VOCE
santa maria maddalena
15.09.2025 - 09:31
Il consiglio comunale che sabato mattina, a Occhiobello, ha celebrato i 75 anni di attività della Casa di Cura Santa Maria Maddalena non è stato un mero esercizio di dovizia istituzionale nei confronti di una realtà che ha segnato, in modo indelebile, la vita della cittadinanza occhiobellese e di tanto territorio circostante, ma un riconoscimento, certo doveroso, ma soprattutto sentito nei confronti di un uomo, Franceso Pellegrini, medico chirurgo che decise, nel 1950, di costruire, proprio a Santa Maria Maddalena, questo importantissimo presidio sanitario.
Nelle parole del sindaco, Irene Bononi, tutta la riconoscenza nei confronti di una storia fatta da donne e uomini che hanno avuto una chiara visione del futuro e la capacità di perseguire l’obiettivo: “Il consiglio comunale – ha detto la sindaca in apertura della seduta – vuole testimoniare riconoscenza alla famiglia Pellegrini, a chi ha fondato e a chi ha fatto crescere questa realtà, portandola al ruolo di eccellenza che riveste. Richiamando la frase di Nelson Mandela che recita ‘un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso’, possiamo dire che la Casa di cura è la prova concreta di come un sogno, se sostenuto dalla volontà, possa diventare realtà e futuro. Abbiamo affrontato insieme emergenze, programmato strategie di prevenzione, condiviso responsabilità con un unico obiettivo, il bene della comunità. Sappiamo di poter contare su un interlocutore attento, che ha a cuore i servizi, la salute e, più in generale, il benessere di chi si rivolge a questa struttura”.
Tra gli interventi più significativi, e non poteva essere altrimenti, quello pronunciato da Francesco Pellegrini, attualmente assessore alle Politiche sociali del Comune di Occhiobello, che ha ricordato il difficile contesto storico in cui l’ospedale nacque, l’aumento dei posti letto, dai 12 del 1950 agli attuali 120, gli ampliamenti, gli investimenti in tecnologie all’avanguardia e il passaggio del testimone, nel 1982 al professor Franco Pellegrini, anch’egli medico chirurgo, che ne assunse la direzione, proseguendo in quella visione del padre di un centro di eccellenza che non perdesse mai di vista la missione delle origini, il prendersi cura delle persone.
E proprio Franco Pellegrini, nel suo intervento, non ha tralasciato l’aspetto umano che lega il medico al paziente: “Dobbiamo fare una carezza ai nostri pazienti, avvicinarci a loro e chiedere come stanno. Non bastano le medicine, occorre vicinanza, comprensione”.
Nel corso della cerimonia, proprio Franco Pellegrini ha consegnato una borsa di studio della Fondazione Pellegrini, del valore di duemila euro, a Elettra Vendemiati, giovane occhiobellese laureata in medicina all’università di Roma Tor Vergata con 110 e lode.
La tesi, selezionata dal comitato scientifico della fondazione Pellegrini, presieduto da Gianni Tessari, presente alla cerimonia, è stato uno studio sui “Biomarcatori infiammatori nell’ictus ischemico acuto cardioembolico: possibile impatto sull’outcome clinico e radiologico”.
L’amministrazione ha donato alla famiglia Pellegrini un acquerello dell’artista polesano Alberto Cristini, raffigurante la Casa di cura, tra gli intervenuti della mattinata, Lisa Rigon, dirigente medico dell’ospedale di Rovigo in rappresentanza della direzione generale dell’Ulss 5, il presidente della Provincia Enrico Ferrarese, la consigliera regionale Laura Cestari, l’assessore regionale Cristiano Corazzari, l’onorevole Nadia Romeo e il senatore Bartolomeo Amidei.
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