VOCE
elezioni regionali 2025
19.09.2025 - 05:00
Sessantacinque giorni all’apertura dei seggi, ma ormai soltanto 36 al “les jeux sont faits” del deposito candidature. Eppure, su questo fronte, siamo ancora in alto mare. Soprattutto perché il centrodestra, che aspira a confermarsi alla guida del Veneto al punto che pure Elly Schlein quando parla del lungo turno elettorale delle Regionali autunnali augura al suo Pd una vittoria per 6-1 assegnando agli avversari soltanto la bandierina veneta, non ha ancora sciolto le riserve non solo sul nome del candidato, ma persino su quale sia il partito che lo dovrà esprimere.
Certo, tutti gli indizi portano ad Alberto Stefani, deputato leghista e vice di Salvini nel partito. Ma se il “Capitano” sperava di annunciare il nome del candidato per il post-Zaia al pratone di Pontida, domenica, è probabile che l’urlo leghista resti strozzato in gola. Perché Fdi, ancora, non accende luce verde, rivendicando la guida di un’importante Regione del Nord: pensare di prendersi la Lombardia nel 2028 richiede un notevole atto di pazienza e di fiducia. E allora, occhio al Veneto. Ma anche alle Marche: delle sette Regioni che voteranno nei 60 giorni che separano il 28 settembre (Marche e Val d’Aosta) dal 23 novembre (Veneto, Campania e Puglia) proprio ad Ancona c’è in campo l’unico (finora) esponente Fdi, il governatore uscente Francesco Acquaroli. La vulgata romana vorrebbe che in caso di conferma Fdi potrebbe digerire la corsa leghista in Veneto; altrimenti rivendicherebbe il boccone più grosso. Il candidato? Raffaele Speranzon è senz’altro un nome importante; ma attenzione al coordinatore veneto Luca De Carlo così come a Elena Donazzan, personalmente convinta che “io questi qui li batterei tutti”.
Fin qui il presidente. Poi ci sono le liste dei partiti. Cinque i nomi collegati a ogni simbolo, in Polesine, per due posti complessivi da assegnare. Lo storico: cinque anni fa manbassa leghista (un seggio al Carroccio, uno alla lista Zaia); nel 2015 cappotto dell’opposizione con un dem e un M5s; nel 2010 (ma i posti all’epoca erano tre), un seggio a testa per Lega, Pdl e Pd, con in più Mainardi (Pdl) inserito nel listino del presidente.
Lega Ripartiamo da qui. Il Carroccio ricandida Cristiano Corazzari, che ha raggiunto il limite dei mandati come assessore, e Laura Cestari; out invece Simona Bisaglia (già lista Zaia). In lista, poi, i rodigini Lorenzo Rizzato e Valentina Noce. La quinta casella? Bianca. In attesa dell’ok di Luca Zaia a correre da capolista in ogni provincia. Dettaglio non da poco: il governatore uscente potrebbe fare ticket con una donna, “trainando”, e non poco, la corsa del partito. Attenzione: se Alberto Stefani scioglierà le vele verso Balbi, “libererà” il proprio scranno a Montecitorio. E nel suo collegio elettorale, cioè quello di Rovigo, a inizio 2026 saranno elezioni suppletive: per un leghista, possibile la corsa a Roma per il finale di legislatura, con affaccio sulla ricandidatura alle prossime Politiche.
Fdi Punto fermo: Valeria Mantovan. Con lei in lista con tutta probabilità: Fabio Benetti e il sindaco di Villadose Pierpaolo Barison, che potrebbe però pensare anche alla presidenza della Provincia a rinnovo (salvo proroghe) a Natale. Restano due posti, di cui almeno una donna. Ma a spingere per essere della partita ci sono Mattia Moretto, che punta a rappresentare la minoranza interna, e Giuseppe Scaramozzino.
Forza Italia Fumata nera nel vertice di lunedì scorso. Unica certezza il sindaco di Badia, Giovanni Rossi, mentre Alessia Tessarin (Porto Viro) si sarebbe defilata. Sono sette le candidature spontanee raccolte: se ne dovranno selezione quattro da affiancare al capolista.
A completare la rosa del centrodestra, per l’Udc è quasi certa la corsa di Renato Borgato, mentre Edoardo Lubian avrebbe ritirato la propria disponibilità; per Noi moderati in lizza Armida Panizzo, già candidato sindaco di Porto Viro.
Il centrosinistra è nettamente più avanti con i lavori. Intanto perché ha un candidato presidente: Giovanni Manildo, già in pista da mesi. Il Pd ha chiuso le liste in tutte le province. In Polesine corrono: Angelo Zanellato, Emanuela Pizzardo, Nicola Zanca, Michela Valentini e Stefano Borile. Per Avs annunciate le candidatura dei rodigini Dina Merlo e Claudio Curina. Lanciato domenica scorsa, Le Civiche Venete non hanno ancora le liste pronte ma in Polesine dovrebbe essere della partita Vinicio Piasentini, escluso dalla lista Pd, mentre resta sullo sfondo la figura di Aldo D’Achille. Rebus da sbrogliare in casa Movimento Cinque Stelle: le nuove regole nazionali impongono la candidatura di chi si è già misurato con altre elezioni, riportando al contempo un numero di preferenze superiore alla media della lista. La coalizione di completa con la civica Uniti per Manildo verso cui dovrebbe convergere anche Azione (ieri sera il direttivo regionale), ma non in Polesine dove la maggioranza del gruppo-Calenda guarda piuttosto a centrodestra.
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