VOCE
l’intervista
26.08.2025 - 05:31
Il commissario all'emergenza Enrico Caterino.
Ai primi di settembre ai pescatori bassopolesani saranno corrisposti i rimborsi per il conferimento dei granchi blu catturati nelle lagune del delta del Po. Un conferimento che va nella direzione che la pesca dell’Alto Adriatico deve ormai essere fatta di equilibrio fra raccolta di cozze e vongole, rilancio della molluschicoltura e una nuova filiera economica per lo sfruttamento del granchio blu, specie che gli esperti ormai definiscono impossibile da eradicare dai fondali bassopolesani. Dopo lo stillicidio degli anni scorsi, quindi, con la raccolta di vongole e e cozze messa in ginocchio, occorre guardare avanti.
A fare il punto della situazione sul tema granchio blu è Enrico Caterino, commissario nazionale alla gestione del granchio blu.
Commissario Caterino partiamo dall’argomento dissuasori contro il granchio, presentato la scorsa settimana a Ferrara.
“Siamo ancora a livello di ipotesi, non c’è stato nessun via libera. Qualche settimana fa se ne è parlato ad un incontro alla prefettura di Ferrara, si tratta di dissuasori acustici, che emettendo suoni particolari dovrebbero allontanare i granchi dalle aree di molluschicoltura. Un progetto portato avanti da chi lo ha brevettato e provato, dichiarando di aver ottenuto risultati sorprendenti. Ma si tratta di prove empiriche, occorrono test scientifici, con elaborazione di dati. Che dovranno essere effettuati con metodo scientifico e con tecnici e ricercatori dell’Ispra e dell’università. Solo dopo queste prove si potrà valutare l’efficacia di questi dissuasori. L’ipotesi è interessante, ma servono verifiche sul campo”.
Si dice che la pesca bassopolesana deve convivere con la presenza del granchio.
“Non lo dico io, ma gli esperti. L’eradicazione di questa specie è data ormai per impossibile. A questo punto occorre mettere in atto il piano che abbiamo già definito, basato su contenimento della diffusione dei crostacei, tutela e rilancio della molluschicoltura e sviluppo di una filiera per trasformare il problema in risorsa”.
Scendendo sul piano pratico?
“Partiamo dal presupposto che il granchio blu con tutta probabilità non potrà più essere eliminato dai fondali delle lagune polesane, occorre quindi trovare il modo di conviverci. E quindi utilizzare le varie modalità per contenere la sua diffusione, dai teli per proteggere le semine delle vongole, alle recinzioni per tenere alla larga i crostacei. E in questo senso i contributi non sono mancati. In parallelo bisogna credere nell’opportunità di trasformare il problema granchio in risorsa, e quindi dare impulso all’attività economica per il suo utilizzo alimentare. Parlo di una filiera che parta dalla raccolta dei crostacei all’attività di trasformazione e commercializzazione”.
Attività che può essere redditizia per il mondo della pesca?
“Certo occorre riconvertire parte dei sistema, ma si può fare. A Goro, ad esempio lo si sta già facendo”.
E in Polesine?
“I primi passi sono stati fatti. Gli esperti dicono che la qualità del granchio presente nelle lagune di Veneto ed Emilia è molto alta. L’utilizzo alimentare è molto richiesto negli Stati Uniti, in Corea, in Tunisia e in altre aree del mondo. Ci sono società straniere molto interessate a creare rapporti di collaborazione con il territorio, anche in Polesine. In particolare la società dello Sri Lanka, di cui si è più volte parlato, è interessata a mettere in piedi, nell’area del delta, un magazzino e laboratorio per la trasformazione del granchio”.
Con possibilità occupazionali?
“A Goro, come dicevo prima, una società tunisina, con mediatore americano, che si occupa di trasformazione del granchio ha aperto uno stabilimento ed ha fatto una settantina di assunzioni. Questi soggetti stranieri hanno già intravisto prospettive di business. Non vedo perché anche il territorio veneto ed i suoi pescatori non dovrebbero riuscire ad avviare questo tipo di attività?”
Parla di riconversione e impossibilità di eradicazione del granchio blu, pescatori e istituzioni ne sono al corrente?
“Certamente. Il problema granchio ormai esiste da alcuni anni, è naturale che all’inizio ci sia una prima fase di sbandamento e timore. Ma poi occorre fare i conti con la realtà e agire per trasformare il problema in risorsa”.
A proposito di risorse, quelle economiche: in più occasioni è affiorata la polemica sulle somme messe a disposizione per affrontare l’emergenza.
“Ho più volte spiegato che i 40 milioni di euro stanziati dal governo sono stati impiegati per indennizzare i pescatori. La maggior parte di questa cifra è andata a Veneto, aree del Polesine e Chioggia, ed Emilia. Ci sono poi stati i bandi regionali di Veneto ed Emilia, in due anni, a cui hanno partecipato molti pescatori, per la raccolta e lo smaltimento dei crostacei. E ripeto che entro i primi giorni di settembre ci saranno i rimborsi per i granchi raccolti e conferiti in Basso Polesine”.
Come funziona?
“Per il settore polesano sono già arrivate domande per circa 600mila euro, che saranno versati al Consorzio pescatori che si era occupato di raccogliere i granchi raccolti dai pescatori del delta. E’ stato infatti identificato come punto di riferimento e raccolta dei granchi in Polesine. Sarà poi il Consorzio a ripartire la somma fra gli operatori, in base a ricevute e note di conferimento. In questo caso si tratta della raccolta del periodo aprile-giugno. In seguito ci saranno i rimborsi per i periodo successivi”.
Ci sono state polemiche anche per le spese della gestione commissariale?
“Poco comprensibili. La mia carica è prevista fino a dicembre 2026. Le spese sono nulle, in quanto a livello nazionale la sede è al ministero dell’ambiente. A livello locale grazie ad accordi con la Provincia di Rovigo utilizzo gli uffici di palazzo Celio e se ci sono da fare incontri possiamo utilizzare gli spazi delle prefetture. C’è poi una convenzione con Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per le attività di monitoraggio e ricerca sul granchio blu. I rimborsi per le spese di gestione? In un anno circa 15mila euro. A volte le polemiche nascono da errori di valutazione o da equivoci su come stanno le cose”.
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