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Serie C: la scalata di Mirco Moretti

Il giovane centrocampista polesano approda nei professionisti con l’Arzignano

Serie C: la scalata di Mirco Moretti

Il giovane centrocampista polesano approda nei professionisti con l’Arzignano in Serie C

Il talento polesano più fulgido degli ultimi anni ha compiuto il grande salto nei professionisti.

Sì, perché giovedì scorso il centrocampista di Porto Viro Mirco Moretti, classe 2004, secondo under più prolifico nel girone C di Serie D 2024-25 (10 gol tra campionato e coppa), nello stesso giorno del salvataggio del club granata ha firmato un biennale con l’Arzignano, in Serie C, come ventilato da tempo.

Insomma, una doppia grande notizia per una famiglia dove si mastica calcio da una vita: sia per suo padre Nico, vecchia gloria da calciatore e grande protagonista delle ultime vicissitudini societarie granata, in qualità di direttore tecnico e responsabile del vivaio, che ovviamente per Mirco, il quale da domani inizierà la preparazione col club vicentino, ampliando così lo sparuto contingente polesano in C.

Moretti, quali sono le tue sensazioni? Te l’aspettavi?

“Sì, da febbraio/marzo il mio procuratore mi aveva anticipato della possibilità di salire in C, alla luce della buona stagione che stavo facendo e delle richieste. Sono un po’ nervoso, ma la voglia di far bene è tanta. Cercherò di tenere alta la bandiera dei polesani nei professionisti”.

Proprio con l’Arzignano, la squadra che nel 2019 ha negato la C all’Adriese...

“Magari qualche tifoso granata non sarà contento, ma questa è la squadra ideale per crescere. Molti compagni che ci hanno giocato, come Gnago, Fyda e Moras, me ne hanno parlato bene, così come ha fatto mister Vecchiato. Mi sono recato a Chiampo e l’effetto è stato positivo: non conosco mister Bianchini e i miei compagni, ma grazie al mio carattere farò presto amicizia. E indosserò la maglia numero 16, il mio numero portafortuna”.

Cosa dici dell’Adriese?

“Ha attraversato un brutto periodo, ero molto dispiaciuto. Ma ora sono contentissimo che le cose si siano messe a posto: questo club mi ha sempre dato tutto, facendomi diventare giocatore. E poi non stava né in cielo e né in terra vedere un’Adriese lontana dalla D”.

Dicevi di Vecchiato.

“Con lui ho un rapporto bellissimo: ha sempre creduto in me e gliene sono grato. Farà bene anche quest’anno in granata. Ma anch’io gli ho portato dei risultati sul campo, vedi la vittoria dei playoff”.

Il tuo momento più bello all’Adriese?

“Proprio i playoff vinti a Treviso e la successiva festa di gruppo al mare: eravamo una famiglia”.

Il tuo gol più importante?

“Il mio primo in D, sempre al Tenni di Treviso e valso l’1-0 finale. Sono state emozioni folli, c’erano amici che piangevano: uno dei momenti più importanti della mia vita”.

Come ti vengono gol così belli (tiri da fuori, testate in tuffo…) e quasi sempre decisivi?

“Quando mi capita l’occasione calcio, senza pensarci. È una dote che ho dentro”.

Calciatore preferito?

“Da milanista, e come modo di giocare simile al mio, avrei detto Rejinders, non fosse andato al Manchester City. Quindi, per le qualità immense, benché talvolta non supportate dalla necessaria voglia, dico Leao”.

Ci ripercorri la tua carriera?

“Sono cresciuto nel San Giusto e in seguito, dopo vari provini con Cesena, Padova e Spal, ho scelto Ferrara, facendo la trafila spallina fino agli Allievi. Tra i miei compagni c’era il centrocampista D’Andrea, oggi all’Avellino in B. Poi, dal 2020, ecco l’Adriese: tre stagioni con la Juniores Nazionale e, nel frattempo, gli allenamenti e il debutto in prima squadra. Ho avuto l’onore di allenarmi con Jack Marangon: a fine partita ci sentiamo sempre, siamo due persone simili per modo di pensare calcistico. Fenomenale in campo e grandissima persona fuori”.

Poi, poco a poco, la scalata e l’esplosione nel 2024-25.

“E pensare che in alcuni periodi non giocavo: bisogna sempre restare concentrati e allenarsi bene, poi i risultati arrivano. Nel 2023-24 ho cominciato ad essere schierato titolare, mentre l’anno dopo abbiamo davvero giocato a calcio”.

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