VOCE
Economia
27.08.2025 - 07:00
Marco Campion, presidente di Confartigianato
Economia e lavoro in difficoltà, e la Zls che in Polesine non decolla. Mancano i lavoratori o il lavoro? Sembra questo il dilemma di questi giorni, che presenta dati alquanto discordanti. La Cgia di Mestre annuncia che nei prossimi 5 anni andranno in pensione 291mila persone ed a causa del cosiddetto inverno demografico, ossia l'invecchiamento della popolazione, la forza lavoro sarà dimezzata. Ecco perché il mondo imprenditoriale da tempo denuncia la difficoltà di trovare manodopera. Di contro i sindacati fanno sapere che la crisi economica è profonda tanto che la cassa integrazione è arrivata in soli 6 mesi a quasi un milione di ore, cifre che non si vedevano da un decennio. Cosa sta accadendo in Polesine?
Il presidente di Confartigianato Polesine Marco Campion spiega che “a nostro avviso il lavoro c’è, solo che servono competenze adeguate. C'è carenza di servizi, infrastrutture e manodopera altamente specializzata. Il Polesine è una terra lunga e stretta, molti Comuni sono isolati senza vie veloci di comunicazione e non garantiscono una qualità della vita adeguata per famiglie e nuovi lavoratori”.
E per un imprenditore che vuole lavorare in Polesine? Campion fa l’esempio della Zls, che sulla carta è una grande opportunità, “garantendo un credito d'imposta di complessivi 80 milioni di euro ma con una soglia minima di investimento di 200mila euro. Escludendo, di fatto, le piccole e medie aziende che, il più delle volte, non hanno capacità finanziarie adeguate, anche per la difficoltà di accedere al credito. Degli investitori stranieri potenziali indiani, arabi, tedeschi e sudafricani, giunti in visita ai primi di maggio, non si hanno notizie e nulla si sa se i loro interessi fossero orientati più alle aree veneziane o rodigine. Le domande per beneficiare del credito d'imposta andavano effettuate con una comunicazione preventiva dal 22 maggio al 23 giugno”.
“Ebbene - continua Campion - allo stato attuale per la zona del Polesine nessuno sembra essere interessato. Dal sito BlueGate sono stati emessi da maggio provvedimenti di autorizzazione per 10 ampliamenti e due nuovi insediamenti, tutti nell'area portuale di Venezia. Questo dovrebbe far riflettere sulla capacità attrattiva del nostro territorio. Ma del resto la maggior parte dei Comuni coinvolti (Bagnolo di Po, Bergantino, Bosaro, Calto, Canaro, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Ceneselli, Ficarolo, Fiesso Umbertiano, Gaiba, Melara, Occhiobello, Polesella, Rovigo, Salara, Stienta, Trecenta) non sono ben serviti dal punto di vista viario e non offrono forse manodopera disponibile locale. Anche in questo caso forse è mancata un'azione forte e corale politico-sindacale che sapesse intercettare grandi aziende, salvo poi garantire un indotto settoriale di riferimento”.
E sul fatto che i sindacati chiedono progettualità: “Come Confartigianato Polesine siamo pronti, oggi più che mai, anche in vista delle elezioni regionali, a un confronto costruttivo, dobbiamo riprogettare il futuro di un territorio che non va più visto come marginale, ma come nuova opportunità di sviluppo rispetto alle altre aree venete ormai sature”.
Attorno a questo tavolo ci dovrebbero essere “tutti i soggetti interessati pubblici e privati e tutti coesi verso la vera transizione, con agganci regionali e nazionali. Il dubbio resta però se si osserva come sono stati gestiti i fondi del Pnrr, dove ogni Comune ha fatto per sé, - fa notare Campion - senza una regia che potesse avere una visione di insieme per programmare interventi che mirassero ad un benessere economico e sociale collettivo. Dobbiamo passare dalle parole ai fatti, capire i bisogni per studiare gli strumenti e le azioni da mettere in campo, in un disegno lungimirante che ci indichi la direzione”.
Sui settori più in crisi dice: “Sono il manifatturiero, meccanica e moda in particolare, ma anche il turismo estivo ha dato segnali di cedimento. Le aziende sono poco orientate all’export, segno tangibile di mancanza di visione strategica, competenze specifiche, strutture organizzative, solidità finanziaria, pochi investimenti in innovazione e digitalizzazione. Ma se vogliamo puntare a una nuova visione strategica - fa notare Campion -, almeno dal nostro punto di vista, dobbiamo insegnare ai giovani ad acquisire le competenze nobilitanti del lavoro artigiano e formarli anche a livello universitario, per dare a loro la possibilità di essere maggiormente competitivi nei mercati internazionali, in una interconnessione generazionale, tenendo conto che il futuro passa sempre attraverso il mantenimento della radice profonda e radicata del lavoro che ha fondato il Made in Italy”.
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