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adria
29.10.2025 - 21:00
Nel consiglio comunale di martedì, Adria ha approvato, con l’astensione della minoranza, la seconda variante al piano degli interventi, un passaggio significativo per la pianificazione urbanistica del territorio.
A presentarla è stato l’assessore all’urbanistica Giorgio Crepaldi, affiancato dall’architetto Ludovico Bertin dello studio Tombolan, che ha curato la parte istruttoria del provvedimento. Crepaldi ha ringraziato gli uffici tecnici per il lavoro svolto, la pazienza e l’impegno profuso nel tradurre in scelte concrete un percorso che, come ha sottolineato, “nasce dalle esigenze della comunità e dal confronto con i cittadini”. La variante, frutto di un iter avviato a febbraio 2024, comprende otto delle dieci richieste pervenute: due non sono risultate ammissibili.
Una delle otto seguirà un percorso separato per ottenere la Valutazione ambientale strategica regionale, riguardando l’ampliamento di un capannone in zona commerciale-industriale. Le altre sette includono la trasformazione di tre fabbricati rurali in residenziali, la riconversione di un immobile a struttura ricettiva e la possibilità di edificare in alcune aree oggi libere. Secondo l’assessore, “la pianificazione urbanistica traduce in concreto l’evoluzione di una città che muta sulla base delle esigenze della propria comunità. Adria mantiene una vocazione residenziale, ma si aprono anche nuove opportunità per le attività turistiche e produttive”.
Dal punto di vista economico, la variante porterà nelle casse comunali circa 235mila euro provenienti dagli accordi pubblico-privato, a cui si aggiungeranno in futuro gli oneri edilizi e gli introiti legati all’Imu. Queste risorse, ha precisato Crepaldi, saranno reinvestite in opere di interesse pubblico. L’assessore ha inoltre ricordato che la legge regionale sul consumo di suolo non vieta la costruzione di nuovi edifici, ma impone di preservare una quota di territorio non edificabile. “Ad Adria - ha detto - restano circa cinquanta ettari disponibili. Un margine che dobbiamo gestire con responsabilità, rispondendo alle reali istanze dei cittadini”.
Il dibattito in aula ha messo in luce sensibilità differenti. Il consigliere di minoranza Giorgio Zanellato (Partito democratico) ha espresso perplessità, ricordando che negli ultimi anni la città ha perso circa tremila abitanti e che sono numerosi i cartelli di “vendesi” e “affittasi” in centro storico. “Adria non ha bisogno di nuovi edifici - ha osservato - ma di rigenerare ciò che già esiste. Dobbiamo chiederci che cosa serve davvero alla città, perché se dessimo seguito a tutte le richieste ci troveremmo a discutere due o tre varianti all’anno”.
Zanellato ha citato in particolare un’istanza relativa alla conversione di un terreno di cinquemila-seimila metri quadri, evidenziando come si tratti di “un evidente affare” per il richiedente. A queste osservazioni Crepaldi ha replicato sottolineando come sia da considerare positivamente la disponibilità di privati a investire in nuovi complessi residenziali in aree già urbanizzate, come la zona della Coop.
“Le due varianti più sostanziose insistono su un’area densamente edificata, non stiamo costruendo una cattedrale nel deserto - ha spiegato - il Comune non ha mai ostacolato la ristrutturazione o la riqualificazione edilizia, ma queste varianti ci raccontano che molte famiglie cercano abitazioni con metrature più ampie rispetto ai piccoli appartamenti del centro. E’ un’esigenza legittima, che va accolta e gestita”.
Di parere opposto a quello di Zanellato la consigliere della Lega Emanuela Beltrame, secondo la quale “basta entrare in qualsiasi agenzia immobiliare per rendersi conto che mancano abitazioni in affitto. Adria non può rimanere ingessata, deve crescere e consentire nuovi investimenti”. Durante la seduta, l’architetto Bertin ha spiegato che ogni richiesta è stata sottoposta a un accurato esame tecnico, con verifica della documentazione e della conformità al piano di assetto del territorio. “La variante - ha precisato - si pone in continuità con la pianificazione generale e accoglie solo le istanze ritenute valide sotto il profilo tecnico”.
In chiusura, il vicesindaco Federico Simoni ha ribadito l’orientamento della giunta: “Noi siamo per una politica del sì. Lo sviluppo del territorio passa attraverso la capacità di favorire le esigenze mutate di cittadini e imprese. Ogni richiesta è un segnale positivo, perché significa che c’è chi vuole investire e costruire qui. Questo tiene viva la città e contribuisce alla qualità della vita”.
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