VOCE
IL CASO
06.10.2025 - 06:30
“Servite in humilitate: quanto bisogno abbiamo di imparare da Francesco questo atteggiamento, come singoli, ma anche come comunità”: comunità, ha ribadito il vescovo Pierantonio Pavanello nell’omelia per la solennità dell’assisiate, sabato sera nella chiesa omonima del capoluogo, che in termini di accoglienza e immigrazione dovrebbe guardare proprio al poverello, a quei gesti d’accoglienza concreta e pacifica che sapeva portare, dai lebbrosi al “lupo” di Gubbio, dagli emarginati agli scarti di una società cieca, imbiancamente sepolta nell’indifferenza.
La celebrazione, con la presenza ai primi banchi del sindaco Valeria Cittadin, degli assessori Andrea Bimbatti, Giuliana Bregolin e del consigliere Paolo Avezzù, si inserisce in un periodo in cui il francescanesimo (o francescomania che dir si voglia), ha invaso l’opinione pubblica ponendo sì celebrazioni nazionali, commemorazioni, ricordi, ma anche domande sul vero senso di una figura contraddittoria, potente, radicale - non comoda - come quella di Francesco.
Focus tutto cittadino quello del vescovo: “Ne possiamo avere conferma nel modo in cui affrontiamo il tema della povertà e dell’immigrazione, tema che sta assumendo anche nella nostra città una dimensione crescente e che ci interpella. Perché prenderci cura dei poveri? In fondo è colpa loro se si trovano in una condizione di difficoltà… Perché accogliere gli immigrati? Potevano rimanere nei loro Paesi… Noi dobbiamo pensare ai nostri problemi, gli altri si arrangino, non sono dei nostri…. E di qui a vedere nei poveri e negli immigrati non dei fratelli ma un pericolo il passo è breve…”, ha commentato il vescovo, aggiungendo nettamente: “Non è questo l’insegnamento di San Francesco”.
L’idea che la ragione sia sempre del più forte e che chi è debole non conti nulla e non meriti le nostre attenzioni, ha continuato, “non è solo dei potenti che governano il mondo, ma sempre più entra nel nostro modo di pensare e di agire”. Tornano alle memorie le cronache di un’estate sanguinosa e turbolenta che ha visto, tra le varie misure varate in città non solo la cosiddetta “zona rossa”, attualmente in vigore, ma anche la diminuzione degli ospiti immigrati nell’ex convento cappuccino. “Dobbiamo decidere se vivere in un mondo di nemici e di contrapposizioni sempre più radicali, o se, come Francesco, vogliamo correre il rischio di andare incontro all’altro e di guardarci negli occhi in cerca di quella scintilla di Dio che c’è in ogni essere umano”, ha seguito Pavanello, ricordando uno degli episodi più famosi dell’agiografia francescana, quello successo a Gubbio. Il famoso “lupo”, con ogni probabilità un malvivente, un emarginato, un escluso, un brigante, ammansito dalla pace portata da Francesco, uomo più da esempi che parole, come lui stesso scrisse ai suoi frati.
Uno sguardo da pari a pari e non prevenuto, “che nasceva dal suo sentirsi creatura di Dio - segue Pavanello - che ci mostra un'altra strada da percorrere. È bene che ce ne ricordiamo, perché la nostra devozione sia vera e ci porti ad una autentica conversione del cuore”. Umiltà e andare oltre le “polarizzaizoni”: questa la ricetta, per Pavanello, capace di garantire e creare le condizioni dlela pace: “È l’umiltà che ci permette di incontrare l’altro e di entrare in rapporto con lui: la fraternità infatti si fonda sulla disponibilità all’incontro, alla comprensione e alla cura reciproca. Dobbiamo decidere - ha ribadito il vescovo - se vivere in un mondo di nemici e di contrapposizioni sempre più radicali, o se, come Francesco, vogliamo correre il rischio di andare incontro all’altro e di guardarci negli occhi in cerca di quella scintilla di Dio che c’è in ogni essere umano”.
Commenti all'articolo
frank1
06 Ottobre 2025 - 08:09
qualcuno dica al vescono cosi' altruista i fatti che sono successi a rovigo..e non solo,anche a ad adria,,,E SE PROPRIO DEVONO FARE QUALCOSA,ANZICHè DIRE AD ALTRI CHE DEVONO FARE,LI OSPITANO NELLA LORO SEDE galattica all'incrocio di v.3 martiri a rovigo!! e gratis!!
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