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Granchio blu, liquidati 40 milioni

Il commissario all’emergenza Caterino ha fatto il punto sul piano e rintuzzato le polemiche

Granchio blu, liquidati 40 milioni

Granchi pronti a “invadere” lo Sri Lanka, ma anche le tavole nostrane. Forse. Dall’inizio dell’anno sono state vendute in tutto 231 tonnellate di granchi blu, ma la speranza è che questi numeri possano crescere esponenzialmente. Tuttavia, il vero obiettivo, ha rimarcato il commissario straordinario per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della diffusione e proliferazione della specie granchio blu Enrico Caterino, già prefetto di Rovigo, è di salvaguardare la molluschicoltura.

Guardando ai numeri, il commissario ha spiegato che “siamo in leggero calo rispetto al 2024, perché fra aprile e luglio di quest’anno, con il dato al 25 luglio, sono state catturate 780 tonnellate di granchio blu rispetto alle 865 dello stesso periodo dell’anno scorso. E, di queste, 231 tonnellate sono state commercializzate. Solo a giugno i numeri delle catture sono stati più elevati del 2024, mentre luglio e aprile sono stati in calo. Ma la presenza è consistente e gli allevamenti di vongole sono ancora devastati. Speriamo che con le protezioni ed i recinti, che per il momento sembrano dare risposte positive, si possa riprendere la produzione, anche se certamente non ai livelli precedenti all’arrivo del granchio”.

Nell’ordinanza commissariale del 21 luglio si riporta come “nel 2023, il Veneto ha registrato circa 630 tonnellate di catture, con un incremento del 550% rispetto alle 97 tonnellate del 2022. Nel 2024, nei primi sei mesi, le catture sono ulteriormente aumentate, raggiungendo 687 tonnellate. In Emilia-Romagna, la Sacca di Goro ha visto un aumento ancora più significativo, passando da 90 tonnellate nel 2022 a 936 tonnellate nel 2023 (+940%). Nei primi sei mesi del 2024, le catture hanno raggiunto 993 tonnellate. Una parte significativa delle catture è stata effettuata non al fine della commercializzazione ma dello smaltimento, rispettivamente il 62% del pescato tra il 2022 e il 2023 in Emilia-Romagna e oltre il 56% nel Veneto”. A fronte di questo la produzione di molluschi si è pressoché azzerata.

Mercoledì il commissario Caterino è stato in Provincia per un lungo incontro “tecnico” con gli amministratori, in particolare i sindaci di Porto Tolle Roberto Pizzoli e di Rosolina Michele Grossato e il vicesindaco di Porto Viro Adam Ferro, nonché gli assessori regionali Cristiano Corazzari e Valeria Mantovan, e con i rappresentanti associazioni di categoria e associazioni e consorzi di pescatori, a margine del quale ha tenuto un momento stampa per chiarire alcuni punti, in risposta agli attacchi arrivati nei giorni scorsi, soprattutto da esponenti del Pd polesano. “Sono già stati liquidati, attraverso le Capitanerie di porto, 40 milioni di euro di indennizzi alle imprese della pesca - ha precisato - Ed è una mancanza di rispetto verso tutti i soggetti che hanno lavorato al piano, elaborato col supporto tecnico gratuito di Ispra, Cner e Crea, col coinvolgimento e la collaborazione delle amministrazioni regionali e degli enti locali e delle associazioni del comparto ittico, dire che manca una strategia. Perché una strategia per contenere e contrastare la diffusione e la proliferazione del granchio blu c’è ed è chiara ed è bene precisare cosa stiamo facendo d’intesa con le Regioni e i Comuni. Tuttavia, quello che mi dà più fastidio è che viene data di me un’immagine di persona che si sottrae ai confronti, mentre non è assolutamente così e sono sempre a disposizione: sono stato attaccato da una persona che ha già avuto un incontro con il sottoscritto e che non ha fatto pervenire altre richieste d’incontro”. Poi, ha aggiunto: “E’ bene chiarire che mi lascia perplesso aver letto che ci sarebbero 2,3 milioni di costi per la struttura commissariale: basta leggere il piano economico, che è pubblicato sul sito del ministero: le spese sono indicate in 150mila per il 2025 e 100mila per il 2026, nelle quali rientrano anche eventuali attività tecniche. Ma finora i costi della struttura sono stati pari a zero, perché la Provincia ci ha dato la disponibilità di uno spazio a titolo gratuito e la Regione ha messo a disposizione un funzionario, oltre alla disponibilità della Prefettura. Di fronte a una grossa difficoltà del territorio, sarebbe meglio non cercare polemiche a tutti i costi e guardare bene quanto pubblicato”.

Per quanto riguarda i fondi a disposizione, sono previsti 4 milioni per il 2025 e 6 milioni per il 2026, per Veneto ed Emilia Romagna, ma il commissario ha spiegato che dovrebbero essere stanziati a breve altri 17 milioni. Intanto sono stati già stanziati 3,7 milioni aggiuntivi dell’avanzo non utilizzato dal Fsn, il Fondo di solidarietà nazionale per gli interventi compensativi dei danni, anche se solo 720.760 destinati al Veneto.

Il piano prevede contributi per i costi sostenuti per gli interventi di prelievo e smaltimento del granchio blu, con un rimborso di 1 euro al chilo per la cattura e di 50 centesimi al chilo per lo smaltimento, sempre che non si voglia o si riesca a commercializzare il prodotto, e contributi per sostenere gli interventi di semina e di messa in opera di strutture che possano salvaguardare le lagune dall’ingresso dei granchi. Oggetto di polemica anche il fatto che i ristori partano dal 16 di aprile in poi. “E’ da allora che è stato approvato il piano, non può essere retroattivo”, ha chiarito il commissario.

Per quanto riguarda la commercializzazione in altri Paesi, Caterino ha spiegato che “la struttura commissariale non interviene direttamente, ma viene informata. Qui in Veneto si sta organizzando un’azienda asiatica per l’esportazione in Sri Lanka, che ha però dovuto affrontare dei passaggi burocratici che non avevano previsto. Ma dovrebbe essere tutto operativo nel giro di qualche settimana”. Già si parla, infatti, di bollitori per la cottura e di frigoriferi per il congelamento nell’ex ShellFish. “A Goro - ha poi aggiunto Caterino - invece è attiva una società costituita da realtà locali e tunisine, già con 50-70 unità utilizzate al momento. C’è molto dinamismo, un interesse anche della Corea, dove il prodotto è molto apprezzato. Il mercato interno? Deve ancora superare uno scoglio culturale, ma già ci sono realtà come il pastificio Artusi che produce ravioli con granchio”. Qualcuno, invece, sta pensando di utilizzarlo nel “pet food”, il cibo per animali.

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