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AMBIENTE

Insieme per salvare il fiume Po

Barriere galleggianti, monitoraggi satellitari e campagne di raccolta per trovare strategie sostenibili

Insieme per salvare il fiume Po

“Mai come oggi ci troviamo di fronte alla complessità delle crisi ambientali e climatiche. Per affrontarle servono dati, conoscenze e soprattutto collaborazione”. Con queste parole Fernanda Moroni, dirigente dell’Autorità Distrettuale di Bacino del Fiume Po (AdBPo), ha aperto il suo intervento durante il primo Plastic Free Day, tenutosi a Rovigo nei giorni scorsi. L’evento, promosso da Plastic Free Onlus, ha rappresentato un momento di confronto e sensibilizzazione dedicato alla lotta contro l’inquinamento fluviale e marino. Plastic Free è infatti coinvolta in prima linea nel progetto “Po SalvaMare”, un’iniziativa del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) coordinata dall’Autorità di Bacino del Po, dedicata in particolare ai corsi d’acqua del Po e del Canalbianco.

“Il nostro contributo da Torino al Delta si rivela fondamentale – ha spiegato il referente Riccardo Mancin – nell’individuare e attuare strategie condivise per contrastare l’inquinamento dei fiumi e, di riflesso, del mare Adriatico”.

Il progetto Po SalvaMare, ha ricordato Moroni, nasce per contrastare la dispersione di plastiche nei corsi d’acqua e per promuovere una gestione integrata tra istituzioni, enti di ricerca e cittadini. “Il distretto idrografico del Po è uno degli hotspot europei dei cambiamenti climatici, della perdita di biodiversità e della qualità delle acque” - ha sottolineato la dirigente, ribadendo l’importanza di “un approccio unitario che tenga insieme fiumi e mare, ambiente e società”.

Dal 2019 l’Autorità di bacino si occupa di monitorare la presenza di microplastiche e macroplastiche nel Po e nei suoi affluenti, in collaborazione con Arpae e altri enti di ricerca. Le prime sperimentazioni, ha spiegato Moroni, hanno riguardato l’installazione di barriere galleggianti lungo il fiume per intercettare i rifiuti, ma anche il monitoraggio dai ponti per stimare le quantità di plastiche trasportate durante le piene.

Con il progetto Po SalvaMare, finanziato dal MASE con risorse destinate alle Autorità di Bacino, sono state avviate nuove azioni sperimentali lungo tutto il corso del fiume e nei canali di bonifica collegati al Delta. “Abbiamo ragionato su interventi che andassero dalla sorgente fino al mare Adriatico – ha spiegato Moroni – includendo il Canalbianco, dove sono note forti evidenze di accumulo di plastiche nelle conche di navigazione”.

La dirigente ha sottolineato l’importanza di creare una rete stabile tra ricerca, istituzioni e volontariato ambientale. “Stiamo lavorando con l’Università di Padova e con Blue Ecoline per quantificare le plastiche che arrivano al mare utilizzando dati satellitari e smart camera - ha aggiunto -. Abbiamo installato una barriera nel canale Villoresi e continuiamo a raccogliere dati dal sistema di Isola Serafina, che intercetta i materiali galleggianti provenienti da Lombardia e Piemonte”.

Secondo Moroni, una parte rilevante della plastica viene intercettata già dai consorzi di bonifica, che svolgono un ruolo chiave nel ridurre il flusso di rifiuti verso l’Adriatico. Tuttavia, ha ribadito, “le campagne di raccolta organizzate da Plastic Free sono fondamentali, perché ci forniscono dati reali sui quantitativi e sui tipi di plastica presenti lungo i corsi d’acqua e ci aiutano a coinvolgere direttamente i cittadini nella tutela del territorio”.

Il percorso del progetto proseguirà anche sul campo: domenica 26 ottobre, infatti, è in programma un intervento di pulizia dell’argine del Po di Venezia a Taglio di Po, con ritrovo alle 14 nella tenuta Ca’ Zen. “Al termine dell’intervento – ha spiegato Riccardo Mancinrendiconteremo il materiale recuperato per fini statistici e scientifici, dati che saranno fondamentali per il proseguimento del progetto Po SalvaMare”. All’evento potranno partecipare tutti i cittadini che volessero mettersi a disposizione, iscrivendosi attraverso il form di Google dedicato: https://forms.gle/w2BbFpmBMHARypmC6. Moroni ha concluso il suo intervento con un appello alla collaborazione: “Solo facendo rete tra ricerca, istituzioni e cittadini possiamo trovare soluzioni efficaci per il futuro del Po e del mare Adriatico”.

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