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"Mattarella ha capito chi sono veramente"

Parla Gabriele, graziato dal presidente della Repubblica dopo l'omicidio del padre

"Mattarella ha capito chi sono veramente"

E’ una voce calma quella che risponde al telefono. Gabriele Finotello, 34 anni, da mercoledì è un uomo libero grazie al provvedimento di grazia firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fino al tardo pomeriggio di mercoledì stava ancora scontando la pena ai domiciliari. “Ero scioccato, non mi aspettavo una cosa del genere - racconta - Confidavo in una grazia parziale, invece è arrivata quella totale. Ringrazierò per sempre il presidente perché ha capito chi è Gabriele”.

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La sua vicenda giudiziaria è iniziata nel 2021 con l’omicidio del padre Giovanni al culmine di una lite, a cui sono seguiti cinque mesi di carcere a Rovigo, un anno di domiciliari dalla madre e poi altri tre anni a casa dei nonni, dove c’era “un bel giardino dove poter passeggiare”. Il primo giorno da libero lo ha passato in famiglia, insieme alla madre e al suo compagno: “Sono andato da mia mamma, mi sono goduto del tempo con lei. Ho guidato dopo quattro anni, avevo persino paura di non esserne più capace. Abbiamo mangiato, riso insieme, scherzato e parlato del futuro”. E il futuro, per lui, è già un progetto concreto: “Innanzitutto voglio trovare lavoro. Ma mia mamma e il suo compagno mi hanno detto di non preoccuparmi, di andare con calma, un passo alla volta”.

Proprio giovedì sera Gabriele ha anche avuto la notizia che, se volesse, lo riprenderebbero a lavorare come operatore socio-sanitario agli Istituti Polesani di Ficarolo, dove lavorava prima. Mentre ripercorre questi anni, Finotello sottolinea il sostegno ricevuto da persone inattese: “In questi anni mi ha aiutato il supporto di alcune persone, soprattutto della polizia e dei carabinieri durante le supervisioni. Con un sorriso o una parola di conforto mi dicevano “sei un bravo ragazzo, tutto passa”. Ho capito che le forze dell’ordine fanno un lavoro duro e lo fanno con passione. Non avrei mai immaginato che psicologicamente potessero capirmi, non mi hanno mai discriminato”.

Alla domanda se abbia o meno rimpianti rispetto al passato dice senza esitazioni: “Guardando indietro, ascolterei la mia famiglia e andrei via di casa prima di quello che è accaduto”. A sostenerlo, in questo percorso, ci sono state figure chiave: “I miei familiari e i miei avvocati, e soprattutto il mio angelo custode, una persona che mi è stata molto vicina e mi ha consentito di difendermi in questi anni, in tre gradi di giudizio e due passaggi in Cassazione. Un benefattore il cui nome porterò con me nella tomba”. Ora il pensiero è rivolto alla rinascita: “Non riparto da zero perché ho la mia famiglia accanto - spiega - ma riparto da uno, e lo considero già un grande traguardo”. La voce è calma, ma traspare una gioia discreta e una gratitudine profonda e sincera, come di chi fatica ancora a credere alla propria libertà: “Ringrazio il presidente Mattarella per aver guardato non solo le carte, ma anche la persona che c’era dietro. Ha capito chi sono”.

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