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Rendiconto Inps

Donne, pensioni e stipendi miseri

Su retribuzioni e trattamenti previdenziali è netto il divario di genere e con il resto del Veneto

Donne, pensioni e stipendi miseri

Su retribuzioni e trattamenti previdenziali è netto il divario di genere e con il resto del Veneto

Il mondo del lavoro polesano ha due facce, una al maschile e una al femminile, con il divario di genere che si manifesta in ogni forma, dai divari nelle retribuzioni a quelli nelle pensioni. Perché lo stipendio medio giornaliero di una donna dipendente privata in Polesine è di 71,1 euro rispetto ai 95,7 dei suoi colleghi maschi, con i valori regionali che sono rispettivamente 77,7 e 108,8 euro e quelli nazionali 79,8 e 107,5 euro, mentre se dipendente pubblico guadagna in media 107,7 euro al giorno rispetto ai 133,6 euro dei maschi, con i valori regionali in questo caso più bassi per le donne, 105, 5 euro, ma più alti per gli uomini e 138,3 euro, mentre su scala nazionale le femmine dipendenti pubbliche guadagnano in media 112,1 euro e i colleghi maschi 141,7 euro.

Fra tutti i settori economici e i gruppi contrattuali sono solo due quelli in cui la retribuzione media femminile supera quella maschile: fornitura di acqua e università e ricerca. Ancora più evidente il divario nelle pensioni, con l’importo medio per le donne pari a 1.479,2 euro mensili rispetto ai 2.102,5 euro degli uomini, anche se il valore femminile è più vicino a quello medio regionale di genere, 1.465,3 euro, di quanto non lo sia quello maschile, che a livello regionale è 2.271,4 euro. Divario più netto se si considerano le pensioni dei dipendenti privati, con le polesane che percepiscono in media appena 928,5 euro rispetto ai 1.864 euro degli uomini, con il valore medio regionale, che invece è di 1.041,5 euro per le donne e 2.1012,6 euro per gli uomini.

Il lavoro in Polesine ha due facce anche per quanto riguarda l’andamento generale, con un tasso di occupazione cresciuto dal 66,7% al 68,6%, mentre la disoccupazione è calata dal 7,9% al 6,4 %, e pur restando nettamente al di sotto del valore medio regionale, che è meno della metà, il 3%, è scesa per la prima volta da anni al di sotto della media nazionale, che si attesta al 6,5%. Ma l’altra faccia è un netto incremento della cassa integrazione, dalle 365.249 del 2023 alle 590.299 del 2024, che mostra la fragilità complessiva del tessuto economico.

Tanti, tantissimi, gli spunti offerti dal “Rendiconto sociale provinciale 2024” realizzato dall’Inps di Rovigo e presentato ieri nella sede di Confindustria. Federica Franceschi, presidente del Comitato provinciale Inps, aprendo la mattinata, ha evidenziato: “Nella provincia di Rovigo, al 2024 risultano 70.161 pensionati Inps e una popolazione attiva o potenzialmente attiva di poco superiore ai 200mila cittadini, compresi anche quelli dai 15 ai 24 anni, circa l’8,2% della popolazione, e i cosiddetti inattivi che incidono per circa il 26%. Questo valore conferma un peso significativo delle prestazioni previdenziali nel contesto locale, considerando anche che la provincia si distingue, a livello regionale, per avere ‘più pensioni che stipendi’ secondo studi recenti sul rapporto fra occupazione e trattamenti previdenziali”.

Sono infatti 99.976 i polesani che lavorano, mentre sono 82.497 i trattamenti pensionistici attivi, fra anzianità, vecchiaia, invalidità e superstiti.

E’ stata poi la direttrice provinciale dell’Inps Giuliana Ballarini a illustrare, numero dopo numero, la messe di dati contenuti nel Rendiconto: “Dal documento emerge, in particolare - ha rimarcato - la conferma di un calo della popolazione residente e un saldo demografico negativo non compensato dal saldo migratorio positivo. A questo dato deve collegarsi anche la valutazione del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione residente e il problema della scarsa natalità che aggrava il problema della diminuzione dei residenti nella provincia e del mancato ricambio generazionale”. Nel 2023 gli emigrati sono scesi da 325 a 268, mentre gli immigrati sono saliti da 1.421 a 1.552, quindi con un saldo migratorio di 1.284, a fronte di un saldo naturale, differenza fra nascite e morti di -1.722.

“Per quanto riguarda il mercato del lavoro - ha aggiunto Ballarini il quadro è articolato - Nel 2024 il saldo fra assunzioni e cessazioni in provincia è positivo, con 27.241 nuove assunzioni a fronte di 26.730 cessazioni”. Tuttavia, oltre all’aumento della cassa integrazione, crescono anche le domande accolte di Naspi, l’ex indennità di disoccupazione, da 7.978 a 8.541. E rispetto ai 714 percettori di reddito di cittadinanza nel 2023, anno della riforma, sono 1.339 i percettori di assegno di inclusione. E il punto delicato è che “di solito il sistema si regge se per ogni pensionato ci sono tre lavoratori”.

Un passaggio, poi, su “discontinuità e precarietà lavorativa, specie per i più giovani, che rende più limitata l’attrattività del territorio e che comporta, di conseguenza, riflessi sulla posizione contributiva dei lavoratori in prospettiva della maturazione dei requisiti pensionistici”.

E’ stato Carlo Scabin, vicepresidente con delega a Rovigo di Confindustria Veneto Est, a fare gli onori di casa, alla mattinata di analisi del Rendiconto sociale 2024 dell’Inps di Rovigo, aperta dal minuto di ricordo per i tre carabinieri scomparsi nella tragedia di Castel D’Azzano, alla presenza anche dei rappresentanti dei sindacati e dei patronati.

“Il territorio di Rovigo - ha rimarcato Scabin - presenta sicuramente delle criticità, ma tutti i territori presentano criticità. Non siamo inferiori a nessuno. E io ritengo che Rovigo, anzi, abbia oggi delle chance nettamente superiori agli altri territori. Per più motivi. Diventa appetibile, ed è molto interessante, per gli spazi: le altre aree vicine a noi sono sature, quindi non si trova la possibilità di fare insediamenti e investimenti. Due, dobbiamo dirci la verità, siamo, tra virgolette, più a buon mercato. E anche questo è un fattore chiave per attirare, ovviamente, investitori. Si parla di Zls, sì è importante, ma non sarà la chiave di svolta. La Zls è un'opportunità che le aziende sfrutteranno sicuramente e mi dispiace che ci sia anche, a volte, una comunicazione non corretta perché tutto quello che è stato fatto è stato fatto con coerenza da parte di persone che hanno fatto bene il proprio lavoro".

"Il tempo lo dimostrerà: Rovigo alla fine porterà a casa il risultato. E io vi posso garantire che ci sono già degli importanti investimenti, di insediamenti, che stanno già seguendo un iter. Il nostro sindaco lo sa bene. Ne è già conoscenza. Ovvio che per questione di rispetto è giusto che oggi non esponga i protagonisti che stanno portando avanti questo iter. Ma sicuramente tra il 26 e il 27 vedremo i primi risultati. E saranno significativi. Quindi non teoria, parliamo di cose concrete”. Poi, dopo un passaggio sul problema demografico, un richiamo alla “collaborazione tra Inps e le parti datoriali e sindacali”.

Fra i saluti istituzionali, quello del prefetto Franca Tancredi, che ha ricordato la collaborazione avviata con l’Inps con la “Rete del lavoro agricolo di qualità, uno strumento fondamentale per promuovere trasparenza, legalità e dignità nel settore agricolo”.

Il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin, rivolta alla platea, ha sottolineato come “la presenza di tutte le autorità civili e militari è segno di una voglia di fare squadra rispetto alle sfide sempre più importanti perché l’invecchiamento della popolazione e i bisogni sempre più emergenti di sostegno alle famiglie sono sempre più in crescita”. Da parte sua, l’assessore regionale Cristiano Corazzari portando il saluto della Regione ha ribadito: “Questo Rendiconto sociale rappresenta una fotografia dell’attualità del nostro territorio polesano e la sedimentazione di una storia che noi come amministratori abbiamo il dovere di proiettare verso il futuro che deve essere fatto sempre di più di opportunità di crescita di lavoro, di attrattività del territorio e di servizi”.

In conclusione, il direttore regionale Inps Filippo Pagano ha evidenziato i buoni risultati della sede di Rovigo, sia per l’esperienza con la prefettura sull’agricoltura, sia perché nonostante abbia solo 79 dipendenti, rispetto agli 83 di un anno fa e ai 114 del 2019, gestisce per tutta la regione le pratiche per il pagamento del bonus per chi è uin cerca di lavoro. Poi, una riflessione amara: “Il tema non è la sostenibilità del sistema pensionistico, perché dopo le riforme è stata garantita. Il tema è: gli assegni che erogheremo consentiranno la sostenibilità della vita delle persone?”.

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