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Il Polesine dice addio al progetto Sai

Persone straniere accolte fino a fine anno, “molte già integrate. Già definite soluzioni alternative”

Il Polesine dice addio al progetto Sai

Persone straniere accolte fino a fine anno, “molte già integrate. Già definite soluzioni alternative”

Scaduto il termine e nessun rinnovo per il progetto Sai. Addio, quindi al sistema di accoglienza e integrazione finanziato dal ministero dell’interno, il cui rinnovo era stato dapprima approvato dalla giunta di palazzo Nodari e poi repentinamente revocato. I termini per un rinnovo dell’adesione sono scaduti venerdì scorso senza che il sindaco Valeria Cittadin, e la sua giunta, cambiassero idea sulla sospensione del programma, e senza che altre opzioni, come si era cercato di trovare nelle scorse settimane, venissero a galla. Il sindaco Cittadin, d’altra parte, aveva più volte ribadito la scelta fatta, ed anche ieri ha rimarcato che a palazzo Nodari si è rimasti “fermi sulla decisione”.

Ed ora che succederà alle oltre 30 persone (quasi tutte dell’est Europa) seguite e accolte dal programma di accoglienza e integrazione? L’assessore ai servizi sociali del Comune di Rovigo, Nadja Bala, spiega che “in realtà la sospensione riguarda soprattutto i nuovi inserimenti nel progetto Sai, quelli che avrebbero dovuto scattare dal prossimo gennaio, e che di fatto non riguarderanno Rovigo. I nuovi inserimenti che rientrano in questa tipologia di immigrati, infatti, saranno destinati dalla prefettura ai Comuni dove è attivo il programma. Quindi ad altri capoluoghi di provincia del Veneto”.

E per le persone attualmente accolte nel quadro del Sai, in molti casi si tratta di donne ucraine, spesso con figli? “Molte di loro - continua la Bala - hanno effettuato un percorso di accoglienza e inserimento che ha permesso di trovare lavoro e di integrarsi dal punto di vista sociale nel tessuto polesano. In ogni caso era già previsto che a sei mesi dalla fine del biennio di durata del programma ci fosse per ogni situazione la previsione di una sorta di piano B, o di sistemazione alternativa in caso di non conferma del programma. Nessuna persona o nucleo famigliare, quindi, resterà in balia degli eventi”. La domanda che sorge allora è: ma se tante persone accolte attraverso il Sai hanno potuto trovare occupazione o integrazione sociale, non è la dimostrazione della bontà del progetto? E quindi perché sospenderlo? “In verità - prosegue Bala - ci siamo resi conto che molte persone con fragilità varie sono e sarebbero di gestione complicata, e che il contesto storico attuale non ci permette di rinnovare il progetto. Ciò non toglie che prossimamente si possa rivedere questa decisione”.

Oltre Rovigo il progetto Sai riguarda, per cinque persone anche Adria. “Si tratta - precisa l’assessore al sociale di Adria Donatella Baratella - di due piccoli nuclei familiari, donne di nazionalità ucraina con figli, che hanno già trovato una nuova sistemazione o sono vicini a farlo”.

Nessun problema, quindi, stando alle due amministrazione comunali, per le persone straniere accolte fino alla fine dell’anno. Poi da gennaio l’argomento riguarderà altre città che non hanno scelto di stoppare questo servizio.

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Commenti all'articolo

  • frank1

    07 Settembre 2025 - 16:14

    ogni tanto qualche buona notizia.,qualcuno avra' qualcosa da dire?? ok..portiamoli a casa sua...

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