Cerca

Lavoro

Riesplode la cassa integrazione

Fra maggio e giugno un milione di ore autorizzate: numeri che non si vedevano da un decennio.

Riesplode la cassa integrazione

Nel primo semestre dell’anno già due milioni di ore di cassa

Nei primi sei mesi dell’anno le aziende polesane hanno fatto ricorso a quasi 2 milioni di ore di cassa integrazione. Che significa ore di “non lavoro” per operai e impiegati di aziende in sofferenza. Un “termometro” dell’affanno del sistema produttivo che riporta a valori che non si vedevano da oltre un decennio. Il semestre infatti ha fatto registrare un monte ore di cassa pari a 1.923.192 e, fra l’altro, di queste oltre la metà solo fra maggio e giugno. Nel primo semestre del 2024, le ore di cassa integrazione autorizzate in Polesine erano state 1.201.095, mentre nei primi sei mesi del 2023 appena 892.664.

E se il triennio pandemico ha avuto dinamiche peculiari e non raffrontabili con i tempi precedenti, se si guarda al periodo a.C. (ante Covid), in tutto il 2019 le ore autorizzate erano state 433.053, meno delle 501.858 del solo giugno scorso; nei 12 mesi del 2018 erano state 766.285, nell’intero 2017 invece 995.811 e 1.692.048 nel 2016. Trovare un anno con numeri paragonabili bisogna guardare all’intero 2015, con 3.046.913, mentre nel 2014 erano state ben 4.713.478. In ogni caso, al di là dei raffronti, è evidente che fra guerre, dazi, delocalizzazioni e crisi generalizzata del metalmeccanico la situazione dell’intera industria italiana non è delle più rosee. Figuriamoci per il Polesine che ha sempre avuto un tessuto economico particolarmente fragile. Il mese scorso, in una ricognizione a livello regionale, la Fiom ha indicato in Polesine 110 dipendenti della Draxton in cassa integrazione straordinaria e 310 dell’Agritalia, 80 della Solmec, 261 della Aso e 25 della Agco in cassa ordinaria.

Il segretario della Uil di Rovigo Gino Gregnanin nota: “Misure come la Cassa integrazione, il Fondo di integrazione salariale, i Fondi di solidarietà bilaterali e la Naspi assumono, oggi più che mai, un ruolo cruciale nel contenimento delle crisi aziendali e nella tutela del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti in situazioni di sospensione o cessazione dell’attività produttiva. Dagli ultimi dati diffusi dall’Inps e rielaborati dalla Uil, nel I semestre del 2025 i segnali di difficoltà produttiva si moltiplicano. In particolare, la Cassa Integrazione ha segnato un aumento del 21,8%, mentre i Fondi di solidarietà bilaterali hanno registrato un’impennata del 49,6%. E il 59% del totale delle ore autorizzate ha riguardato le imprese del Nord. Il Veneto è, dopo la Lombardia, insieme al Piemonte, intorno ai 39 milioni. Alla luce di questo scenario, occorre porre particolare attenzione al ruolo strategico che le politiche attive del lavoro, i percorsi di formazione, le strategie di riqualificazione e le politiche industriali possono e devono svolgere per affrontare le transizioni occupazionali. La nostra Regione andrà anche al voto e la campagna elettorale è già iniziata. Ma i nostri lavoratori e le nostre aziende hanno bisogno che il lavoro non si fermi, di stabilità e concretezza”.

Per Samuel Scavazzin, segretario della Cisl di Padova e Rovigo, “è una situazione preoccupante, soprattutto nel medio e lungo periodo: in Polesine abbiamo problemi endemici ben noti, popolazione anziana, pochi giovani, pochi numeri. Se non ci attiviamo per fare sistema con la politica, con le imprese e con i sindacati, facendo squadra e remando insieme tutti nella stessa direzione, definendo priorità e obiettivi da raggiungere, rischiamo che per questa provincia le cose peggiorino sempre di più in un momento in cui aumenta la competitività ed è sempre più facile essere tagliati fuori dal mercato. Eppure il Polesine è un crocevia importante, ha un Interporto che è uno dei pochissimi a livello nazionale a unire le tre modalità gomma-ferro-acqua. Doveva essere un fulcro della ZLS, ma della ZLS non si sa più nulla”.

Il segretario provinciale della Cgil Pieralberto Colombo non nasconde la preoccupazione: “Il punto è che ad oggi non abbiamo prospettive certe e che la cassa integrazione non dura all’infinito. La sofferenza è concreta, soprattutto in alcuni settori più colpiti, come il metalmeccanico ma anche il tessile, con alcuni casi già arrivati alla riduzione del personale e a qualche chiusura anche per chi lavora, ultimo anello della catena, per firme importanti. Le previsioni per l’autunno sono difficili, nessuno oggi dice che ci sarà una ripresa da qui a novembre ed è per questo che a livello generale già da un po’ chiediamo strumenti straordinari come durante il Covid, come il blocco dei licenziamenti. Nel frattempo va rimarcato che non abbiamo visto una politica industriale e che anche a livello locale, come con Cisl e Uil chiediamo da tempo, servono progettualità, anche perché il 90% sono aziende piccole che necessitano di essere accompagnate e inserite in progetti di ampio respiro. Il respiro qui invece manca. E il vero problema è che si innescherà una spirale, già vista con i cali del settore turistico: perché il problema salariale si ripercuote sui consumi e quindi sul commercio”.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400