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A Roma arte e storia del Polesine

Due capolavori recuperati: il polittico di Raccano e il Fondale di barca cucito del museo di Adria

A Roma arte e storia del Polesine

Terracotta rinata, colore antico ritrovato: il Polesine è tornato a splendere, lunedì sera al Palazzo delle Esposizioni a Roma per la presentazione della nuova mostra “Restituzioni 2025”. Dalla provincia rodigina, ben due capolavori, fragilissimi quanto unici: il celebre Polittico di Raccano (Polesella) e il Fondale di barca cucito del museo archeologico nazionale di Adria. Ora sotto una nuova luce, i due beni sono stati tra gli oltre 120 manufatti provenienti da tutta Italia, ad essere selezionati tramite l’apposito bando per ricevere un delicato restauro volto alla conservazione ma anche alla futura fruibilità degli stessi. L’iniziativa, con 36 anni di una storia sulle spalle intrecciata alla collaborazione fra il ministero della cultura e le diverse soprintendenze e direzioni museali regionali, è condotta da Intesa Sanpaolo con l’intento di salvaguardare e valorizzare il patrimonio artistico nazionale. Sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, la ventesima edizione del programma è sbarcata nella città eterna mostrando il risultato di anni di intenso lavoro svolto con le più innovative tecniche. Ad esserne uscite rinate le due opere polesane, una prima assoluta per due opere fondanti dell’eredità artistica e archeologica della provincia.

“Sono opere che testimoniano la storia del rodigino, il passaggio dei secoli, l’eredità di un popolo”, ha commentato Silvia Foschi, curatrice e memoria storica di Restituzioni, aggiungendo: “Un lavoro intenso ma soddisfacente”.

Una sorpresa, a tutti gli effetti, si scopre parlando con i restauratori, un salto temporale fra due opere fragili ma uniche e ora da riscoprire pienamente. Il cosiddetto Fondale di barca cucito, della metà del II - fine del I secolo a. C, in legno cipresso, abete rosso e corniolo, assemblato con la tecnica della cucitura, è uno dei due protagonisti polesani della mostra e racconta il passato archeologico del Polesine, che nella città di Adria vede uno dei fulcri più fulgidi. Risplende di luce propria anche il polittico policromo di Raccano: del 1441, in terracotta policroma e dorata, è opera di Michele da Firenze (1385-1455?), uno dei più grandi interpreti della maniera rinascimentale fiorentina, già attivo prima di giungere a Rovigo, a Firenze, Modena e Ferrara. “Opera che racconta un viaggio, quello dell’artista da Firenze in Veneto, ma anche di una lunga storia conservativa veramente eccezionale, – continua Foschi - E’ riuscita a salvarsi, grazie anche al cuore della popolazione, da catastrofi e alluvioni, non ultima quella che colpì il Polesine. Rivede i colori originali, un’opera che racconta un pezzo di storia del territorio”.

Dopo un deposito su concessione della diocesi di Adria Rovigo all’Accademia dei Concordi, da alcuni tempi il polittico era esposto nelle sale di palazzo Roverella, grazie alla fondazione Cariparo, ora, dopo l’esposizione, tornerà nel rinnovato Museo diocesano della cattedrale di Adria per la stabile posizione accanto a un altro capolavoro dello stesso autore, i resti dell’altare della Madonna della Vita. “Quando tornerà, il museo sarà un unicum internazionale per la presenza, una accanto all’altra, di due opere che testimoniano l’assoluta capacità dell’artista, per la prima volta nello stesso luogo - spiega il direttore dello stesso, nonché responsabile dell’Ufficio beni culturali diocesano, Marco Maran - E’ certamente, per il patrimonio ecclesiastico diocesano, la più importante operazione conservativa degli ultimi decenni”. La mostra è aperta fino al 18 gennaio 2026, un’occasione che scrive la storia e riabilita il nostro territorio tra i protagonisti nazionali di un’eredità riscoperta, sotto i cieli di Roma.

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