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Una vera invasione di grilli

Lo specialista spiega tutto

E’ l’anno del grillo di Bordeaux

Un’invasione che più pacifica non si può. Con sottofondo “musicale”. Ma in qualche caso i numeri sono davvero alti e c’è chi si è spazientito, come si evince dal fiorire di post su Facebook, da un capo all’altro della provincia, da Rovigo a Occhiobello, passando per Badia, Gavello e Lusia.

Ma non solo, perché la presenza massiccia si riscontra in tutta la pianura padana, tanto che anche il sindaco di Bondeno se n’è occupato con un messaggio sui social. Di chi si tratta? Del grillo. Anzi, dei grilli che a decine e decine sono spuntati fuori in questa estate anomala, con il picco di caldo a giugno e pioggia a fine luglio.

“Si tratta di grilli della specie eumodicogryllus burdigalensis, il grillo di Bordeaux”, spiega Marco Gottardo, entomologo rodigino, già ricercatore alle Università di Siena, Colonia e Gottingen, divulgatore e grande esperto ed appassionato di tutto il mondo degli insetti. “Effettivamente - nota - quest’anno la popolazione sembra aver avuto una forte espansione, quest’anno sono entrati anche a casa mia che abito al secondo piano. Questo è un grillo che in Veneto è sempre presente, dalla costa alla pianura, soprattutto negli ambienti coltivati. Si nutre di piante e materiali vegetali che trova ma non crea danni all’agricoltura. E non trasmette nessun tipo di patogeni o problemi. E’ notturno e i maschi cantano. Ma non si tratta del più famoso grillo domestico, che viveva nelle case e che è diventato raro, addirittura estinto in molte zone".

"Perché questa proliferazione? E’ comune negli insetti che ci siano annate particolarmente favorevoli nelle quali si riscontra un’aumento della popolazione. Tuttavia basta avere un po’ di pazienza, perché con la fine dell’estate se ne vanno e non è detto che il prossimo anno siano così numerosi. Saranno contenti i loro predatori, soprattutto uccelli e rettili”.

Anche le cicale sembrano aver avuto un “boom”. Soprattutto in Commenda si sente forte la loro presenza durante il giorno e ad inizio estate tronchi e muri erano ricoperti delle loro “mute”, gli esoscheletri che cambiano quando finisce la fase larvale.

“E’ già un paio di anni che ce ne sono molte - nota Gottardo - Le cicale vivono nel terreno anche per molti anni come larve ed escono fuori quando sono pronte: può darsi che questi inverni più miti abbiano aiutato a resistere più facilmente, il riscaldamento potrebbe averle avvantaggia. Anche in questo caso sono i maschi che cantano e non sono insetti dannosi, se ne stanno per lo più sugli alberi perché succhiano linfa ma non danneggiano le piante”.

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