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porto viro sotto choc
16.10.2025 - 21:00
A Porto Viro lo ricordano come “un bravo ragazzo”, Gianluca Soncin, 52 anni, accusato dell’omicidio di Pamela Genini, la giovane imprenditrice e modella trovata senza vita nel suo appartamento di via Iglesias, a Milano.
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Soncin, infatti, è cresciuto proprio qui, tra le scuole del paese e i giochi nel cortile di casa. E qui vivono ancora i suoi genitori e i suoi nonni. E mentre gli investigatori che indagano sul femminicidio di Pamela lo descrivono come un imprenditore facoltoso, amante del lusso e delle apparenze, abituato a un tenore di vita elevato e capace di mostrarsi brillante e generoso, ma anche dominato da una personalità possessiva, con una storia di stalking alle spalle, risalente a molti anni fa e mai sfociata in denunce formali; a Porto Viro lo si ricorda con tratti ben diversi.
A tratteggiarne il profilo degli anni giovanili è un amico d’infanzia che, dopo quello che è successo, chiede di restare anonimo. “Gianluca ha vissuto qui per 24 anni - ricorda - era un ragazzo a posto, solare, sempre con il sorriso. Gli piacevano i soldi e la maniera facile di farli. Con le ragazze era impacciato, un po’ timido. Non era lealissimo, ma un buon amico: con lui ci si divertiva sempre, non l’ho mai visto arrabbiato”.
Di Soncin, l’amico d’infanzia racconta anche un lato più ambizioso e inquieto: “Aveva la smania di far soldi, sfoggiava pacchi di banconote, ma era anche molto generoso. Alla fine però si è fatto una brutta fama, qualcuno lo definiva anche truffatore. E alla fine se n’è andato da Porto Viro e dal Polesine”.
La casa dove Gianluca è cresciuto si trova in una strada laterale a fondo chiuso del centro di Porto Viro; una tipica abitazione bassopolesana dipinta di rosa. Al piano inferiore vivono ancora oggi i nonni paterni, assistiti da una badante, mentre al piano superiore abitano i genitori, Lamberto e Mara, che al momento preferiscono non rilasciare alcuna dichiarazione. “Non abbiamo intenzione di parlare di questa cosa”, è stata la loro unica risposta.
I vicini di casa, dopo la notizia del fermo, sono rimasti sconvolti: “Non abbiamo realizzato subito che l’assassino di cui parlava la tv fosse proprio quel ragazzino che giocava con i nostri figli nel cortile dietro casa. Non ce lo saremmo mai potuti immaginare”, dicono. E poi ricordano un’infanzia normale, per Gianluca, trascorsa tra la scuola, le amicizie e le prime esperienze di lavoro, fino alla partenza verso altre città: Biella, Pordenone, Cervia e infine Milano, dove si sarebbe costruito un’immagine di imprenditore di successo, con auto di lusso, viaggi e relazioni altolocate.
Un passato sentimentale turbolento accompagna la storia di Soncin. L’amico d’infanzia ricorda la lunga relazione con una ragazza di Chioggia, di origini tedesche, con cui ha avuto un figlio, oggi già a sua volta padre. Con lei, racconta, Soncin aveva un atteggiamento “controllante e opprimente”: “Era strano, la controllava, le rompeva sempre le scatole”, riferisce il conoscente citando ciò che all’epoca diceva la donna, oggi risposata e lontana da quella relazione, agli amici in comune.
Secondo chi conosceva Soncin, la sua vita è sempre stata segnata da alti e bassi, da periodi di apparente stabilità seguiti da improvvisi cambi di città, lavoro e relazioni. Dietro l’immagine del “ragazzo a posto” lasciata a Porto Viro, molti oggi cercano di capire dove, e quando, quel bambino che giocava in cortile si sia perso e come sia potuto diventare l’uomo al centro di un omicidio così cruento.
Intanto, Gianluca Soncin, accusato della morte di Pamela, colpita con 24 coltellate al collo, dorso, braccia, torace e mani nel suo appartamento di via Iglesias 33 a Milano, si è avvalso della facoltà di non rispondere ieri nell’interrogatorio di convalida del fermo davanti al gip Tommaso Perna. L’interrogatorio, iniziato alle 10 è terminato dopo circa un’ora. Il 52enne, difeso dall'avvocato Simona Luceri, è accusato di omicidio volontario pluriaggravato.
“Non è in condizioni lucidissime. Ha già provveduto a nominare un avvocato di fiducia con cui deciderà la strategia processuale - ha affermato Luceri, avvocato assegnato d’ufficio - Si è avvalso della facoltà di non rispondere; ha proceduto solo con la nomina del difensore di fiducia e poi ha dichiarato di non voler procedere con l’interrogatorio. Fisicamente è dimesso, con questo vistoso cerotto sul collo. Non è ancora pienamente consapevole di quello che è successo. È stato una notte in ospedale, è in isolamento da ieri quando è stato dimesso, immagino che non sia ancora pienamente sul centro di quello che è successo”.
Sul fronte delle indagini, la Procura di Milano ha disposto il sequestro di una decina di coltelli simili a quelli utilizzati per uccidere Pamela trovati nella casa di Cervia del 52enne Soncin. Nell'abitazione gli agenti di polizia, coordinati dalla pm Alessia Menegazzo e l'aggiunto Letizia Mannella, hanno trovato anche 4-5 pistole scacciacani e un terzo mazzo di chiavi che all'apparenza sembra simile alla copia che l'uomo si era procurato poche settimane fa e utilizzata martedì sera per tendere un agguato alla ragazza dentro l'appartamento di via Iglesias.
Gli inquirenti cercano di capire se una delle scacciacani possa essere quella utilizzata dall'imprenditore originario di Biella ad agosto 2025 per puntarla “al ventre” della modella 29enne, come ha raccontato agli investigatori il suo ex fidanzato sentito come testimone. Il verbale di perquisizione e sequestro nella casa romagnola di Soncin è stato depositato ieri mattina dal gip Tommaso Perna che nelle prossime ore depositerà la decisione sulla richiesta di convalida del fermo di indiziato di delitto e di custodia cautelare in carcere. Agli atti anche la relazione sull'ispezione cadaverica condotta dal medico legale sul corpo della giovane ammazzata dall'uomo che quella sera stessa aveva deciso di lasciare definitivamente.
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