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Sindaci fra minacce e intimidazioni

Velox, migranti, pandemia, politica e disagio: dal 2010 in Polesine 19 episodi in 7 Comuni

Sindaci fra minacce e intimidazioni

Onori? Sì’, certo, ma anche oneri. E rischi che non devono essere “del mestiere”: dal 2010 in Polesine ci sono stati 19 episodi di intimidazioni ai danni di sindaci di sette Comuni.

L’ultimo in ordine di tempo, il sindaco di Bosaro Daniele Panella, che si è trovato a fronteggiare episodi incresciosi dopo la decisione di installare un autovelox. Su tutti, il rogo appiccato nel marzo del 2023, nella notte, alla porta del locale caldaia del Comune di Bosaro, con del combustibile, probabilmente benzina, che sembrerebbe aver avuto l’intento preciso di provocare danni. Perché dietro a quella porta, sul lato sinistro del complesso municipale di piazza Madonna San Luca, c’è la caldaia alimentata a metano e se il fuoco non fosse stato spento in tempo, il rischio di un’esplosione sarebbe stato concreto.

Ma non è il solo sindaco ad aver avuto a che fare con minacce e intimidazioni, perché, appunto, in 15 anni Avviso Pubblico, l’associazione nata nel 1996 per riunire gli amministratori pubblici che si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica, nel suo report “Amministratori sotto tiro” ne enumera quasi una ventina. Diciannove episodi avvenuti però in sette Comuni: Rovigo, Bosaro, Porto Tolle, Occhiobello, Ceregnano, Fiesso Umbertiano e San Bellino. Si tratta, va rimarcato, degli episodi denunciati, che sono comunque una quota decisamente inferiore al numero di minacce che gli amministratori locali purtropo ricevono con grande frequenza, senza contare offese e insulti che piovano anche attraverso i social.

Ovviamente, in Polesine le cifre sono ben distanti, fortunatamente, dalle province di Napoli, Cosenza, Reggio Calabria e Palermo, uniche a superare i 200 casi, ma anche dai vari Comuni delle quattro regioni in cui sono nate le cosiddette “mafie storiche”, anche se ci sono poi realtà come quelle di Roma, sesto posto con 180 casi censiti in 15 anni, Milano, 12esima con 126 casi, e Torino, 14esima con 116 casi.

In Veneto se ne contano 230 in tutto, nona fra le regioni, proprio sotto la Toscana con 231. La classifica regionale vede invece Padova in testa con 66 atti intimidatori o minacce negli ultimi tre lustri, seguita da Venezia con 50 e Treviso e Vicenza appaiate con 38. Belluno è sotto Rovigo, con 11 episodi, ma in ultima posizione, con appena 8 casi, c’è Verona.

Tornando al Polesine ed andando a ritroso, nel 2023 si sono verificati ben 4 episodi in due Comuni: oltre al sindaco di Bosaro anche il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli è stato vittima di minacce, arrivate con lettere anonime alla vigilia delle elezioni. Era stato lui stesso a rendere pubblica la cosa, con un post sui social, spiegando che frasi come “Dimettiti, o te la faremo pagare”, ma soprattutto minacce alla sua famiglia e frasi che mettevano in dubbio la sua onestà l’avevano spinto a a denunciare il tutto.

Nel 2022 in provincia di Rovigo si è verificato un solo episodio, con un atto intimidatorio ai danni dell’allora sindaco di Rovigo Edoardo Gaffeo. Anche nel 2021, un solo episodio su scala provinciale, in questo caso vittima ne era stata l’allora sindaco di Occhiobello Sondra Coizzi. Nel 2020, anno particolarmente delicato per lo scoppiare della pandemia, i cui effetti si sono comunque fatti sentire anche nel biennio successivo. Sulla base della classificazione effettuata da Avviso Pubblico, il 42% degli atti minatori registrati nel corso dell’anno nei confronti degli amministratori locali è stato legato alle restrizioni imposte dalla pandemia e solo l’11% a forme di disagio sociale come difficoltà economiche e occupazionali

Volgendo ancora più indietro lo sguardo, nel 2019 a finire sotto tiro è stato Ivan Dall’Ara, al tempo sindaco di Ceregnano e presidente della Provincia di Rovigo, Ivan Dall’Ara, oggetto di insulti e minacce sui social network in occasione della festa della Liberazione. Dall’Ara aveva pronunciato un discorso in cui tracciava un parallelo tra l’accoglienza agli immigrati e la mobilitazione internazionale della quale beneficiò il Polesine al tempo dell’alluvione del 1951: apriti cielo, i “leoni da tastiera” lo ricoprirono di insulti e improperi difficilmente riferibili.

Nel 2018, invece c’era stato un fuoco incrociato su Massimo Bergamin che in quel momento era il sindaco di Rovigo, che ricevette insulti e minacce per l’emergenza idrica che lasciò per diverse ore la città e altri Comuni senza acqua. Due cartelli con intimidazioni e offese vennero affissi sulla precedente casa del primo cittadino. Nell’aprile dello stesso anno minacce anche ad Aldo D’Achille, sindaco di San Bellino. Fantomatiche, e mai più risentite “Brigate popolari polesane antiangherie” fecero arrivare al primo cittadino una lettera minatoria dal contenuto molto chiaro: “Rimuovi quel velox, o te ne pentirai amaramente, ci saranno ritorsioni”. Evidentemente la scelta di installare un velox su una strada comunale non era piaciuta a qualche imbecille dalla penna facile.

Nel 2017 gli episodi furono addirittura cinque fra Rovigo, Occhiobello e Fiesso Umbertiano. Numero che proiettò il Polesine come una delle province dove gli amministratori pubblici erano più a rischio.

Il 29 marzo al centro del mirino ancora Massimo Bergamin a Rovigo, oggetto di un’aggressione da parte di un uomo che pretendeva un aiuto economico ed un posto di lavoro. Intervennero poi gli agenti della polizia municipale a riportare la calma, ma le minacce pronunciate furono pesanti: “Ti taglio il collo. Se non mi aiutate ve la farò pagare cara”. Sempre a Rovigo, poi, il 19 giugno, un uomo entrò nel salone d’onore del Comune mettendo sotto sopra tutta la stanza, e cospargendo di immondizia il corridoio e la sala di fronte all’ufficio del sindaco. L’uomo risultò essere un trentenne senza fissa dimora che non aveva ottenuto la casa richiesta al Comune.

In gennaio minacce sui social anche al sindaco di Occhiobello Daniele Chiarioni, a causa dell’accoglienza di migranti sul territorio comunale. “Muori, sei un pezzo di m…., spero che ti mettano su una zattera e ti buttano nel Po”, e altre frasi di questo altissimo tenore furono indirizzate alla sua persona. E sempre il tema accoglienza di migranti, che quell’anno aveva particolarmente scaldato gli animi, aveva visto, a novembre, Giorgio Munerato, consigliere comunale di Fiesso Umbertiano, che aveva pubblicamente chiesto di non perdere “il senso delle proporzioni”, a seguito della possibilità che il territorio del suo Comune potesse ospitare sette richiedenti asilo in due abitazioni private, fargli piovere addosso insulti e minacce sui social network, cosa che lo spinse a rassegnare le dimissioni.

“Atti del genere non fermano mai l’azione di un sindaco che opera per il bene della propria comunità, anzi ne rafforza l’impegno. Certo, non sono mai piacevoli”. L’ex sindaco di Bosaro Daniele Panella ed il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli sono sulla stessa linea quando ripensano agli episodi che li hanno visti loro malgrado vittime di attacchi minatori e gesti intimidatori. Due casi emersi perché, per la loro gravità, sono stati denunciati, a fronte di tanti che non vengono invece denunciati, senza contare offese e calunnie, soprattutto sui social.

Panella è finito nel mirino due anni fa, quando è stato installato l’autovelox sulla Statale 16, con un attacco incendiario al municipio, oltre a minacce varie. Con il velox poi segato due volte da l fantomatico “fleximan”. “Cosa resta? Amarezza - commenta - La sensazione, a freddo, è quella di riversare il massimo della tua responsabilità e del tuo impegno e fronteggiare una cocente delusione. Perché fare il sindaco, soprattutto in piccole realtà, vuol dire investire tempo e risorse personali e vedere che tutto questo non viene compreso crea una grande amarezza. Perché è un’aspirazione il voler far bene per la propria comunità, non certo una professione. E purtroppo i social stanno creando grossi problemi, arrivando a volte a condizionare l’operato di sindaci che si danno da fare ma che vengono travolti da persone che magari non sanno bene nemmeno di cosa parlano o non sono nemmeno del loro territorio. Senza contare, come nel caso di Bosaro, dei danni al patrimonio pubblico”.

Pizzoli, invece ricorda: “Avevo ricevuto lettere minatorie prima delle elezioni. Mi era già capitato altre due volte, una prima nel 2013 e una negli anni successivi. Tuttavia, mi ero limitato a segnalare l’accaduto senza poi sporgere denuncia, cosa che ho fatto invece l’ultima volta, due anni fa, sia per il tenore delle minacce contenute nelle lettere, sia perché era coinvolta la sicurezza di tutta la mia famiglia e messa in dubbio la mia stessa onestà. Non solo, ma le lettere erano state recapitate a casa di mia mamma e non era stata per niente una cosa piacevole. Anche perché mi dice sempre che sono matto a fare il sindaco. Mi invitavano a ritirarmi altrimenti ci sarebbero state conseguenze gravi per me e per le persone vicine a me. Questo non mi ha certo fermato e il voto mi ha poi premiato, però sono stati la stessa Digos ed il Questore a invitarmi a sporgere denuncia, anche perché serve a loro per mappare e tenere meglio sotto controllo questi fenomeni. Da allora non ci sono stati più episodi del genere”.

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