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estrazioni in Alto Adriatico

“Risorge” il progetto trivellazioni

Riabilitato il piano di Apennine Energy: coinvolti 150 chilometri quadrati in 7 Comuni polesani

In Polesine torna l’incubo trivelle

Foto di repertorio

Riabilitato il piano di Apennine Energy: coinvolti 150 chilometri quadrati in 7 Comuni polesani

Il Tar sblocca la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo, e il ministero dispone il ripristino dell’iter istruttorio per “La risorta”, il piano della società Apennine Energy per andare a caccia di metano in un’area di 296 chilometri quadrati a cavallo tra Polesine e Ferrarese: Adria, Gavello, Villanova Marchesana, Papozze, Taglio di Po, Corbola a Ariano i territori interessati sulla nostra sponda del Po, per un totale di 150 chilometri quadrati, a cui si sommano quelli di Berra, Mesola, Jolanda di Savoia e Codigoro dall’altra parte del Grande fiume.

La storia inizia nel lontano 2005. Risale ad allora il primo interesse, all’epoca targato Northsun Italia Spa, società figlia dell’australiana Po Valley Energy, per il progetto “La risorta”. Un’accelerazione si ebbe poi nel 2011, con la riperimetrazione dell’area di ricerca fino a comprendere i sette Comuni polesani ancor’oggi coinvolti. Nel 2013, ad Adria, proprio i tecnici della Northsun presentarono ufficialmente il progetto. L’attività di ricerca - si diceva allora - “potrebbe vedere impiegato uno staff di circa 25 persone specializzate con due automezzi, tipo camion da cantiere, che sosterranno in diverse zone del territorio per delle rilevazioni con strumentazioni tecnologicamente molto avanzate”. L’obiettivo era quello di capire se nel sottosuolo c’è abbastanza metano da rendere conveniente l’operazione: soltanto dopo sarebbe iniziato l’iter per ottenere le eventuali autorizzazioni all’estrazione.

Forti le reazioni della politica locale, con molti Comuni che si misero di traverso chiedendo il blocco dell’istanza ventilando il rischio subsidenza. Poi, la moratoria del 2019 e la successiva approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee della primavera 2022, bloccarono tutto. Ma nella primavera scorsa, il Tar del Lazio ha annullato proprio quel Piano, riaprendo la partita della ricerca degli idrocarburi, tanto in mare quanto in terraferma. Di conseguenza, dopo l’estate, il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica non ha potuto fare altro che dare atto che il provvedimento di rigetto della richiesta del marzo 2022 era da ritenersi inefficace e riprendere il filo dell’iter autorizzativo: il 19 settembre è stato disposto il ripristino dell’istruttoria relativo al permesso di ricerca “La risorta” e lo stesso destino è toccato a oltre 30 licenze che erano state congelate in modo analogo, di cui sette relative ad aree marine. Il tutto è stato pubblicato sul “Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse” datato 30 settembre scorso.

E la partita ora si riapre. Anche perché nel gennaio 2023, nell’ambito del cosiddetto “Dl Aiuti” legato alla crisi energetica, l’attuale governo ha aperto alla possibilità di ricerca e successiva coltivazione di idrocarburi nella fascia compresa tra le 9 e le 12 miglia dalla costa, al di sotto della linea del 45esimo parallelo, precedentemente tutelata.

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