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Assunzioni, frenata che preoccupa

Ad agosto in Polesine i nuovi contratti calano di oltre il -12%. E aumentano le cessazioni

Assunzioni, frenata che preoccupa

Una brusca frenata delle assunzioni in Polesine nel mese di agosto, con una flessione pari al -12,2% rispetto ad agosto 2024 rispetto aduna media veneta, comunque in calo, ma del -4,6%. E’ quanto emerge dall’ultimo report dell’osservatorio regionale di Veneto Lavoro, nel quale si rimarca: “Il singolo mese di agosto - segna un bilancio tipicamente negativo (-10.500 posizioni di lavoro), ma più sfavorevole di quello dell’analoga mensilità del 2024 (-7.200) – a causa soprattutto dei risultati nella logistica e nei servizi turistici, oltre che al rallentamento nel metalmeccanico e nelle costruzioni. Nell’ultimo mese concluso infatti si rileva, nel confronto tendenziale, sia un calo delle assunzioni (32.900, -5%), sia un aumento nelle cessazioni contrattuali (43.400, +4%). Come di consueto in questa fase dell’anno la variazione è negativa, ma l’ampio calo delle assunzioni su base annua, accompagnato da un aumento delle cessazioni contrattuali, rende la flessione particolarmente marcata. Questo rallentamento, che coinvolge quasi tutti i settori, con effetti più evidenti in alcuni comparti del made in Italy, interessa sia il lavoro a tempo determinato sia quello a tempo indeterminato, determinando una nuova significativa riduzione della mobilità complessiva del mercato del lavoro. In questo contesto, gli effetti delle dinamiche demografiche, sempre più evidenti anche nel mercato del lavoro, possono aver inciso alimentando crescenti tensioni sul fronte del reperimento della manodopera”.

A Rovigo, nel corso del mese i nuovi contratti di lavoro dipendente nel settore privato sono stati 1.843 a fronte dei 2.098 dell’agosto 2024, già inferiori a quelli del 2023 quando erano stati 2.104, mentre le cessazioni sono state ben 2.518, in crescita rispetto alle 2.330 dell’agosto 2024. Questo fa sì che il bilancio mensile si chiuda sì in negativo, ma di ben 675 posti di lavoro, quasi il triplo rispetto al -232, ma soprattutto in aumento del +1.469,77% rispetto ai -43 dell’agosto 2023.

Un calo che si riflette anche sul bilancio complessivo dell’anno, con le assunzioni da gennaio ad agosto pari a 20.687 rispetto alle 21.527 dello stesso periodo di un anno fa, mentre le cessazioni sono salite a 18.266 rispetto alle 17.522 dello scorso anno. Per effetto del calo dei nuovi contratti e dell’aumento della fine dei contratti in essere, il saldo complessivo è praticamente dimezzato, dalle 4.005 posizioni lavorative in più dell’agosto 2024 alle 2.421 del mese scorso.

Anche a livello regionale, nota Veneto Lavoro, “nei primi otto mesi del 2025 il bilancio del mercato del lavoro dipendente privato in Veneto è positivo per +67.400 posizioni di lavoro, ma rimane al di sotto di quello dell’analogo periodo dell’anno precedente (+78.400 unità) per effetto della riduzione delle attivazioni (-2%) e dell’incremento delle cessazioni (+1%). Con riferimento alle principali caratteristiche socio-anagrafiche, il bilancio occupazionale dei primi otto mesi del 2025 risulta diffusamente positivo ma in contrazione rispetto al 2024 per tutte le componenti. Guardando alle assunzioni, il calo complessivamente osservato rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente interessa in particolare le donne (-4%), gli italiani (-3%) e le classi d’età centrali (-5%); sono invece lievemente positivi gli andamenti registrati per stranieri (+1%) esenior (+4%), per i quali si rileva un nuovo incremento delle attivazioni contrattuali. Il saldo relativo ai primi otto mesi dell’anno, benché positivo, risulta in ridimensionamento rispetto all’analogo periodo del 2024 in tutte le province. La domanda di lavoro in questa prima parte del 2025 è in calo in tutti i territori eccezione fatta per Venezia (+1%); in particolare, le maggiori variazioni negative su base annua si rilevano nelle province di Padova, Belluno, Vicenza e Rovigo”.

Nel complesso dei primi otto mesi del 2025, si nota, “restano essenzialmente confermate le dinamiche di rallentamento che continuano a caratterizzare alcuni ambiti del manifatturiero locale e che vanno ricondotte sia ad un effetto di normalizzazione del trend di crescita particolarmente sostenuto osservato nel periodo post-pandemico, sia alla flessione dell’attività produttiva registrata più di recente in alcuni comparti. Sullo sfondo permane un quadro economico contraddistinto da elevata incertezza e nel quale sempre più pesano gli effetti delle tensioni geopolitiche e commerciali”.

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Commenti all'articolo

  • frank1

    21 Settembre 2025 - 08:55

    non è che sia perchècin italia cè il costo del lavoro piu' alto d'europa?? grazie ai vari sindacati...che con le loro "conquiste" penalizzano gli operai stessi.

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