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Sindacati: “In Polesine lo sviluppo si è fermato. Occorre fare fronte comune”

I segretari confederali Colombo, Scavazzin, Gregnanin: “Il territorio si spopola, servono investimenti e pianificazione”.

Sindacati: “In Polesine lo sviluppo si è fermato. Occorre fare fronte comune”

Pieralberto Colombo, Gino Gregnanin e Samuel Scavazzin

Mondo del lavoro in difficoltà e Polesine che si spopola, Cgil, Cisl e Uil chiedono un tavolo comune fra istituzioni e associazioni datoriali, per individuare nuove strategie e settori specifici su cui fare fronte comune. Si tratta di un ragionamento che arriva da Pieralberto Colombo, segretario polesano della Cgil, Samule Scavazzin, segretario della Cisl di Padova e Rovigo e Gino Gregnanin, della Uil di Rovigo.

I tre responsabili sindacali dicono che i dati emersi nei giorni scorsi sulla picchiata demografica del nostro territorio e sull’esodo dei giovani verso altre regioni confermano la validità di quanto avevamo segnalato, accompagnando la nostra analisi con proposte per promuovere un’azione di sistema territoriale. Le criticità si stanno manifestando in modo sempre più evidente, anche con varie prese di posizione da parte di diverse associazioni datoriali.

Cgil, Cisl e Uil evidenziano che non solo la popolazione continua ad invecchiare sempre di più, ma i polesani tra i 30 e i 60 anni, scesi sotto i 100mila, diventeranno sempre meno e rischiano di dimezzarsi nel giro di trent’anni. A questo si aggiunga che, secondo altri dati emersi di recente, solo nel 2024, ben 192 giovani under 35, di cui il 61% laureati, hanno lasciato il Polesine e questo ripropone una delle questioni prioritarie per la sopravvivenza del nostro territorio, su cui in questi giorni si sono espressi vari stakeholders, associazioni datoriali in primis. Fino alla più recente polemica sull’assenza di manifestazioni di interesse, nel portale della ZLS, per la parte polesana. Già nel marzo dello scorso anno avevamo definito, insieme a Confindustria Veneto Est, un documento con indicazioni molto pratiche per il rilancio produttivo del territorio.

Per i sindacati continua a mancare da parte delle istituzioni politiche la capacità di trasformare le proposte in atti concreti. Al di là della ZLS, che non è l’unica prospettiva ferma al palo, i tavoli per tentare di governare e delineare delle progettualità ci sono già, come il tavolo dell’economia e l’IPA, per ragionare su un’idea di sviluppo legata alle vocazioni del territorio e per renderlo attrattivo a nuovi insediamenti. La priorità va data alla sostenibilità ambientale, perché non possiamo permettere che si continui a scaricare su questo territorio lo scambio eventuale tra lavoro e tutela della salute e dell’ambiente, e anche alla buona occupazione, in tutti i sensi, perché può essere un volano importante per rendere più attrattivo il territorio.

Ecco allora che serve un’idea di territorio legata anche alla formazione anticipata dei lavoratori e delle lavoratrici, tenendo conto anche che nell’ultimo anno diverse aziende del settore tessile hanno dichiarato lo stato di crisi e stanno riducendo il personale. Necessario quindi programmare una sorta di riqualificazione, indirizzata verso le caratteristiche degli insediamenti che potrebbero arrivare in futuro. Per individuare le figure necessarie per programmare la formazione e la riqualificazione dei lavoratori, sarebbe opportuno coinvolgere anche i centri per l’impiego, di cui a volte ci dimentichiamo. L’importante è fare sistema.

La regia di tutto questo non può che essere di natura pubblica. Chiediamo quindi alle istituzioni e alla Provincia di farsi promotrice di un’azione di coordinamento politico, attraverso l’Ipa, perché se nulla proviamo a fare, rimarremo fermi alle dichiarazioni, sulle quali spesso ci troviamo più o meno tutti d’accordo.

Riguardo alla ZLS: l’assenza di manifestazioni di interesse per la parte polesana è un aspetto negativo, ma il tentativo di dare risposte e progettualità si rifletterebbe anche sugli investimenti in questa direzione, ma non solo. Se lasciamo tutto così, tutto viene meno e sarebbe un’occasione persa. La nostra proposta di ampliare le risorse nel confronto con Adriatic Lng e di poterle poi indirizzare, attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori, per sviluppare progettualità condivise per gli interessi del Polesine, pesca e non solo, non era polemica e andava proprio in questa direzione, di un territorio che fa sistema e che tenta di ragionare con chi può anche portare risorse utili allo sviluppo di progetti e servizi, che a loro volta possono aumentare l’attrattività per nuovi cittadini e imprese.

Il destino altrimenti è quello di rassegnarci a un progressivo spopolamento e abbandono del territorio, a quel non condivisibile documento del governo sulle aree interne, di cui noi facciamo purtroppo parte, perché ne abbiamo le caratteristiche, e rassegnarsi ad una sorta di lenta eutanasia. È nostra intenzione, per non rimanere alle enunciazioni, tentare nelle prossime settimane di rilanciare un tavolo con le associazioni di categoria imprenditoriali, riprendendo il documento concordato con Confindustria e individuando alcuni temi sui quali fare fronte comune per parlare con le istituzioni e la politica locale, alle quali spetta il compito di fare sistema tra investimenti, progettualità e vocazione del territorio, non frammentando gli interventi, ma mettendoli insieme.

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