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l'allarme

Dazi, subito in ginocchio 70 imprese

Cna: “I contraccolpi delle scelte di Trump nel manifatturiero vedono coinvolti più di 650 addetti”

Dazi, subito in ginocchio 70 imprese

Lo sgambetto di Donald Trump all’Europa, con l’annuncio dei dazi al 30% dal primo di agosto sulle esportazioni Ue oltreoceano, sta provocando reazioni sbigottite ed allarmate. E anche il Polesine fa i conti con i possibili effetti di questa stangata commerciale.

La Cna Padova Rovigo rimarca: “Oltre 70 imprese esportatrici del settore del manifatturiero polesano sono direttamente coinvolte in attività di vendita dei propri prodotti con gli Stati Uniti, ed occupano oltre 650 addetti. Delle circa 2.300 imprese del settore manifatturiero del rodigino circa 22,3% delle quali, secondo dati Istat esportano i loro prodotti nel mondo: tra queste, secondo l’istituto Tagliacarne circa il 14% sono esposte con gli Stati Uniti. Complessivamente Rovigo ha esportato 72,6 milioni di euro negli Usa nel 2024. Un incremento al 30% dei dazi statunitensi rischia di mettere in difficoltà tutte queste imprese e i loro addetti, mettendo un'altra ipoteca pesante sulla ripresa di un sistema produttivo che stenta a riprendere slancio dopo il rimbalzo post covid”.

Da parte sua, la Cgia di Mestre evidenzia: “Vicenza, Belluno e Rovigo erano già in difficoltà prima dei dazi. Se all’inizio del prossimo mese di agosto i dazi imposti dall’Amministrazione Trump dovessero essere confermati al 30%, Vicenza e Belluno potrebbero essere le realtà territoriali del Veneto a subire gli effetti economici più pesanti. Non solo perché da queste due realtà territoriali ‘partono’ due dei tre prodotti regionali più venduti in Usa, occhialeria e oro, ma anche perché nel 2024, in assenza di tariffe doganali, queste due realtà hanno subito, rispetto all’anno precedente, una decisa contrazione delle esportazioni verso il paese a stelle e strisce. Se la provincia berica ha visto diminuire le vendite del 4,7% (pari in termini monetari a -108,7 milioni di euro), quella dolomitica addirittura del 23,9% (-292 milioni di euro). E anche Rovigo (-20,1%)”.

In realtà, il primo scorcio del 2025 era stato positivo per l’export polesano verso gli Usa: come emerge dalle “Statistiche Import Export I trimestre 2025 - Venezia Rovigo” della Camera di Commercio di Venezia Rovigo, nel primo trimestre del 2025 si era registrato un incremento del 10,5% rispetto al primo trimestre 2024 dei valori dell’export polesano verso gli Stati Uniti, corrispondente a due milioni di euro in più, dovuto principalmente all’aumento del 1.009% delle vendite di bevande, del 48,4% di gioielleria e bigiotteria e del 4.954,9% di libri e periodici. Se fosse continuata questa tendenza, l’export Polesano sarebbe cresciuto di quasi il 6% rispetto al 2024, con un valore di 76 milioni di euro. Sicuramente non sarà così. Anche se di colpo di scena in colpo di scena ci si può aspettare di tutto. Probabilmente, infatti, l’annuncio comunicato sabato via social, è il “solito” giochetto trumpiano dello spararla grossa per poi negoziare in una posizione di maggiore forza, anche se gli effetti per i mercati globali è comunque deleterio. E, per le aziende meno strutturate, quali quelle polesane, può risultare letale.

“Questa cosa proprio non ci voleva, e nemmeno ce lo aspettavamo - dichiara Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo - Tanto più perché si somma alle difficoltà che le nostre imprese stanno vivendo nei confronti di un altro grande partner commerciale del territorio: la Germania. Ci vuole un intervento deciso da parte del Governo a sostegno di tutto manifatturiero sia in termini di ammortizzatori sociali, perché ci aspettiamo un significativo calo della produzione e un conseguente regresso occupazionale, sia tramite serie politiche di rilancio del settore produttivo. In questo senso è necessario attivare nuovi mercati come l’India e più in generale i paesi dei Brics, il Medio Oriente, il Sud America e l’Estremo Oriente. Per fare questo servono politiche coordinate industriali e di promozione commerciale del Made in Italy nel mondo. Questa doppia crisi, relativa alla crisi della Germania e ai dazi di Trump, assieme a problema mancato ricambio generazionale nelle filiere produttive (a tutti i livelli dalla dirigenza fino alla manodopera), rischia di mettere una pietra tombale sulla tradizione del manifatturiero rodigino e italiano nel suo complesso. Una cosa che crediamo sia da evitare in tutti i modi per il bene delle nostre comunità e di un’Europa di cui noi siamo a tutt'oggi il secondo paese manifatturiero!”.

Guardando all’interscambio commerciale Rovigo -Stati Uniti, nel 2024 il primo settore, con la fetta maggiore pari a oltre il 42,1% del totale delle esportazioni verso gli Stati uniti che pur scese del -20,1% valevano oltre 72,6 milioni, è stato quello delle “attività manifatturiere”, che comprende fra le altre, “gioielleria, bigiotteria e articoli connessi”, con valori pari a 30,57 milioni di euro, in aumento del 7,8% rispetto al 2023. Aveva invece già perso terreno, -39,3% la voce “macchinari e apparecchi”, che con 16.2 milioni ha rappresentato comunque il totale dell’export polesano statunitense. Ancora più pesanti i crolli di “Sostanze e prodotti chimici”, -43,4%, per 7,57 milioni, e “Metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti”, ben il -47,8% per un valore pari a 3 milioni. A seguire, i prodotti agroalimentari con un valore sempre di 3 milioni e una flessione del -6,2%, il tessile, con 2,96 milioni e il -4,5%, la gommaplastica, con 2,88 milioni e il -21,9%, “legno e prodotti in legno; carta e stampa” con 1,49 milioni e il +17,3%, i mezzi di trasporto con 1,24 milioni e il +199,3%, la farmaceutica con 919mila euro, gli apparecchi elettrici con 698mila euro e il -53,0%”.

Cosa fare per attenuare l’onda d’urto dei dazi? Per la Cgia, “Innanzitutto, Bruxelles ha 15 giorni di tempo per negoziare con Washington e raggiungere un accordo che sia più giusto e più equo di quello presentato sabato scorso dal Presidente Trump. A livello nazionale, invece, dobbiamo cercare di diversificare i mercati di sbocco delle nostre vendite all’estero guardando, in particolare, al mercato europeo. Inoltre, dobbiamo rilanciare i consumi interni per compensare, almeno in parte, gli effetti negativi che saranno provocati dai dazi americani. Come? Continuando a ridurre il peso delle tasse, lasciando così più soldi in tasca a famiglie e imprese e mettendo a terra i soldi del Pnrr. Entro la metà del 2026, infatti, dovremo spendere altri 110 miliardi che potrebbero contribuire in misura determinante a dare un volto nuovo, moderno ed efficiente a tutto il Paese”.

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