VOCE
ECONOMIA
25.08.2025 - 05:52
Il Veneto si trova di fronte a una sfida occupazionale senza precedenti: entro il 2029, oltre 291mila lavoratori andranno in pensione. Di questi, 164.600 sono dipendenti privati: una cifra che rappresenta il 56,5% del totale regionale. Il fenomeno, evidenziato dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, è aggravato dal progressivo invecchiamento della forza lavoro e dalla difficoltà nel reperire manodopera.
A commentare la situazione è Marco Campion, presidente di Confartigianato Polesine. “Noi di Confartigianato - dice - già qualche anno che studiamo il problema, non di facile risoluzione. Già oggi molte imprese rinunciano a commesse perché non hanno le maestranze. Se va avanti così, non apriranno più imprese perché non trovano operai. Vediamo già nel nostro sindacato che ci sono chiusure perché mancano maestranze e non c’è ricambio generazionale: quei pochi giovani che ci sono vanno altrove, spesso all’estero”.
Campion sottolinea la necessità di un intervento congiunto. “Credo che per risolvere il problema bisogna sedersi attorno a un tavolo tutti insieme, istituzioni e sindacato, per trovare una soluzione. Le grandi imprese hanno sostituito le uscite con lavoratori comunitari ed extracomunitari, ma nell’artigianato questo è più difficile perché richiede molta formazione”.
La situazione richiede azioni urgenti per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e sostenere le imprese artigiane, che rischiano di essere le più penalizzate. Sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Rettore direttore Cna di Padova e Rovigo. “I numeri presentati sono ‘spietati e crudi’ ma sono numeri che conosciamo bene. Le imprese da tempo faticano a trovare dipendenti e questo, nel futuro, sarà sempre più difficile. In questa direzione Cna Padova e Rovigo ha avviato da tempo un rapporto con scuole e Its per facilitare il passaggio dei più giovani verso le imprese artigiane che oggi garantiscono serenità del posto di lavoro, salari adeguati e crescenti, un welfare garantito da Ebav, l’ente bilaterale dell’artigianato che da anni eroga prestazioni a favore dei lavoratori artigiani come il sostegno allo studio dei figli, prestazioni sanitarie e cure odontoiatriche, pacchetto maternità e molto altro. Per i giovani l’artigianato può essere garanzia di soddisfazione economica e realizzazione personale".
"La seconda carta da giocare - continua Rettore - sono le donne. Oltre ai giovani va detto che molte donne si stanno affacciando al mondo artigiano che conosce una crescente femminilizzazione in settori tradizionalmente maschili come autotrasporto, manifattura ed edilizia. Il numero di donne impiegate in Veneto e a Rovigo è ancora basso e lontano dalla media europea quindi facilitarne l’ingresso nel lavoro è la seconda risposta. La terza carta da giocare è l’inserimento di lavoratori stranieri, già presenti in settori come costruzioni e trasporto. La Cna lavora da anni alla creazione dei corridoi professionali per permettere a cittadini stranieri di studiare nel proprio paese la nostra lingua oltre ad un avviamento al lavoro per poi arrivare in Italia. La presenza di lavoratori stranieri è già importante e può crescere ulteriormente".
"Ultima carta - conclude - è l’impiego di innovazioni organizzative e di tecnologie che favoriscano la crescita di produttività dei lavoratori permettendo un minore impiego di manodopera. Su questo versante molte piccole imprese hanno già fatto passi da gigante che vanno condivisi. Nei prossimi giorni, dopo la pausa estiva, Cna di Rovigo proseguirà un ciclo di incontri sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale e altri seminari per l’utilizzo di tecnologie 5.0 nelle aziende. Queste soluzioni permettono di aumentare la produttività per addetto. Insomma, la preoccupazione è grande ma Cna Padova e Rovigo mette in campo soluzioni e proposte per le imprese che vogliono crescere. Serve un sistema territoriale che supporti le associazioni di categoria e le imprese innovative”.
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