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Sanità

Infermiere di famiglia, c’è il servizio

Ce ne sarà uno in ognuna delle cinque case della comunità che saranno funzionanti dal 2026

Infermiere di famiglia, c’è il servizio

Un passo avanti per strutturare la figura dell’infermiere di famiglia o di comunità. Una delle colonne della rivoluzione della sanità territoriale che dovrebbe avere il proprio fulcro nelle case della comunità, previste dal decreto 77 del ministero della salute del maggio 2022 e finanziate dalla missione 6 del Pnrr, che sono una sorta di nuovi “Punti sanità”, all’interno dei quali dovranno prestare una parte di ore di servizio i medici di medicina generale. E dove avrà la propria sede, appunto, l’infermiere di comunità

Con la delibera del 17 settembre scorso il direttore generale dell’Ulss Polesana Pietro Girardi ha approvato la “Istituzione del servizio di infermieristica di famiglia o comunità”. Nell’atto si sottolinea come “nell’Ulss 5 Polesana da giugno 2021 sono attivi, nei territori di Castelmassa e di Loreo/Rosolina, due infermieri di famiglia che operano al domicilio degli utenti secondo le indicazioni delle delibere di giunta regionale 782 e 1103 del 2020, assegnati alle rispettive Unità operative complesse di Cure Primarie che hanno definito il target della popolazione da prendere in carico. La direzione professioni sanitarie, dall’attivazione degli infermieri di famiglia, svolge un ruolo di conduzione della parte progettuale e di implementazione di un modello unico aziendale di presa in carico degli utenti. Dal 2026 saranno pienamente funzionanti le cinque Case della Comunità dell’Ulss 5 Polesana, ubicate a Castelmassa, Badia Polesine, Rovigo, Adria e Porto Tolle. Per ogni casa della comunità sarà assegnata un’équipe, formata da un infermiere di comunità e da infermieri territoriali”.

Come rimarca lo stesso dg Girardi, “l’infermiere di famiglia rappresenta un tassello fondamentale in un sistema sanitario che tramite lo sviluppo delle case della comunità, intende garantire un assistenza di prossimità. Si tratta infatti di un professionista che ha svolto uno specifico percorso formativo e che si occupa della promozione della salute, della prevenzione e della presa in carico di individui e famiglie in ambito territoriale, lavorando in rete con i medici e altri professionisti. Il suo ruolo è quello di fornire assistenza a domicilio, supportare la gestione delle patologie, educare a perseguire stili di vita sani evitando le ospedalizzazioni quando non necessarie”.

Nella delibera si rimarca come “la delibera di giunta regionale 1123 del 2023 definisce i Servizi di infermieristica di famiglia o comunità come servizi obbligatoriamente previsti nelle case della comunità che comprendono infermieri territoriali e infermieri di comunità dedicati alla gestione dei bisogni di assistenza correlati alla cronicità e alla fragilità. Si rivolgono a persone non eleggibili all’assistenza domiciliare integrata o alla gestione in strutture intermedie/strutture residenziali/setting specialistici o per acuti. Il personale è organizzato in équipe sulla base di criteri territoriali”.

Già il mese scorso al secondo piano del corpo C, della cittadella Socio sanitaria, è stato attivato il primo ambulatorio infermieristico, previsto dalla riorganizzazione della medicina territoriale, operativo dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 14, che, è stato rimarcato, garantisce “una presa in carico infermieristica integrata e tempestiva per rispondere a bisogni assistenziali primari. Il primo accesso dell’utente avviene direttamente all’ambulatorio, con impegnativa, nelle fasce orarie previste per la presa in carico, che sono rispettivamente dalle 8 alle 9 e dalle 13 alle 14. Dopo il primo accesso, l’infermiere provvederà alla definizione degli appuntamenti successivi”.

Il direttore generale, nell’occasione ha parlato di “un importante passo verso il miglioramento dell’accessibilità e della qualità dell’assistenza territoriale, favorendo la continuità delle cure e promuovendo un’effettiva integrazione professionale fra tutti gli operatori”. Il direttore dei servizi socio – sanitari Marcello Mazzo ha invece rimarcato: “Le prestazioni sono diversificate e numerose: dalle iniezioni, medicazioni, bendaggi elastici, rimozioni di sutura, educazione e formazione al paziente e ai suoi familiari per la gestione di presidi protesici, stomie, piani terapeutici”.

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