VOCE
MIGRANTI
29.07.2025 - 21:01
La giunta di palazzo Nodari fa marcia indietro e smentisce se stessa: stop al progetto Sai e revoca della delibera, approvata meno di una settimana fa, che dava il via libera alla richiesta di proroga al ministero dell’Interno per un ulteriore triennio. La decisione è stata presa martedì pomeriggio, nel corso di una giunta convocata in mattinata in via urgente e a distanza di un paio d’ore dal vertice in prefettura con il sottosegretario dell’interno Nicola Molteni.
Il fatto che la richiesta di proroga del progetto sia stata resa pubblica martedì, nei giorni “caldi” sul fronte della sicurezza, a quanto pare non è piaciuto granché al sindaco Valeria Cittadin come pure non dev’essere piaciuta granché l’accozzaglia di commenti carichi di odio, sdegno, cattiveria e razzismo comparsi sui social. E così la stessa giunta ha ingranato la retromarcia e bloccato il provvedimento. Ma la brusca frenata sembra più dettata dall’umore del momento che da una reale programmazione delle politiche di accoglienza.
I beneficiari del progetto sono 30 persone, famiglie con minori comprese e in situazioni di fragilità, delle quali 25 ospitate a Rovigo e 5 ad Adria: rinunciare al Sai non significa far sparire queste persone dalla circolazione; il rischio, piuttosto, è quello di proiettarle in una condizione di difficoltà tale per cui poi saranno comunque i servizi sociali comunali a farsene carico, ma in questo caso senza poter usufruire dei fondi ministeriali, oltre 500mila euro all’anno, che il ministero dell’interno mette a disposizione per finanziare il Sai fino al 2028.
Martedì pomeriggio, poi, il sindaco Cittadin e l’assessore alla sicurezza Michele Aretusini hanno giustificato tutto questo nel corso di una conferenza stampa. E quello che è emerso è che Rovigo non solo non è più disposta a “tollerare” il Cas, il centro di accoglienza straordinario gestito direttamente dalla prefettura, che in città è stato allestito all’ex convento dei cappuccini ed attualmente ospita 89 persone con il numero che è triplicato rispetto all’anno scorso, ma anche il Sai, che pure riguarda “immigrati - ha precisato Cittadin - ai quali è già stato riconosciuto lo status di rifugiati e prevede percorsi di integrazione” è diventato in meno di una settimana un problema.
E così la delibera di giovedì scorso adesso non va più bene e si torna indietro: “Facendo seguito anche all’incontro di oggi (ieri, ndr) in prefettura, il tentativo deve essere quello di diminuire le presenze - ha replicato Cittadin - essendo persone fragili che devono essere aiutate, Rovigo non può impegnarsi su questo. Perciò interrompiamo il progetto ventennale per non appesantire la città. Faccio presente che comunque non avevo firmato atti deliberativi successivi alla messa in atto”.
La conferenza comunque è stata più ampia e di cose ne sono state dette tante altre: “Sulla linea dell’intervento del governo in merito alle presenze ai Cappuccini - ha continuato il sindaco - ossia il Cas che noi abbiamo identificato da subito come causa di malumore, perplessità e rimostranze in città rispetto al senso di insicurezza percepita, riteniamo che queste presenze abbiano dato senza mezzi termini fastidio alla città. Alla luce dell’intervento del sottosegretario Molteni che ridurrà il numero di richiedenti asilo nel sito, che noi avevamo chiesto fosse azzerato, in sintonia con questa volontà di riduzione abbiamo fatto una riflessione aggiuntiva rispetto al progetto Sai partito nel 2001 e che vedeva la presenza di 30 persone. Il progetto si doveva rinnovare con cadenza triennale e prevedeva che in altri Comuni della provincia ci potesse essere un aumento dei posti di altre 30 unità. Trenta posti in più che sono comparsi nella delibera del Comune perché Rovigo è capofila e, in quanto tale, si era fatto carico di prevedere la prosecuzione e l’ampliamento. Rovigo però, in linea con la riduzione delle presenze ai Cappuccini, ha deciso di sollevarsi dal progetto Sai perché riteniamo che la situazione in città sia calda e tutto quello che porta presenze aggiuntive debba essere rimosso. Faremo una delibera di cessazione di questa attività”.
Altre motivazioni addotte dal sindaco riguardano la delinquenza: “Quando non c’è l’autonomia finanziaria delle persone poi i problemi sono quelli che sono - ha proseguito - le persone che arrivano nel nostro Paese senza autonomia economica diventano manovalanza della malavita. La scelta è questa, sappiamo che è una scelta forte. Questa amministrazione non ha previsto l’aumento del numero di immigrati in città. Prova ne è che ci sarà una riduzione”. Dal canto suo, l’assessore Aretusini ha evidenziato “la necessità di dare risposte anche forti come rinunciare al progetto Sai. La direzione è di dare stabilità, sicurezza e un’alta qualità della vita ai concittadini, garantendo a tutti, uomini e donne, di poter uscire tranquilli anche nelle ore serali”. Nei prossimi giorni, la giunta terrà una nuova conferenza stampa per illustrare un'ordinanza in via di preparazione che regolamenterà l'uso del monopattino, il consumo di bevande alcoliche "si potrà fare solo all'interno dei locali e sotto i dehors e non nei bicchieri di vetro" ha precisato Cittadin e pure "la modalità di stare seduti sulle panchine pubbliche".
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