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MIGRANTI

L’accoglienza va a Lendinara

Slitta al 5 settembre la scadenza per chiedere il rinnovo al ministero dell’interno fino al 2028

L’accoglienza va a Lendinara

Nel futuro del progetto Sai c’è l’ipotesi di spostarsi una manciata di chilometri più ad ovest, verso Lendinara. E’ questa la prospettiva che si sta stagliando all’orizzonte del programma di accoglienza e integrazione di persone fragili con lo status di rifugiati finanziato interamente dal ministero dell’Interno e che a Rovigo esiste dal 2001. La questione è complessa e delicata, anche perché sul piano politico è finita nell’occhio del ciclone del centrodestra che governa la città, finendo per intrecciarsi con le drammatiche vicende che hanno pesantemente segnato il fronte della sicurezza nel capoluogo, inoltre si gioca tutta sulla pelle di 30 anime, perché questo è il numero dei rifugiati inseriti nel Sai su scala provinciale, che vivono una situazione di disagio, fisico o psichico, riconosciuto. In qualsiasi caso, da qualche giorno, si è aperto uno spiraglio che potrebbe portare alla richiesta di rinnovo per un ulteriore triennio del progetto, senza che però Rovigo ne tenga più le redini come il ruolo di capofila prevede.

Un primo segnale che non tutto sia perduto arriva intanto dalla richiesta di proroga della scadenza per la presentazione della richiesta di rinnovo, scadenza che, inizialmente fissata per il 31 luglio è stata allungata al 7 agosto e da ieri ulteriormente slittata al 5 settembre. In altre parole, c’è tempo fino al prossimo 5 settembre per presentare la disponibilità da parte dell’ente locale ad attivare il Sai per il triennio 2026/2028, dato che il triennio in corso scade il prossimo 31 dicembre. E tale disponibilità va presentata, come detto, al ministero dell’Interno che, vale la pena ricordarlo, per il rinnovo del Sai nei confronti di 30 rifugiati, in situazione di difficoltà e fragili e famiglie monogenitoriali con minori, mette sul piatto qualcosa come 547.500 euro per ciascuna annualità, vale a dire 1.642.500 euro per l’intero triennio. Tra le amministrazioni di Rovigo e Lendinara, con quest’ultimo che è il capofila dell’Ats del medio-alto polesine di cui anche il capoluogo fa parte, nel frattempo, è stata avviata una discussione sulla possibilità di mantenere in piedi il progetto. Il dialogo è allo stadio iniziale ma qualcosa, comunque, si sta muovendo.

Tra l’altro, il progetto coinvolge anche il Comune di Adria in quanto dei 30 posti inseriti nel Sai polesano, cinque sono assegnati ad Adria e 25 a Rovigo. Insomma, si sta parlando di numeri davvero ridotti e se altri Comuni fossero coinvolti in una sorta di rete di accoglienza “diffusa” diventerebbero addirittura irrisori. Il “caso” del progetto Sai a Rovigo è deflagrato lo scorso 28 luglio, quando è stata pubblicata la delibera approvata dalla giunta (durante una riunione alla quale il sindaco Valeria Cittadin era assente) che dava l’ok alla richiesta di rinnovo. Il giorno successivo la stessa Cittadin affiancata dall’assessore alla sicurezza Michele Aretusini, impegnati a far fronte all’emergenza sicurezza in città e a concordare l’entrata in vigore delle zone rosse, ne ha annunciato la revoca. In consiglio comunale, Cittadin ha spiegato che i rifugiati in Polesine che dal 31 dicembre sarebbero “fuori” dal progetto, dovrebbero essere inseriti nei Sai di altre province. Tutto questo prima della nuova ipotesi arrivata grazie anche agli interventi delle associazioni che mercoledì sera si sono riunite al teatro di San Bortolo per discutere proprio di accoglienza.

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