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REGIONALI

Lega veneta alza l’asticella: stop ai transfughi

Salvini spinge la Lista Zaia, Pontida snodo il 21 settembre

La Lega a pranzo per l’autonomia

Alberto Stefani

La Lega veneta scatena il suo colpo di teatro e rimette l’alleanza di centrodestra di fronte a scelte non rinviabili: niente spazio ai “transfughi”, pressing per la Lista Zaia, candidatura del governatore in sospeso ma sempre più evocata. Una mattinata a Noventa Padovana, tra collegamenti con Matteo Salvini e Luca Zaia, numeri snocciolati, nomi messi sul tavolo e un messaggio chiaro agli alleati: il Veneto resta roccaforte leghista, ma l’investitura passa da condizioni politiche precise.

E' Gian Paolo Gobbo a far deflagrare la “bomba” nel direttivo della Lega-Liga Veneta: “Ai miei tempi c’era un patto non scritto nel centrodestra: i cambi di casacca non andavano premiati”.

Tradotto nel presente: niente ricandidatura per chi ha lasciato il Carroccio. Nel mirino finiscono la trevigiana Silvia Rizzotto, oggi presidente della Seconda commissione in Consiglio regionale, e il veronese Marco Andreoli, alla guida della Terza commissione a Palazzo Ferro Fini, entrambi passati a Fratelli d’Italia; e Luca Coletto, ex assessore alla Sanità nella seconda giunta Zaia, poi sottosegretario nel Conte I a Roma e quindi assessore nella giunta umbra Tesei, approdato “addirittura” a Forza Italia di Flavio Tosi. Dalla sala piovono altri nomi: il padovano Fabrizio Boron e il trevigiano Gianantonio Da Re (in realtà già espulsi dalla Lega), il veronese Paolo Paternoster, il trevigiano Gianpaolo Vallardi, il veneziano Gianluca Forcolin. “Nessuno di questi deve essere candidato”: questo il mandato affidato al segretario veneto Alberto Stefani, indicato da molti come in pole position per il dopo Zaia, perché lo formalizzi agli alleati.

Il segretario federale Matteo Salvini ribadisce “la richiesta della Lega di esprimere il prossimo candidato presidente del centrodestra” e mette in campo i numeri: 11.000 iscritti, oltre 160 sindaci, 158 disponibilità alla candidatura, “addirittura tre liste” potenziali. Dati che, per Salvini, certificano “la forza dirompente della Lega in Veneto” e la necessità di non disperdere “l’eccellente amministrazione garantita negli ultimi anni con la guida di Luca Zaia”.

Il governatore concentra il ragionamento su due parole chiave: governabilità e Lista Zaia. “C’è gente che mi dice che senza la Lista Zaia non andrà neanche a votare”, spiega ai suoi, collegando il tema al traguardo del 60% dei voti: soglia che garantirebbe il controllo del 60% del Consiglio regionale. Il perché è presto detto: bastano cinque consiglieri che cambino casacca in corso di legislatura per esporre la maggioranza al rischio di finire in balia dell’opposizione. Salvini raccoglie il testimone: “Farò tutto il possibile per portare a casa la Lista Zaia. È un valore aggiunto che proporrò agli alleati”, si legge nella nota diffusa da via Bellerio. 

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