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industria
05.10.2025 - 04:00
Una manifestazioni sindacale alla Berco dei mesi scorsi
La fabbrica della Berco si avvicina al settore della Difesa. Lo si era detto nei mesi scorsi, quando lo stabilimento di Copparo, a pochi chilometri da Rovigo e dove lavorano molti polesani, stava uscendo dalle secche di una crisi industriale che aveva messo a rischio centinaia di posti di lavoro. Fra le strategie per un rilancio era stato alluso anche a possibili riconversioni verso la produzione di elementi per la Difesa e per il settore degli armamenti. Lunedì scorso è arrivata una prima conferma.
I sindacati nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm, con le Rsu aziendali, hanno incontrato il board di Berco in modalità telematica, e ha visto anche la partecipazione dei funzionari del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). "Il CEO ha aperto i lavori illustrando l’attuale situazione di mercato e i programmi futuri dell’azienda - spiegano i sindacati - Ha confermato il piano industriale presentato nei mesi scorsi, ribadendo gli investimenti previsti per lo stabilimento di Copparo. L’esercizio 2024/2025 si è chiuso con una perdita significativa e, secondo quanto dichiarato, il trend negativo proseguirà fino al completamento del piano. L’obiettivo è raggiungere il pareggio di bilancio al termine dell’esercizio 2026-2027, con il primo utile atteso nel 2027-2028." Per i volumi produttivi si prevede un lieve miglioramento già nel 2025-2026, "con un obiettivo finale con tonnellate annue entro il 2027-2028 che permettano di realizzare utile. Sul fronte delle possibili partnership, il board ha riferito di interlocuzioni preliminari con un gruppo del settore difesa, ma ha chiarito che si tratta di contatti ancora lontani da una vera collaborazione. In tal senso, i rappresentanti del Mimit hanno confermato l’impegno a facilitare contatti tra Berco e altri soggetti industriali, per favorire sinergie produttive future".
Le organizzazioni sindacali, pur prendendo atto delle dichiarazioni aziendali, hanno espresso preoccupazione su alcuni punti: "I volumi attesi non appaiono sufficienti a garantire stabilità; permane il ricorso agli ammortizzatori sociali; continuano le uscite volontarie; la prospettiva di nuove collaborazioni è ancora incerta".
È stato quindi richiesto un nuovo ciclo di incontri di approfondimento con la dirigenza aziendale e si è sollecitato il Mimit a svolgere un ruolo attivo per garantire un futuro industriale e occupazionale allo stabilimento di Copparo. Le parti si sono aggiornate per un nuovo confronto tra fine ottobre e inizio novembre.
"Una riconversione industriale, anche parziale, in ambito Difesa potrebbe rafforzare la posizione strategica dell’azienda nel sistema industriale e, diversificando la produzione, si riduce la dipendenza da mercati instabili come quello in cui siamo - spiega l’Rsu Roberto Girotto - Sono scelte etiche molto delicate, non si discute di scegliere tra pace o guerra, ma tra declino e rilancio industriale. Se fatta con trasparenza e garanzie occupazionali, una riconversione anche parziale può rappresentare una via concreta per salvaguardare posti di lavoro e costruire un futuro più sicuro per tutti dentro un contesto produttivo che cambia. È possibile analizzare la questione dal punto di vista industriale, occupazionale e strategico, senza banalizzarne la complessità. Il settore della Difesa nazionale ed europea è in forte espansione e ha prospettive di investimento pubblico stabili e continuative. Questo significa ordini regolari e sicuri nel tempo, rispetto ad altri settori ciclici. La possibilità di riassorbire gli esuberi e garantire lavoro qualificato a lungo termine. Sempre che tutto vada in porto".
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