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Stefani: “Sfida generazionale”

“Transpolesana e nuova Romea, progetti ancora validi. Zls: sempre più sburocratizzazione”

Stefani: “Sfida generazionale”

“Transpolesana e nuova Romea, progetti ancora validi. Zls: sempre più sburocratizzazione”

“Il messaggio più bello l’ho ricevuto da un amico da sempre di centrosinistra: mi ha scritto che questa volta voterà per me, per fare un investimento su un giovane e guardare avanti. Ecco, questa sfida, che è generazionale e va oltre i colori politici, mi emoziona moltissimo”. Alberto Stefani compirà 33 anni la domenica prima delle elezioni, ma a curriculum ha già un mandato da sindaco di Borgoricco (“era il mio sogno da bambino”) e due da deputato. Ora punta alla Regione, e a chi lo dà già per governatore risponde con una prudenza che va oltre la scaramanzia: insomma, ogni cosa a suo tempo.

Ieri, intanto, ha messo per la prima volta le carte in tavola - in attesa dell’evento di lancio della candidatura di mercoledì alle 20, al Gran Teatro Geox di Padova dove sarà affiancato da Luca Zaia e Matteo Salvini - in un “round table” con la stampa regionale nel quartier generale leghista di Noventa Padovana.

E in un programma (“ci sarà modo di presentarlo nel dettaglio strada facendo”, dice) che ha nel settore sociale il proprio pilastro, c’è posto anche per il Polesine. E allora, nuova Romea e prolungamento della Transpolesana “sono progetti ancora validi, che il territorio sollecita. Poi certo - dice Stefani - il piano delle infrastrutture va valutato su scala regionale”. E sulla Zls: “Più ancora che i sostegni economici, gli imprenditori ci chiedono la sburocratizzazione. E la semplificazione delle procedure sarà uno dei punti qualificanti del nostro programma”.

Un programma al centro del quale, però, ci saranno proprio i servizi sociali, “di cui ci occuperemo - annuncia - con un apposito assessorato che sarà scorporato dalla sanità. La società sta cambiando e presto si porranno nuove grandi sfide che dobbiamo affrontare adeguando i nostri modelli. Nel 2043 il 34% dei veneti sarà over65 e avrà necessità peculiari: serviranno urbanistica sostenibile, social housing sul modello di quanto già sperimentato in Nord Europa, ma anche realtà per la gestione della non autosufficienza. Questioni che vanno affrontate guardando avanti: dovremo saper tener conto della cura dei bisogni delle persone, tanto fisici quanto psicologici”. Per quanto riguarda gli aspetti sanitari, focus su “una sanità che sia sempre più territoriale, anche con il ricorso alla telemedicina che è la frontiera del futuro. Sogno una sanità sempre più accessibile, con case di comunità aperte anche h24 per la diagnostica”.

Senza trascurare “il disagio giovanile, lamentato ormai dall’80% dei giovani. Abbiamo già iniziato a istituire psicologi di base e sportelli d’ascolto, e possiamo andare avanti su questa strada”. E poi, attenzione altissima ai temi ambientali, “per un Veneto che sia sempre più sostenibile, riqualificando ciò che c’è senza distruggere né cementificare. E questo si fa favorendo l’accesso ai finanziamenti per la rigenerazione urbana”.

D’accordo, ma i soldi? Da un lato si aspetta il federalismo fiscale, che Stefani auspica possa “diventare realtà nel secondo trimestre 2026” e che sarà “un cambio epocale” che permetterà di “finanziare i servizi della Regione”; dall’altro una risposta può arrivare dalle concessioni autostradali, dato che “chiediamo l’autonomia infrastrutturale, con Cav come holding delle concessioni del Nordest a partire dalla Brescia-Padova”.

Nel confronto a 360 gradi, inevitabilmente, c’è spazio anche per la politica. E, soprattutto, per il rapporto con Luca Zaia: “La nostra migliore campagna elettorale - dice il candidato alla successione - sono i risultati raggiunti dalla sua amministrazione”. Quindi, Stefani lascia capire che il “Doge” ha già deciso il proprio destino, ma sarà lui - com’è giusto che sia - ad annunciarlo, “già nelle prossime ore”. In ballo, la corsa da capolista della Lega in tutte le province del Veneto ma anche l’ipotesi di una candidatura alla Camera nelle suppletive di primavera proprio nel collegio di Rovigo, “lasciato libero” da Stefani e che di certo resterà alla Lega. Sul nome di Zaia nel simbolo: “L’eventuale modifica deve essere approvata dal direttivo. Contiamo di arrivare a definirlo nei prossimi due-tre giorni, e faremo una scelta significativa e unanime, in linea con la nostra storia. I veneti sono intelligenti e sapranno come fare a votare Zaia, qualora lui fosse parte della nostra squadra”.

Una squadra che sarà fatta da sei liste: oltre alla Lega, Fdi, Forza Italia, Udc, Noi Moderati “e stiamo chiudendo per una civica di ispirazione autonomista. Non ci sarà la lista del presidente, e gli esponenti della società civile troveranno spazio nelle liste di partito com’è nella storia di un centrodestra veneto che negli anni ha affinato una filiera che comprende molti sindaci e amministratori, con la capacità di collaborare con le reti civiche”.

E sui futuri assessori, in una schema che prevede cinque posti in giunta a Fdi, quattro alla Lega e uno a Fi, Stefani si sfila “da qualunque ragionamento. Dedico il mio tempo al contatto diretto con i cittadini veneti”, il resto si vedrà. Certo è che “non cambio idea: ero favorevole al terzo mandato e lo resto, anche per gli assessori”. Quindi se oggi tutta la squadra di Zaia (Mantovan e Calzavara esclusi) è fuorigioco, nella prossima legislatura “un consigliere potrebbe presentare una proposta di legge” per abolire il vincolo, “ma ci devono essere le condizioni politiche per poterlo fare”.

Chiusura sull’avversario di centrosinistra, Giovanni Manildo: “Persona garbata e gentile, con cui sono felice di confrontarmi. Non parlerò mai male degli avversari: io parlo dei miei progetti, e poi saranno i cittadini a valutare”. Urne aperte tra 42 giorni.

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