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Fanghi nel Delta, per il progetto arriva una frenata

Altri 30 giorni per le osservazioni. Interesse allargato agli altri Comuni dell'area. Il sindaco Gasparini: “Ho fiducia nell’iter burocratico”.

Fanghi nel Delta, per il progetto arriva una frenata

Un incontro dei mesi scorsi per discutere sull’impianto di Loreo

Il progetto della società Green sludge Solution Srl per un impianto di recupero e valorizzazione energetica dei fanghi di depurazione a Loreo prosegue il suo iter amministrativo, anche se quella di ieri appare una frenata. Il Comitato VIA della Regione Veneto ha riconosciuto ufficialmente che gli impatti potrebbero riguardare non solo Loreo ma anche i Comuni di Adria, Porto Viro e Taglio di Po. L’iniziativa è infatti ancora in valutazione in Regione con un procedimento unico autorizzatorio avviato a fine 2023. Ieri la richiesta della VIA di altri 30 giorni di tempo per le osservazioni.

L’iter Il primo segnale politico forte a riguardo era arrivato il 21 maggio scorso, quando alcuni consiglieri regionali avevano chiesto che la valutazione del progetto non si limitasse al solo Comune di Loreo, ma all’intero Delta del Po, in quanto territorio fragile e interconnesso. Nella risoluzione si sottolineava che l’impianto, destinato a trattare fanghi da depurazione sia civile che industriale, rientra in una categoria a potenziale elevato impatto ambientale. La collocazione, a ridosso di aree agricole e turistiche, vicina a siti Natura 2000 e a corridoi ecologici, desta preoccupazioni. Si invitava la Regione a valutare siti alternativi, fuori dall’area deltizia. A fianco di queste posizioni si schierano anche le associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente Delta del Po.

Via Nel frattempo, la procedura tecnica avviata a fine 2023 è proseguita. Dopo la domanda presentata dalla società, il Comitato tecnico regionale VIA, ossia l’organo che valuta gli impatti ambientali, ha chiesto integrazioni nel marzo 2024. L’azienda ha depositato nuova documentazione nell’ottobre 2024 e ulteriori chiarimenti a marzo 2025. Il 6 agosto scorso il Comitato ha esaminato gli atti aggiornati e constatato che gli impatti non si limitano a Loreo.

Lo studio Uno studio di impatto ambientale, in particolare il modello di dispersione delle emissioni, vale a dire un calcolo che mostra come gli inquinanti si diffondono nell’aria, indica che il biossido di azoto (NOx) prodotto dall’impianto potrebbe raggiungere anche i comuni di Adria, Porto Viro e Taglio di Po. Il gas in questione è uno dei principali inquinanti derivanti dalla combustione ed è regolato da un decreto legislativo del 2010, una sorta di testo unico sulla qualità dell’aria. Le simulazioni mostrano che i valori potrebbero arrivare fino al 5% del limite previsto dalla legge in alcune zone limitrofe.

Osservazioni Alla luce di queste conclusioni, la Regione Veneto ha deciso di estendere la consultazione pubblica: da ieri, 26 agosto, per 30 giorni i cittadini e le associazioni dei comuni coinvolti possono presentare osservazioni. Le amministrazioni locali ieri sono state quindi invitate a pubblicare l’avviso nei rispettivi albi pretori.

Il progetto di Loreo resta, quindi, aperto al confronto. I prossimi passi dipenderanno dalla qualità delle osservazioni che arriveranno entro il termine dei 30 giorni e dalle valutazioni tecniche del Comitato VIA.

Il sindaco Il sindaco di Loreo, Moreno Gasparini, commenta: “Bene che venga allargata la richiesta di osservazioni, anche se alcuni Comuni si sono già espressi in sede di consiglio comunale con un ordine del giorno. Il Comune di Loreo mantiene fiducia nell’esito dell’iter burocratico, sia esso positivo che negativo. Se l’esito sarà favorevole, vorrà dire che i tecnici avranno valutato attentamente le soluzioni più idonee. Se guardiamo alle indicazioni dell’Unione Europea, non è più possibile smaltire i fanghi nei campi, perché eventuali inquinanti verrebbero rimessi in circolo. L’azienda propone la costruzione di un impianto in partenariato pubblico-privato per l’ossidazione termica dei fanghi, una soluzione che contribuirebbe a contenere le tariffe per tutti i cittadini. Leggendo attentamente la documentazione con un approccio tecnico, senza farsi influenzare da opinioni di parte, la normativa comunitaria ci indica chiaramente questa direzione. Entro il 2030, se le Regioni non raggiungeranno l’80% di autosmaltimento dei fanghi, incorreranno in sanzioni. Credo che se in sede tecnica venisse vietato il trattamento dei fanghi industriali, mantenendo solo quelli civili, sarebbe un compromesso condivisibile per tutti”.

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