denunce, che si inserisce in un quadro generale di aumento a livello nazionale, 40.590, il +14,4% rispetto al 2023, e regionale, dai 696 reati del 2023 ai 1.823 del 2024, la provincia di Rovigo resta quella più “virtuosa” del Veneto. In realtà le virgolette sono d’obbligo, perché mai come in questo campo è difficile valutare se un basso numero di denunce corrisponda ad un effettivo basso numero di reati commessi o quanto, piuttosto, ad una maggiore capacità di farla franca, soprattutto per caratteristiche geografiche e demografiche del territorio, da parte di chi commette reati in materia ambientale, che vanno dall’inquinamento al bracconaggio, dall’abusivismo edilizio alla distruzione di ecosistemi, passando per il maltrattamento degli animali, gli illeciti nella filiera agroalimentare e quelli sul fronte dei rifiuti. Guardando indietro nel recente passato, nel 2022 i reati ambientali in Polesine erano stati 16, mentre nel 2021 35, nel 2020 41, nel 2019 75.

Per quanto riguarda il filone legato alle illegalità nelle costruzioni, Rovigo è di gran lunga ultima a livello regionale con appena 2 reati denunciati nel 2024 e con 5 persone indagate. Un’inezia rispetto agli 886 reati denunciati ed ai 905 indagati, con 20 sequestri, a livello regionale.

Le note dolenti arrivano sul fronte dei rifiuti, e purtroppo non sorprende, sempre viste le caratteristiche geografiche della provincia: ben 26, oltre la metà di tutti gli i reati ambientali denunciati in Polesine, con altrettanti indagati e 6 sequestri. E se a livello regionale i reati in materia di rifiuti sono stati 363, con 362 indagati e 81 sequestri, in questa sottoclassifica sia Verona, con 18 reati denunciati, che Belluno con 14, fanno meglio di Rovigo.

Per quanto riguarda l’illegalità contro gli animali, invece, a Rovigo ne risultano denunciati 7 con 5 indagati e 3 sequestri, con la sola Belluno che ha numeri più bassi, 3 reati e un solo indagato, a fronte dei 367 reati e 307 indagati di tutto il Veneto. Secondo il Rapporto Zoomafia Lav 2025 i procedimenti per reati contro gli animali avviati dalla Procura di Rovigo sono aumentati del 7,41%, passando da 54 a 58, mentre il numero degli indagati è rimasto invariato perché erano stati 29 anche nel 2023. L’apparente discrepanza deriva dal fatto che nel caso del rapporto Lav sono più ampie le fattispecie considerate e i dati sono quelli dei procedimenti aperti comunicati dalle Procure, che hanno fra l’altro territori di competenza più ampi rispetto alle singole province, e quelli delle denunce effettuate nel corso dell’anno e comunicate dalle forze dell’ordine con dettaglio per provincia.

Legambiente Veneto rimarca come “riguardo all’illegalità ambientale in Veneto rispetto al resto del Paese, i dati mostrano una presenza costante di questi reati, tra controllo, persone denunciate e arrestate, e sequestri che contribuiscono all’incremento del valore economico degli incassi della criminalità, a danno dell’ambiente”. in Veneto, in particolare nella provincia di Venezia che spicca sulle altre venete, portandola ad un poco onorevole dodicesimo posto (585 reati e 1009 illeciti) nella classifica nazionale delle province italiane con più criminalità ambientale nel 2024. Più di Lecce, Ancona, Palermo, Reggio Calabria e Messina, per citarne alcune.

Per quanto concerne l’illegalità ambientale complessiva, il Veneto si colloca al nono posto nella classifica dell’illegalità ambientale con 1.823 reati (4,5% sul totale nazionale) su 65.334 controlli, 1.721 persone denunciate, 211 sequestri 4.094 illeciti amministrativi e 3.790 sanzioni amministrative. Venezia ha il numero più alto di reati con 585, e di persone denunciate con 549, rappresentando il peso maggiore tra le province venete. Vicenza segue con 133 reati, mentre Belluno e Padova hanno rispettivamente 54 e 98 reati.

Per quanto riguarda nello specifico il ciclo del cemento, il Veneto si colloca al sesto posto con 886 reati (6,5% sul totale nazionale), 905 persone denunciate e 20 sequestri su 31011 controlli effettuati. Vicenza risulta la provincia con più reati (50) e più persone denunciate (68). Seguono Belluno (34 reati e 29 persone denunciate) e Venezia (32 e 38).

Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, il Veneto si colloca al tredicesimo posto con 363 reati (3,3% sul totale nazionale), 362 persone denunciate e 81 sequestri su 7591 controlli effettuati. Venezia presenta 109 reati, che rappresentano circa il 60% dei reati totali della regione.

Nell’illegalità contro gli animali il Veneto è undicesimo, con 367 reati (5,1% sul totale nazionale), 307 persone denunciate e 81 sequestri su 8416 controlli. Venezia si posiziona al primo posto con 264 reati (oltre il 70% dei reati totali della regione) , 334 illeciti amministrativi e 36 sequestri, consolidando il suo ruolo di provincia più interessata, seguita da Padova, Vicenza e Verona e Vicenza, rispettivamente con 42, 21 e 21 reati.

“Chiediamo alle Istituzioni di potenziare l’organico delle Agenzie regionali, per garantire controlli adeguati, a partire da Pnrr e Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Per fornire il massimo supporto alle forze dell’ordine bisogna alzare la soglia di prevenzione, per fermare i furbi o i criminali che fanno danno all’ambiente e soprattutto concorrenza sleale alle imprese serie”, rimarca Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

In tutta Italia nel 2024 è stato superato il muro dei 40mila reati ambientali, sono ben 40.590, +14,4% rispetto al 2023. Parliamo di una media di 111,2 reati al giorno, 4,6 ogni ora. Aumentano anche le persone denunciate, 37.186 (+7,8%), mentre il giro d’affari delle ecomafie vale 9,3 miliardi di euro (+0,5 miliardi rispetto al 2023) e cresce anche il numero dei clan coinvolti, 11 in più rispetto a quelli censiti nel precedente rapporto Ecomafia. Aumentano anche le inchieste sui fenomeni corruttivi negli appalti di carattere ambientale: 88 quelle censite da Legambiente dal primo maggio 2024 al 30 aprile 2025, (+17,3% rispetto al 2023), 862 le persone denunciate, +72,4%. Si tratta di inchieste che vanno dalla realizzazione di opere pubbliche alla gestione di servizi, come quelli dei rifiuti urbani e la depurazione, passando per la concessione di autorizzazioni ambientali alle imprese.

Entrando nel dettaglio dei dati di Ecomafia elaborati dall’associazione ambientalista e forniti dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, nel 2024 in Italia il 42,6% dei reati ambientali si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Il maggior numero di reati si riscontra, a livello nazionale, nella filiera del cemento, dall’abusivismo edilizio alla cave illegali fino ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche, con 13.621 illeciti accertati nel 2024, +4,7% rispetto al 2023, pari al 33,6% del totale. Seguiti dai reati nel ciclo dei rifiuti ben 11.166, +19,9%, e quelli contro gli animali con 7.222 illeciti penali (+9,7%). Da segnalare l’impennata dei reati contro il patrimonio culturale, dalla ricettazione ai reati in danno del paesaggio, dagli scavi clandestini alle contraffazioni di opere: sono 2.956, + 23,4% rispetto al 2023.

Per quanto riguarda le filiere illecite nel settore agroalimentare, a fronte di una leggera diminuzione dei controlli (-2,7%) si registra un aumento del numero di reati e illeciti amministrativi (+2,9%), nonché degli arresti (+11,3%). A completare il quadro dell’illegalità ambientale del 2024 è la crescita degli illeciti amministrativi, 69.949 (+9,4%), equivalenti a circa 191,6 illeciti al giorno, 7,9 ogni ora. Per quanto riguarda i clan, dal 1995 al 2024 salgano a 389 quelli censiti da Legambiente.

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