VOCE
il caso
11.09.2025 - 21:08
Bocche cucite, nessun commento: l'incendio che avrebbe potuto divampare in Fratelli d'Italia dopo la conferenza stampa del consigliere comunale Sara Moretto vittima, a suo dire, di un caso di “spoofing” è stato incassato silenziosamente dai vertici del suo partito.
E mentre cresce la curiosità per conoscere il nome dell’autore di questa falsa mail, che potrebbe essere rintracciato dalla polizia postale, in FdI prevale, la linea del silenzio tra tutti gli esponenti FdI citati nella mail inviata a fine luglio all'onorevole Giovanni Donzelli, responsabile del dipartimento organizzazione. Mail che nel mittente, stando a quanto ricostruito dal consigliere e dal suo legale, l'avvocato Giampietro Berti, riporta l'indirizzo mail della stessa Moretto. Questo perché, stando alla ricostruzione resa mercoledì, chi l'ha spedita si è servito di un server di servizi illegali registrato in Repubblica Ceca.
Ma soprattutto, chi l'ha scritta si è preso la briga di accusare vari esponenti del partito “di connivenza, malafede, interessi personali” come motore della loro azione “a danno delle persone come pure del partito e dell'amministrazione che governa la città”. Dal senatore e coordinatore regionale Luca De Carlo al senatore e commissario provinciale Bartolomeo Amidei passando per l'ad di Ecoambiente Alberto Patergnani e il consigliere comunale e provinciale Fabio Benetti: tutti i nominati esplicitamente nella mail (della quale tanti parlano, tanti sono informati, tantissimi hanno letto o si sono fatti leggere il contenuto ma nessuno pare averne una copia) e accusati di condotte improprie (non sono formulate accuse di reati, è stato chiarito da Moretto e dall'avvocato Berti) il giorno dopo l'innesco si limitano a pronunciare pochissime parole.
“Attendo l'esito delle indagini” è l'unico commento rilasciato da De Carlo, come pure quello di Patergnani che ribadisce: “Attendo l’esito delle indagini”. Il consigliere Benetti invece si barrica dietro un algido “no comment” mentre il senatore Bartolomeo Amidei si spinge appena più avanti di tutti affermando: “Non capisco perché la conferenza stampa in questo momento. Detto questo, comunque, attendo l'esito delle indagini”. Sì, perché il consigliere Moretto, appena saputo della mail a suo nome, lo scorso 30 luglio si è rivolta alla polizia postale.
E in Procura, sulla base della denuncia-querela del consigliere, il pm Francesco D'Abrosca ha aperto un fascicolo per il momento contro ignoti. Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico combinato con sostituzione di persona i reati ipotizzati.
Nella mail, tra l'altro, oltre a puntare il dito contro le persone citate, a formulare una serie di richieste ai vertici nazionali e a lodare il coordinatore comunale Matteo Zangirolami e il presidente del consiglio nonché fratello del consigliere Mattia Moretto, viene fatto riferimento ad un esponente di Forza Italia “accusato di gestire da fuori le vicende di FdI e del Comune”. Nella mail, viene precisato da chi l’ha letta, non viene fatto alcun nome in proposito, ma durante la conferenza stampa era stato fatto il nome del coordinatore provinciale di Fi Piergiorgio Cortelazzo. Sara Moretto afferma di non ricordare questo passaggio, né di aver fatto questo nome, né di non averlo fatto: “Tendo a voler dimenticare momenti così”, dice. Invece l’avvocato Giampietro Berti ieri ha inviato una nota per puntualizzare che “nella mia qualità di difensore di fiducia della persona offesa e cioè della consigliera comunale Sara Moretto, sono a precisare che la stessa nel corso della conferenza stampa di ieri non ha mai menzionato l’onorevole Piergiorgio Cortelazzo, il cui nominativo non compare nella mail falsamente attribuita alla consigliera Moretto”. Nella mail considerata falsa, quindi, non è indicato il nome del dirigente di Forza Italia tirato in ballo nelle varie affermazioni di chi si è sostituito a Sara Moretto. Lo stesso Cortelazzo dice: “Non sono menzionato in quella mail e quindi non devo commentare alcunché. Stiamo parlando di una mail falsa il cui contenuto non si sa chi possa averlo scritto. Quindi non mi riguarda, e poi figuriamoci se io posso mettermi a interferire nelle vicende interne di altri partiti”.
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